CAST & CREDITS

cast:
Byeong-ok Kim, Su-jeong Lim, Dal-su Oh

regia:
Chan-wook Park

durata:
105'

produzione:
Moho Film

sceneggiatura:
Jeong Seo-Gyeong, Park Chan-wook

fotografia:
Jeong Jeong-hun

I'm a Cyborg But That's Ok | Recensione | Ondacinema

I'm a Cyborg But That's Ok

di Chan-wook Park

drammatico, Corea del Sud (2006)

di Anna Maria Pelella

Voto: 8.0
Cha Young-goon lavora in una fabbrica e un giorno, mentre segue le indicazioni di un nastro registrato sulle procedure della catena di montaggio, si conficca i cavi elettrici nel polso, convinta in questo modo di ricaricarsi. Nulla di strano dal momento che lei è un cyborg, notizia appresa di prima mano dalla sua stessa nonna, che mentre l'ambulanza dell'ospedale psichiatrico la portava via, le ha lanciato un messaggio nel quale le rivelava lo scopo della sua vita. In ospedale incontra un sacco di personaggi assai particolari, tra cui Park ll-sun, un giovane elettrotecnico affetto da una strana forma di sociopatia e la cui madre è fuggita portandosi dietro tutti gli spazzolini elettrici di casa...

Ok, ci siete ancora? Se siete arrivati fin qua vuol dire che il plot originalissimo della prima commedia di Chan-Wook Park vi ha intrigato. Ed è proprio questo che succede a chi si accinge a vedere questo delizioso film, si rimane intrigati fin dal primo fotogramma e l'incanto continua tra alti e bassi fino alla fine delle quasi due ore di film. Il manicomio è un posto assai lontano da qualsiasi idea si potesse avere su un posto del genere, e popolato tra l'altro da pazienti niente affatto narcotizzati e in libera espressione creativa, il sogno di Freud, insomma. Young-goon è una dolce fanciulla che nel preservare il ricordo della nonna, convinta di essere un topo, fa un po' di confusione e si convince di essere un cyborg. Fatto, questo, che pone subito il problema del cibo, "che succede se mangio?" si dice la spaesata neo-cyborg, una volta convintasi che per ricaricarsi le occorrono le pile e non il riso, la faccenda assume connotati surreali. Nel frattempo tutto il manicomio reagisce, come spesso succede ai sistemi osmotici, alla nuova arrivata che viene adottata da una grassona che le mangia tutto il cibo, per evitarle il fastidio della nutrizione forzata. Ll-sun, giovane assai creativo, con problemi di mamma, si affeziona a lei e dapprima le ruba la compassione, su sua esplicita richiesta e poi le salva la vita, costruendole un riso-convertitore. Scena questa assai commovente, con tanto di contorno di abitanti dell'ospedale che provano a mangiare insieme a lei, e applaudono al riuscito esperimento del giovane.

Gli attori sono molto nella parte, praticamente tutti, con una menzione speciale per i due protagonisti che brillano di ingenuità e follia creativa. La regia, come ultimamente in Park, è pulitissima e molto accurata, a dimostrazione che l'esperimento di raffinatezza di "Lady Vendetta" non è stato un caso.

Consigliatissimo a tutti quelli che hanno desiderio di esplorare la mente umana senza pregiudizi sulla follia.