Come Harry divenne un albero | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Luca Baroncini
6.5/10
Dopo "La polveriera" il regista serbo Goran Paskaljevic sembra voler fare un'opera sull'ineluttabile presenza del male nella natura umana. Male che non scaturisce da vendette a torti subiti, o da tentativi di conquista e imposizione della propria egemonia, ma che diventa semplicemente parte integrante del DNA dell'uomo. Ecco quindi il protagonista Harry (un bravissimo Colm Meaney in vacanza da "Star Trek"), padre-padrone nell'Irlanda del 1924, che decide di odiare la persona piu' ricca e influente della piccola comunita' in cui vive. Questo perche', come spiega al figlio, "una persona si giudica dai nemici che ha". Ovviamente la situazione degenera in fretta, fino a un finale surreale e metaforico che vuole forse dare l'idea di un odio atavico con radici profonde, in grado di tramandarsi nel tempo. Ben diretto e interpretato, il film soffre della costante presenza di una teoria da dimostrare che prevarica motivazioni dei personaggi e soluzioni narrative. Spiazzante anche, nonostante l'universalita' degli intenti, l'ambientazione irlandese. Probabilmente se il regista fosse riuscito a girare il film in Serbia (non ha potuto a causa di problemi politici) il messaggio sarebbe arrivato in modo piu' diretto.


(in collaborazione con Gli Spietati)


10/04/2008

Cast e credits

cast:
Gail Fitzpatrick, Cillian Murphy, Adrian Dunbar, Colm Meaney


regia:
Goran Paskaljevic


titolo originale:
How Harry Became A Tree


distribuzione:
Istituto Luce


durata:
100'


produzione:
Cattleya, Paradox Pictures Lim., Film and General Productions Lim


sceneggiatura:
Goran Paskaljevic, Christine Gentet, Stephen Walsh


fotografia:
Milan Spasic


Trama
Irlanda, 1924. Distrutto per la scomparsa, a breve distanza, di un figlio e della moglie, l’agricoltore Harry decide di farsi un nemico. La scelta cade su George, ma anche l’altro figlio di Harry, Gus, e la sua giovane moglie saranno interessati dalla stramba “crociata”.