CAST & CREDITS

cast:
Jennifer Aniston, Jason Sudeikis, Emma Roberts, Will Poulter, Ed Helms, Nick Offerman, Kathryn Hahn, Molly C. Quinn, Tomer Sisley

regia:
Rawson Marshall Thurber

distribuzione:
Warner Bros.

durata:
110'

produzione:
Chris Bender, Vincent Newman, Happy Walters, Matt Weaver

sceneggiatura:
Ludwig Göransson, Theodore Shapiro

fotografia:
Barry Peterson

scenografie:
Chuck Potter

montaggio:
Michael L. Sale

costumi:
Shay Cunliffe

musiche:
Ludwig Göransson, Theodore Shapiro

Come ti spaccio la famiglia | Recensione | Ondacinema

Come ti spaccio la famiglia

di Rawson Marshall Thurber

commedia, Usa (2013)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 6.0
A distanza di quasi dieci anni dall'esuberanza di quel "Dodgeball" che con lo sfrenato avvicendarsi di gag vivaci e bambinesche raccolse gran favore del pubblico, diventando a suo modo un passaggio obbligato nell'ambito della comicità made in Usa di recente produzione, Rawson Marshall Thurber, dopo aver saggiato anche terreni più ardui con la poco convincente trasposizione del magnifico romanzo di Michael Chabon "I misteri di Pittsburgh", ha optato per un rientro al porto sicuro del cinema comico mainstream. Una scelta tutt'altro che sbagliata, visti gli esiti raggiunti con questo "We're The Millers" che, pur inserendosi appieno nel sempre più nutrito, sfibrato e monotono filone delle commedie americane "di pancia" ad alto tasso di grettezze e volgarità, riesce a far sintesi di gran parte dei topoi del genere, senza incorrere nelle seccanti diluizioni e nei latenti bigottismi di innumerevoli lavori affini.

Fulcro della pellicola sono le traversie di uno scarmigliato spacciatore di marijuana che, in seguito a un rovinoso furto, è costretto dal suo eccentrico boss (un Ed Helms collaudato e irresistibile) a effettuare il complicato trasporto di un grosso carico dal Messico. Per tentare di non incorrere negli inevitabili controlli sul confine messicano, il malcapitato escogita un piano originale: fingere un'allegra e innocente gita con famigliola al seguito. Nel giro di poche ore, ecco pronta una premurosa consorte (leggasi una spogliarellista sommersa dai debiti) e una amorevole coppia di figli (ovvero una querimoniosa e intrattabile teppistella e un diciottenne allocco e bonaccione). Con queste premesse si mette in moto un'inarrestabile sequela di incontri e circostanze improbabili, alle volte grottesche, spesso licenziose se non proprio grevi, che mettono a dura prova la riuscita della missione.

Se sulla carta presupposti, dinamiche e potenziali risvolti narrativi possono sembrare sempre gli stessi, quando entra in azione "Come ti spaccio la famiglia" offre più di quello che promette. La sceneggiatura, molto più precisa e attenta rispetto alla media, è disseminata di prevedibili ma gustose stilettate ai danni dell'American way of life familiare sempre ipocrita e politicamente corretto, di scambi di battute grezzi ma spesso brillanti, di alcune trovate demenziali fino in fondo che strizzano l'occhio a ben più illustri precedenti, come John Landis e Harold Ramis. Si tratta, insomma, di un'apprezzabile prova "tecnica" che rilancia tutti i cliché di una comicità compulsiva e corporale, lontana ma non troppo dalla cerebralità, con tempi, stacchi e performance calibrati in un congegno farsesco a orologeria.
Altro innegabile merito di Thurber è il saper servirsi al meglio di un esperto gruppo di interpreti, guidato da due leader in forma smagliante: l'autoironica Jennifer Aniston che, impegnata anche in un "salvifico" strip tease, torna a giocare col suo sex appeal e l'ottimo Jason Sudeikis, già volto noto del Saturday Night Live, alle prese con il suo personaggio ideale, in un ruolo che gli sembra cucito addosso.

Un po' road movie, un po' rom-com con ricorrenti deviazioni gross-out, "We're The Millers" non lascia sdilinquire lo spettatore per tutta la sua (non breve) durata e si mantiene fantasioso e coerente ai dettami di una comicità votata alla scorrettezza e all'ineleganza, portando diversi colpi a segno (cento punti alle lezioni di bacio di mamma Aniston allo pseudo-figlio). È vero, l'happy end romantico lascia prevedibilmente spazio ai buoni sentimenti, ma la promozione resta comunque meritata.