Recensioni

Come ti ammazzo il bodyguard

di Patrick Hughes

azione, comico, Usa/Cina/Bulgaria/Olanda (2017)

CAST & CREDITS

cast:
Ryan Reynolds, Samuel L. Jackson, Salma Hayek, Gary Oldman, Elodie Yung

regia:
Patrick Hughes

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
118'

produzione:
Summit Entertainment, Millennium Films, Cristal Pictures, East Light Films, CG Films

sceneggiatura:
Tom O'Connor

fotografia:
Jules O'Loughlin

scenografie:
Russell De Rozario

montaggio:
Jake Roberts

costumi:
Stephanie Collie

musiche:
Atli Örvarsson

Come ti ammazzo il bodyguard | Recensione | Ondacinema

Come ti ammazzo il bodyguard

di Patrick Hughes

azione, comico, Usa/Cina/Bulgaria/Olanda (2017)

di Matteo Pennacchia

Voto: 5.5

La strada dei buddy movies è lastricata di buone intenzioni: quelle che abbondano, realizzate a tratti e senza rimare con ambizioni, nel film di Patrick Hughes. Il regista australiano, esordiente con il notevole neo-western "Red Hill" dopodiché assoldato da Sylvester Stallone per il terzo capitolo dei Mercenari, si è trovato fra le mani un copione rimbalzato da scrivania a scrivania per anni, pensato per essere un thriller drammatico e poi riformulato in versione demenziale, o quasi. Pescando senza falsi pudori da qualsiasi duo action-noir-poliziesco degli ultimi tre decenni, in un filone in cui il nome Shane Black riluce da lassù seppure in discreta ed eterogenea compagnia, "Come ti ammazzo il bodyguard" prende la via duplice della commedia adrenalinica, nella più classica alternanza fra botte & sparatorie e situazioni comiche basate per lo più sugli scambi di battute taglienti fra i protagonisti. In questo caso Ryan Reynolds e Samuel L. Jackson, strana coppia in viaggio verso Amsterdam dove il secondo, killer mercenario, deve testimoniare in tribunale contro un sanguinario dittatore bielorusso. Reynolds, guardia del corpo depressa e pedante, deve scortarlo incolume. Obiettivo non semplice intralciato dagli sgherri del dittatore, dall'Interpol, dalla polizia e da un conto in sospeso fra hitman e bodyguard.

Semplice invece pareva l'obiettivo del film, dati i presupposti. Reynolds è fresco di "Deadpool" e ha trovato finalmente il proprio acme espressivo nella sana idiozia. Jackson fa sempre il suo lavoro e di solito lo fa bene. La dinamica della storia, vista e rivista ma chi se ne frega, forniva il pretesto a novanta minuti di disimpegno fracassone. Che non manca, a dirla tutta, ma il cui funzionamento per le (lunghe) due ore di visione è intermittente, inceppato da continui guasti all'ingranaggio principale. Se infatti i comprimari di lusso Salma Hayek e Gary Oldman, sovraccarichi e giustamente stereotipati, una caliente psicopatica e un viscido villain, si situano con successo ai due poli dell'anima del film (il demenziale e la tensione) e rendono un'esasperazione generale dei toni che giova al risultato, la coppia Reynolds-Jackson non si accende mai davvero, ingabbiata da dialoghi e circostanze non così esilaranti che probabilmente facevano affidamento su una sinergia che non è scattata. Eccetto un'esibizione canora in compagnia di un gruppetto di suore italiane e sporadiche freddure ben piazzate, le spacconate da bad boy di Jackson e i piagnistei logorroici di Reynolds centrano il bersaglio quando i due attori non sono insieme sulla scena, poche occasioni che sfiorano l'autoparodia e uno spensierato sfondamento metalinguistico in un prodotto che tende a una certa rigidità anche nei momenti meno seri. Una tirata contro l'abuso di motherfucker tipico di gran parte dei ruoli della carriera di Jackson rimane forse la punta più brillante della sceneggiatura; nulla da ridire però sui frangenti d'azione pura, in particolare gli inseguimenti in auto, canonici ma girati con fermezza, ultraviolenti come si conviene, con azzeccate sfumature slapstick. L'Interpol, fra corruzione e inefficienza, non ci fa una bella figura.

Girarci attorno non serve comunque a smentire che è l'affiatamento della coppia di turno a garantire la promozione ai buddy movies, da quelli con meno pretese ("Bad Boys", "Rush Hour") a quelli più personali ("In Bruges", "Hot Fuzz"). Allargando l'ottica, con l'avvento della spettacolarità da cinecomics, l'action classica e qualche battuta sarcastica sembrano non bastare, almeno a sceneggiatori, registi e produttori. Il cinema di genere si rivolge con sempre più frequenza e consapevolezza (e furberia) all'assurdo, al revival, all'eccesso estetico, al citazionismo, alla riflessione/referenza cinefila, tant'è che persino "Fast & Furious 8" si apre volentieri ad autoironici sprazzi di canzonatura delle regole dei film d'azione, e lo stesso Shane Black ha tentato qualche deviazione con "The Nice Guys", con esiti altalenanti. A "Come ti ammazzo il bodyguard" i complimenti per la trasparenza con cui vuole essere un prodotto di consumo - per non dire usa e getta - vecchia scuola e nulla più, e con cui esibisce i propri debiti senza ruffianeria. Tuttavia la gestione diligente delle sequenze frenetiche e roboanti non sana i difetti delle tempistiche (strutturali, e quindi comiche), il che stabilisce assonanze maggiori con opere incolori alla "Mr. & Mrs. Smith" piuttosto che con "Arma letale". Nella prevedibilità complessiva l'attesa ripagata di rado genera un che di disorganico e ritardatario per colpa del quale il film, pur non essendo disastroso tout court, resta inevitabilmente sullo sfondo, in un panorama dove sono nitidi altri titoli, coetanei o precedenti: non più intelligenti, solo meglio riusciti o ancora più chiassosi.