Recensioni

Cosa dirà la gente

di Iram Haq

drammatico, Norvegia/Germania/Svezia (2017)

CAST & CREDITS

cast:
Maria Mozhdah, Adil Hussain, Ekavali Khanna, Rohit Saraf, Ali Arfan, Sheeba Chaddha, Lalit Parimoo, Nokokure Dahl, Isak Lie Harr

regia:
Iram Haq

distribuzione:
Lucky Red

durata:
106'

produzione:
Mer Film

sceneggiatura:
Iram Haq

fotografia:
Nadim Carlsen

scenografie:
Vintee Bansal, Ann-Kristin Talleraas

montaggio:
Jesper Bækdal, Janus Billeskov Jansen, Anne Østerud

costumi:
Ida Toft

musiche:
Lorenz Dangel, Martin Pedersen

Cosa dirà la gente | Recensione | Ondacinema

Cosa dirà la gente

di Iram Haq

drammatico, Norvegia/Germania/Svezia (2017)

di Mirko Salvini

Voto: 7.5
Nel preparare la scheda per questo film ho indicato "Cosa dirà la gente" come film drammatico, ma se avessi scritto che ci troviamo di fronte a un horror probabilmente non mi sarei discostato a conti fatti dalla realtà. Intendiamoci, non ci troviamo di fronte a una pellicola "di paura", nel senso più classico, ma le vessazioni che subisce la giovane protagonista da parte dei familiari in questa coproduzione che ha visto coinvolta anche la Zentropa di Lars Von Trier, sono un concentrato di crudeltà e freddezza tali che lo spettatore può tranquillamente trovare insostenibili. Questo è l'effetto del nuovo lavoro di Iram Haq, il cui precedente titolo, "I Am Yours", nel 2013 era stato scelto per rappresentare la Norvegia agli Oscar. La regista continua la sua esplorazione della difficile convivenza fra cultura orientale e occidentale, concentrandosi soprattutto sull'universo femminile. Le peripezie al centro della storia stavolta sono quelle di Nisha (Mariah Mozdah) una sedicenne di origini pakistane che vive con la famiglia in Norvegia. La sua vicenda rappresenta apparentemente un'integrazione perfettamente riuscita. Lei va a scuola con profitto, ha molti amici, mentre i familiari gestiscono un minimarket, riuscendo anche a prendersi cura dei parenti che vivono in Pakistan.

Nisha è una ragazza che ama divertirsi coi suoi coetanei, magari uscire la sera, vestirsi all'occidentale, trovare un fidanzatino e pure provare a fumarsi qualche spinello. In poche parole, le cose che in genere i nostri adolescenti fanno, almeno un'alta percentuale di loro. Il problema è che per i genitori della giovane questi desideri sono assolutamente inconciliabili con la loro idea di educazione imposta dalla loro cultura d'origine. Inoltre, trattandosi di una ragazza, c'è sempre il timore che certi comportamenti possano contrariare la comunità dei connazionali e che tutta la famiglia (Nisha ha anche un fratello maggiore e una sorellina più piccola) possa in qualche modo essere esclusa dalla vita sociale della comunità pakistana. La protagonista non è una sprovveduta e quindi cerca di farsi le sue esperienze di nascosto, senza urtare la sensibilità dei familiari ma, per sua sfortuna, proprio la sera che si porta in camera il rosso boy friend, vuoi che uno smart phone galeotto non si metta a squillare svegliando praticamente tutta la casa? Per Nisha è letteralmente l'inizio di un incubo. Il padre tira fuori il suo lato peggiore rivelandosi manesco e violento, mentre la madre non perde occasione per accusare la figlia di essere una poco di buono e la vergogna di tutti loro. Neanche l'intervento dei servizi sociali riesce a porre rimedio a questa situazione che i genitori di Nisha intendono risolvere a modo loro: troppo intrisi dei rigidi precetti morali imposti dalla loro cultura d'origine, resistono a qualsiasi contaminazione con quella locale e non sembrano capire le esigenze di una giovane che non sta facendo niente di male (o comunque non cose particolarmente gravi), tranne seguire l'esempio dei suoi coetanei norvegesi. Nello scrivere questa sceneggiatura, Iram Haq si è ispirata alla sua vicenda personale e ci rende facile solidarizzare con chi come lei, nonostante l'artificio della fiction, ha dovuto subire questo genere di offese e umiliazioni. Insulti, schiaffi e sputi; sembra proprio che a Nisha non debba essere risparmiato niente: nella parte centrale del film subisce anche un vero e proprio rapimento che la porta a passare diversi mesi dagli zii paterni in Pakistan, nella speranza dei genitori di rimediare all'onta subita. La ragazza, fiaccata e mortificata (la polemica regista non manca di insinuare che i metodi educativi della sua terra d'origine consistano sostanzialmente nell'azzerare l'autostima dei giovani per renderli docili e ubbidienti), sfodera comunque una notevole resilienza e infatti, pur soffrendo per la mancanza degli amici di sempre e finanche di questi genitori così spietati (la regista è molto abile nell'utilizzare il fortissimo legame fra padre e figlia come il vero tallone d'Achille della protagonista, disposta a tutto pur di ottenere il sospirato perdono), comincia a frequentare una scuola locale con profitto e a legarsi ai suoi cugini, nonostante le apparenti differenze (in una sequenza molto acuta si nota come la giovane cresciuta nella moderna Scandinavia subisca poco il fascino di alcune pop star americane popolarissime fra le nuove generazioni pakistane). Ancora una volta però l'amore giocherà un brutto tiro alla ragazza: alla ricerca di un po' di intimità, Nisha e il cugino usciranno nottetempo, ma stavolta non saranno sorpresi da parenti scandalizzati bensì da una ancor più temibile pattuglia di poliziotti corrotti che evidentemente sanno bene come approfittarsi di una società così profondamente moralista (il film indiano "Tra la terra e il cielo" di Neeraj Ghaywan aveva raccontato come questo malcostume sia una piaga anche del subcontinente). Per Nisha è un secondo scandalo, ma significa anche il ritorno a casa. Non sarà accolta nella maniera migliore, perciò dovrà fare ricorso a tutta la forza rimasta per spezzare il cordone con quel padre amatissimo ormai diventato troppo freddo (anche se l'autrice suggerisce che il genitore sia comunque una figura combattuta) e sottrarsi così alla nuova trappola, il matrimonio riparatore organizzato con la famiglia di un giovane medico pachistano in Canada che comporterebbe un nuovo esilio. La fuga notturna finale sarà forse quella risolutiva.

Cinema di denuncia onesto che non si presenta forse come un'opera capitale ma che decisamente sembra conoscere l'ambiente che descrive. L'atteggiamento critico della regista e il suo sguardo acuto non mancano di far notare come il razzismo sia decisamente uno degli ostacoli fondamentali all'integrazione tra culture diverse nonostante anni di convivenza. Probabilmente il pubblico più che dal problema dell'impermeabilità culturale sarà toccato dal destino di Nisha e la scelta dell'esordiente Mariah Mozdah si è rivelata l'asso nella manica di tutta l'operazione. Esile, partecipe, credibilissima, la giovane attrice, quasi sempre in scena, si conquista la nostra solidarietà e la simpatia senza grandi difficoltà, rendendo la visione del film un'esperienza decisamente più forte.