CAST & CREDITS

cast:
Emma Watson, Daniel Brühl, Michael Nyqvist, Richenda Carey, Vicky Krieps, Jeanne Werner, Julian Ovenden

regia:
Florian Gallenberger

distribuzione:
Good Films

durata:
110'

produzione:
Majestic Filmproduktion, Iris Productions, Fred Films, Rat Pack Filmproduktion

sceneggiatura:
Torsten Wenzel, Florian Gallenberger

fotografia:
Kolja Brandt

montaggio:
Hansjorg Weissbrich

Colonia | Recensione | Ondacinema

Colonia

di Florian Gallenberger

drammatico, Germania/Francia/Lussemburgo (2015)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 4.5

Cile, 1973. La giovane hostess tedesca Lena atterra a Santiago per trascorrere qualche giorno con il fidanzato Daniel, artista e militante marxista. Poco prima di ripartire, il famigerato colpo di stato militare del generale Pinochet stravolge le loro vite: i due giovani vengono braccati, arrestati, schedati, interrogati, e Daniel, a causa delle sue simpatie politiche, diventa un prigioniero politico.

Lena è combattuta: spaventata dal corso degli avvenimenti, vorrebbe imbarcarsi sul primo volo di linea e tornare in Germania con le sue colleghe, ma l'amore per Daniel la convince a rimanere in Cile e a investigare sulla sua scomparsa. Sulle tracce del compagno, Lena si ritrova a Colonia Dignidad, una sorta missione religiosa guidata dal misterioso santone Paul Schäfer.

Ispirandosi a eventi realmente accaduti, "Colonia" racconta una delle pagine più oscure e inquietanti legate al golpe cileno del 1973. Colonia Dignidad, infatti, è stata uno dei principali centri di detenzione e tortura usati dai servizi segreti durante il regime Pinochet. Si conta che nei diciassette anni di dittatura militare, siano stati centinaia i prigionieri trattenuti, interrogati, seviziati, uccisi e sepolti nei boschi intorno alla Comunità. Solo cinque, invece, sono quelli riusciti a scappare.

Nonostante le potenzialità di un materiale così ricco e tumultuoso, il regista Florian Gallenberger, anche autore della sceneggiatura insieme a Torsten Wenzel, sceglie di mettere al centro della narrazione la storia d'amore e di eroismo di due personaggi totalmente fittizi, alla ricerca del giusto equilibrio tra tensione e romanticismo. Un'intenzione che sembra farsi ancora più esplicita nella messinscena, laddove la luminosa morbidezza e i tempi dilatati della prima parte (l'idillio dei due giovani amanti) sono contrapposti al rigore asciutto e glaciale della seconda (le esperienze strazianti all'interno della Colonia).

Gallenberger sacrifica però ogni parvenza di attendibilità storica. La ricostruzione del golpe, tra degli ultimi giorni di governo (e di vita) di Allende e la presa del potere di Pinochet, appare a dir poco frettolosa e maldestra, priva di qualsiasi approfondimento e infarcita oltretutto di una serie di ingenue approssimazioni che lasciano perplesso anche lo spettatore meno preparato.

Il racconto procede poi accumulando buchi di scrittura, incongruenze, facilonerie grossolane e ardite ellissi temporali che rendono difficile appassionarsi al destino dei due amanti temerari. Non aiutano nemmeno le performance dei blasonati interpreti, alle prese con personaggi avvilentemente monodimensionali. Emma Watson, protagonista assoluta, ha la grazia candida e raffinata di una giovane Romy Schneider, ma recita ininterrottamente con un'espressione corrucciata che, dopo due ore di visione, sembra quasi una paresi. Sul versante maschile, il talentuoso Daniel Brühl, in un ruolo ridotto all'osso, fa sfoggio di qualche manierismo di troppo, mentre allo Schäfer di Michael Nyqvist, orco sadico, violento, misogino e pedofilo, manca completamente il carisma (perverso) del leader. Chi ne esce meglio è l'anziana Richenda Carey nei panni di Sorella Gisela, guardiana feroce e implacabile della Colonia: spettrale ancella del Male, vittima e carnefice allo stesso tempo, Carey dà vita a una sorta di Mrs. Denvers di hitchockiana memoria, ciecamente fedele al suo Padre-Marito-Padrone, capace di mettere i brividi solo con un sorriso tanto pacato quanto sinistro.

Quando esce di scena, "Colonia" perde ogni motivo di (pur minimo) interesse. Inoltre, più si avvicina alla roboante conclusione, più il film inanella tante e tali goffaggini ed esagerazioni (si pensi alla lunga fuga in aeroporto) da risultare inverosimile al limite del ridicolo e fastidiosamente enfatico. Verrebbe quasi da urlare all'americanata, se la vicenda narrata non fosse così drammaticamente vera.
Onore dunque a Florian Gallenberger per aver acceso un faro su una pagina di Storia spaventosa e straziante, che rischiava di scivolare nell'oblio. Ma forse le vittime e i reduci di Colonia Dignidad, cui il film è dedicato, avrebbero meritato un servizio migliore.