CAST & CREDITS

cast:
Brad Pitt, Ray Liotta, James Gandolfini, Richard Jenkins, Vincent Curatola, Scott McNairy, Ben Mendelsohn, Trevor Long, Max Casella, Sam Shepard, Sleine

regia:
Andrew Dominik

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
97'

produzione:
Plan B Entertainment

sceneggiatura:
Andrew Dominik

fotografia:
Greig Fraser

scenografie:
Patricia Norris

montaggio:
John Paul Horstmann, Brian A. Kates

costumi:
Patricia Norris

Cogan - Killing Them Softly | Recensione | Ondacinema

Cogan - Killing Them Softly

di Andrew Dominik

drammatico, thriller, Usa (2012)

di Paolo D'Alessandro

Voto: 7.5

Tratto dal bestseller di George V. Higgins "Cogan's Trade", "Cogan - Killing Them Softly" racconta le vicende professionali di Jackie Cogan (Brad Pitt), regolatore di conti al servizio di una criminalità in piena crisi dopo il colpo gobbo degli improbabili Frankie (Scott McNairy) e Russell (Ben Mendelsohn) ai danni dei boss di New Orleans. Proprio Cogan viene assoldato da un misterioso "uomo azienda" (Richard Jenkins), ambasciatore di una malavita anch'essa ormai corporativizzata, per scovare i due teppisti mandati dal rivale Johnny Amato (Vincent Curatola).

Stracciando lo stereotipo dell'assassino duro e solitario, Pitt plasma Cogan verso un'empatia casuale e vigliacca, rendendolo "tarantinianamente" difettoso. Gli è impossibile uccidere vis à vis, imbarazzato dalle suppliche delle sue vittime: uccide a distanza, "dolcemente", affetta monologhi e attitudini casuali, incarnando lo spirito di questa "sorta di" commedia cruda e pessimistica, punteggiata da richiami ironici alla politica (sullo sfondo le elezioni McCain versus Obama del 2008) e all'attualità. Già, perché la crisi costringe anche i sicari ad accettare di lavorare a tariffa ridotta, se sono in grado di farlo dopo essere diventati alcolisti e puttanieri come Mickey (un memorabile James Gandolfini), altro sintomo della fine di un'epoca.

Andrew Dominik, a cinque anni da "L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford", disegna una satira impietosa del potere americano, un riflesso aggiornato e distorto di ciò che Francis Ford Coppola aveva costruito con le prime due parti della saga del "Padrino" ormai quarant'anni fa. Se la lingua dei personaggi è praticamente quella di Tarantino, il film trova altrove la sua vis sarcastica, in particolare nella saldatura tra estetica decadente, gli anti-climax e le ellissi dell'intreccio, la grottesca visceralità delle sequenze di morte. Questa la quadratura che alimenta una pellicola appuntita e sinistramente deliziosa.

Nessun romanticismo, nessun podio da conquistarsi. Il sistema - qualsiasi sistema - è ostaggio di un manipolo di "colletti bianchi" di rara incompetenza e ancor più scarsa lungimiranza, ossessionati dalla buona creanza e dagli assassinii per salvare le apparenze. Senza queste, questi uomini si paleserebbero per quello che sono, gente stupida e violenta che si getta senza remore in una spirale entropica di violenza, insensatezza e confusione. Una spirale che però non attira solo le anime destinate al carcere.

Per saperne di più: Andrew Dominik, Brad Pitt - Speciale Cogan - Killing Them Softly