Le conseguenze dell'amore
di Paolo Sorrentino
drammatico, Italia (2004)
di
Marco Conte
Ogni occasione è buona per provare a discostarsi dalla realtà, dalla sua semi-dipendenza all'eroina alla voglia di "sconvolgere" i rapporti con gli altri.
Di Girolamo non è un povero di spirito, perché fa del suo pensiero e del suo rapporto interiore uno stile di vita, crede che la verità sia nei puntini di sospensione e non nei punti esclamativi, è convinto che "quando l'uomo si affiderà completamente alle macchine sarà la fine" (la donna per la quale riserbava attenzioni muore in un incidente stradale provocato proprio da un vigile-macchina).
La tecnica è davvero pregevole. In generale, sono fastidiosi i troppi forzati movimenti di camera - e qui di movimenti ce ne sono davvero tanti - ma la loro forte personalità li rende accettabili. La soggettiva delle inquadrature che si alterna tra "noi" e Di Girolamo è scelta azzeccatissima e marca ancor di più il dubbio, o meglio, la sicurezza che il messaggio e la vita del film non ristagni all'interno del film stesso, ma acquisti una terza dimensione, quella girata soggettivamente dallo spettatore.
Il difetto maggiore del lungometraggio è probabilmente quello di portare all'esasperazione un certo stile che alla fine non ripaga assolutamente la narratività. Ci sono molti primissimi piani che si discostano completamente dalla loro funzionalità e movimenti di camera troppo "artistici" nel complesso. Punti di vista come quello dalla telecamera nel corridoio dell'albergo che testimoniano una voluta non-semplicità, tante volte, anzi, quasi sempre, indispensabile.
Si nota anche uno sforzo nel rendere lo stile al servizio del soggetto, come nel caso delle inquadrature wellesiane dal basso verso l'alto ai tipi di Cosa Nostra, effettuate in modo da farli sembrar schiacciati dal soffitto.
Il montaggio nella scena che accompagna il nostro dal suo albergo alla banca è molto buono, come tutto il montaggio in generale, irrequieto e netto allo stesso modo della personalità del protagonista, che poi, in fondo, siamo tanti di noi.

cast: Adriano Giannini, Toni Servillo, Olivia Magnani, Angela Goodwin, Raffaele Pisu
regia: Paolo Sorrentino
distribuzione: Fandango
durata: 100'
sceneggiatura: Paolo Sorrentino
fotografia: Luca Bigazzi
