CAST & CREDITS

cast:
Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Tommy Lee Jones, Dianna Agron

regia:
Luc Besson

distribuzione:
Eagle Pitcures

durata:
111'

produzione:
EuropaCorp, Relativity Media

sceneggiatura:
Luc Besson, Michael Caleo

fotografia:
Thierry Arbogast

scenografie:
Hugues Tissandier

montaggio:
Julien Rey

costumi:
Aude Bronson-Howard, Olivier Bériot

musiche:
Evgueni Galperine, Sacha Galperine

Cose nostre - Malavita | Recensione | Ondacinema

Cose nostre - Malavita

di Luc Besson

commedia, thriller, Usa/Francia (2013)

di Antonio Pettierre

Voto: 6.0

Fred Blake/Giovanni Manzoni (Robert De Niro) e l'agente del FBI Stansfield (Tommy Lee Jones) sono invitati a un piccolo cineforum in un villaggio della Normandia per la visione di un film e poi al dibattito dopo la proiezione. Il film che sarà proiettato è "Quei bravi ragazzi" di Martin Scorsese, famoso gangster movie che narra le vicende di piccoli mafiosi italoamericani.

Questa è la citazione più dichiarata della nuova pellicola del regista francese Luc Besson: l'intera famiglia Manzoni (padre, madre e due figli) sono sotto protezione, nascosti in Francia, dopo aver testimoniato per mandare in galera tutti i "bravi ragazzi" di una famiglia ben più allargata. Sembra proprio che la storia di Besson inizi dove finisce quella di Scorsese. E la liaison diventa metacinema, sapendo che il grande Martin è il produttore esecutivo di "Cose nostre - Malavita".

"Cose Nostre - Malavita" diventa un omaggio a tutto il cinema sulla Mafia, con protagonista questa famiglia ricca di tutti i cliché ormai divenuti parte dell'immaginario collettivo degli ultimi anni, dai bei film di Scorsese  alla serie più famosa del piccolo schermo come "I Soprano". La sceneggiatura, scritta dallo stesso Besson, tratta dal romanzo "Malavita" dello scrittore francese Tonino Benacquista, ha un tono ironico, da black comedy, dove le situazioni divertenti e comiche si intrecciano con la violenza tipica del gangster movie. Il confronto tra cultura americana e francese (giocato sul confronto culinario), il rapporto di amore-odio tra Blake e l'agente Stansfield, l'ambientazione scolastica dove si muovono i due figli, sono conditi da battute e scene con un dialogo intriso di battute fulminanti che strappano più di un sorriso divertito allo Spettatore (e forse anche a Scorsese). Il tutto innestato su una struttura narrativa che, come dicevamo, diventa quasi un clone dei film del maestro americano. Persino la voce off di Blake che racconta la sua vita, mentre sta scrivendo un romanzo autobiografico, riprende pari pari quella di Asso Rothstein di "Casinò". E le citazioni filmiche e profilmiche non finiscono qui: gli attori a cominciare da De Niro, sono stati i protagonisti anche di altri film sulla Mafia italoamericana e sono interpretati da attori chiaramente di origini italoamericane; anche la bravissima e sempre bella Michelle Pfeiffer sembra che faccia il verso ad Angela de Marco di "Una vedova allegra... ma non troppo" di Demme; gli scatti di violenza improvvisi di tutti i componenti della famiglia Blake/Manzoni sembrano più scorsesiani che bessoniani; e il non plus ultra lo abbiamo quando scende dal treno una squadra di killer, i cui componenti sono ripresi uno a uno, in un ralenti ironico, sulle note di "Clint Eastwood" dei Gorillaz, in una mise en abyme  cinematografica, che tracima la semplice messa in scena.

Luc Besson è un regista a cui piace l'eccesso e l'iperbole narrativa, i personaggi-maschere, tratteggiati da aspetti psicologici essenziali, una visibilità della macchina da presa, un gusto per la bella messa in serie di una sequenza, l'utilizzo di flash back e di ralenti come esplicazione e potenziamento del narrato, con un gusto per lo spettacolo che a volte scade nella facile emotività. Questi aspetti del suo cinema, che ha avuto negli anni 80 e 90 esempi originali (come "Leon", "Il quinto elemento" e il primo tempo di "Nikita"), non sono mai più stati raggiunti successivamente. Si è lasciato infatti prendere la mano dal lato superficiale della spettacolarità fine a se stessa fino a raggiungere il peggio proprio nei film dove è stato solo produttore e sceneggiatore.

Anche il gusto citazionistico è sempre presente nelle sue pellicole e questo a volte è un pregio, ma più spesso si trasforma in difetto. Besson non è Tarantino, non riesce a rielaborare e creare qualcosa di nuovo partendo da materiale culturale conosciuto (basso e alto) come invece fa sempre il geniale Quentin, ma si limita a replicare, rimontare stili e stilemi in un patchwork spettacolare.

Ecco, questo tipo di film ha proprio nei pregi i suoi stessi limiti. Il continuo rimando ad altro rende "Cose nostre - Malavita" una piacevole storia da vedere sul grande schermo, ma pur sempre un semplice divertissement.