CAST & CREDITS

cast:
Sara Serraiocco, Ivan Franek, Giorgio Colangeli, Piera Degli Esposti, Pina Bellano, Andrea Vergoni, Chiara Romano, Anatol Stassi

regia:
Lamberto Sanfelice

distribuzione:
Good Films

durata:
94'

produzione:
Asmara Films

sceneggiatura:
Lamberto Sanfelice, Elisa Amoruso

fotografia:
Michele Paradisi

scenografie:
Daniele Fabretti

montaggio:
Andrea Maguolo

costumi:
Francesca Di Giuliano

Cloro | Recensione | Ondacinema

Cloro

di Lamberto Sanfelice

drammatico, Italia (2015)

di Stefano Santoli

Voto: 7.5

"Cloro", diretto da Lamberto Sanfelice e interpretato da Sara Serraiocco - rivelatasi in "Salvo" - è uno degli esordi italiani più promettenti degli ultimi tempi.
La diciassettenne Jenny, per la quale il nuoto sincronizzato è la vita, è costretta a trasferirsi in una sperduta località di montagna insieme al fratellino e al padre, disoccupato e vittima della depressione. E' la storia di uno sradicamento che è insieme un coming-of-age, in cui la protagonista si trova a fare i conti con le scelte imposte dal contrasto fra le circostanze della vita e i suoi sogni. Di fronte all'assopimento della figura paterna, in assenza della madre, e con uno zio che la sostiene ben poco, il presente e il futuro di Jenny sono segnati soprattutto dalla presenza del fratellino. Il suo percorso - che il film lascia aperto, dischiuso sull'orizzonte del mare, oltre i bordi della piscina sempre più angusti - vede quasi sbocciare in lei un istinto materno.

Accompagnandosi a quello fra sogno e destino, il dualismo acqua/montagna percorre tutto il film. Il padre in montagna non ci si ritrova, si sente in esilio: nella sua depressione pronuncia le parole "riportatemi al mare...". Un sottile filo d'intesa con Jenny. La montagna cui è costretta di certo non le si addice. Ma diversamente dal padre dovrà reagire: e la sua dimensione acquatica potrebbe realizzarsi non necessariamente nel cloro di una piscina. Jenny continua ad allenarsi, segretamente, nella piscina dell'albergo in cui ha trovato lavoro come cameriera, e fa lunghe corse in montagna; si esercita all'aria aperta, sulla neve, cercando di ripetere lì i movimenti del sincro, in esercizi che, a un certo punto, sembra aver difficoltà a ricordare, come se qualcosa si stesse inceppando.

Il suo è un percorso di ri-adattamento. "Cloro" non narra di un sogno impedito: è un racconto di formazione che origina dagli ostacoli che una ragazza incontra sul proprio percorso. C'è fiducia, non disperazione. Significativamente, nella seconda parte del film, una spensierata escursione sulla neve con il fratello inizia con un'ascesa: un'inquadratura ferma in cui vediamo i due fratelli percorrere lo schermo da sinistra a destra (verso il futuro) trasportati dal nastro di risalita per sciatori, sullo sfondo di un cielo azzurro e nell'abbagliante riverbero del sole sulla neve.

Sin dalle primissime scene è evidente la vocazione di Sanfelice a un cinema che parla anzitutto per immagini. Il regista si rivela autore in grado di suggerire più che indicare, descrivere prima di raccontare. Appartiene a un modo di far cinema, affermatosi negli ultimi decenni e sempre più diffuso a tutte le latitudini, in cui è prediletto l'uso della camera a mano, in una messa in scena ruvida e aderente al reale, quasi documentaristica.

La vicenda di Jenny e del fratellino, sulla carta, anche per l'ambientazione montana, potrebbe sembrare variazione su un tema affrontato di recente da Ursula Meier in "Sister": come per la Meier, anche in "Cloro" è percepibile il modello dei Dardenne, che indubbiamente dagli anni novanta a oggi hanno fatto scuola. Ma Sanfelice sa distinguersi dagli apparenti modelli di riferimento, anche nazionali (in Italia c'è uno stuolo di autori, spesso provenienti dal documentario, che fanno un cinema fenomenico, aderente alla realtà materica): e lo fa soprattutto con alcuni significativi scarti stilistici in scene che, proprio per contrasto, si imprimono vividamente nello spettatore. Si tratta, ad esempio, di una "danza" di nuoto sincronizzato inquadrata alla rovescia; oppure di una corsa in cui Jenny quasi scappa dal destino, e in montaggio alternato è vista nuotare in piscina. Alcune di queste sequenze sono accompagnate da musica extradiegetica, a sottolinearne le suggestioni e creare coinvolgimento emotivo. Proprio i Dardenne, del resto, a partire da "Il ragazzo con la bicicletta", hanno cominciato a fare uso della musica con un'analoga funzione di contrappunto.

Il regista rivela, inoltre, insieme a questa duttile padronanza del mezzo, un'ottima capacità di direzione degli attori. Tutti gli interpreti sono estremamente in parte, a partire ovviamente dalla Serraiocco: il custode dell'albergo in cui lavora, interpretato dal bravo Ivan Franek; Giorgio Colangeli e Piera degli Esposti, nei loro ruoli secondari; fino alla cameriera interpretata da Pina Bellano, figura che con poche battute fornisce a Jenny un piccolo punto di riferimento maturo.

Sara Serraiocco regge il film anche solo con l'intensità silenziosa dei suoi sguardi: "Cloro" vive di quei momenti estatici di sospensione, che letteralmente assorbono le vibrazioni interiori della protagonista. Rapimenti dello sguardo le cui radici sono in un cinema, di impronta squisitamente contemplativa, nel quale l'occhio di Sanfelice si muove acuto e disinvolto.

 

Per saperne di più: intervista al regista.