CAST & CREDITS

cast:
Tawfeek Barhom,, Ali Suliman, Yaël Abecassis

regia:
Eran Riklis

distribuzione:
The Match Factory

durata:
105'

produzione:
United Channels Movies, MACT Production

fotografia:
Michael Wiesweg

montaggio:
Richard Marizy

costumi:
Hamada Atallah

musiche:
Jonathan Riklis

Dancing Arabs | Recensione | Ondacinema

Dancing Arabs

di Eran Riklis

drammatico, Israele (2014)

di Carlo Cerofolini

Voto: 6.5

Dopo le accelerazioni di Luc Besson, le proiezioni della Piazza grande ritornano alle amosfere che le sono piu' consone, regalandoci il nuovo film di un regista, Eran Riklis, arrivato nel salotto buono della cinematografia mondiale in poco tempo, e grazie a titoli come "La sposa siriana" e "L'albero dei limoni" che possono servire come introduzione per questo "Dancing Arabs". Preceduto da polemiche che ne hanno impedito l'anteprima al festival di Gerusalemme, il film, tratto da due romanzi semi autobiografici del giornalista scrittore Sayed Kashua, racconta le vicissitudini di Eyad, giovane arabo che riesce a entrare in un prestigioso college israeliano, dove fa amicizia con Naomi, compagna di classe di cui si innamorerà, e con Jonathan, affetto da distrofia muscolare e costretto a vivere segregato nella propria abitazione. Alle prese con il fanatismi di un ambiente che non smette di ricordargli le proprie origini, Eyad dovrà affrontare le conseguenze di un integrazione ostacolata da tensioni che l'inizio della prima Intifada, periodo storico che fa da sfondo alla prima parte del film, contribuiscono ad alimentare.

Seguendo le orme di un documentario come "I guardiani di Israele" che abbiamo da poco commentato su queste pagine, Riklis affronta il conflitto israelo palestinese dalla parte di chi pensa che il dialogo sia l'unica speranza per evitare la tragedia di un conflitto che non trova soluzioni. E questa volta lo fa dal punto di vista delle nuove generazioni, quelle da cui dipenderanno le sorti dello stato d'Israele. Una novità che Eraklis tratta con la consueta delicatezza e con una sottigliezza psicologica che in questo caso si trova a dover affrontare le consuenze di molteplici aspettative. Non solo quelle di un pubblico sempre piu' numeroso, che lo eletto a portavoce dello schieramento progressista del suo paese, ma anche di un opinione pubblica a cui piace riconoscersi in storie edificanti. Sono forse queste le ragioni di un film che rispetto a quello precedenti appare rischiosamente incline a colorarsi di melodramma, con una serie continua di situazioni, soprattutto quelle che riguardano la storia d'amore tra Eyad e Naomi, osteggiata dai genitori di lei, come pure l'evoluzione della malattia di Jonathan, volte a enfatizzare un'empatia di cui il film non avrebbe bisogno, talmente alta è la carica di pathos presente nella dimensione, storica e sociale, in cui l'opera di Riklis si inserisce. Ne risulta un film dalla spontaneità ridotta, anche per l'utilizzo di volti talmente belli e perfetti da alimentare la sensazioni di una messinscena in cui gli aspetti della finzione prevalgono su quelli della verosimiglianza. Nonostante questo, secondo chi scrive "Dancing Arabs" non faticherà a conquistare il plauso degli spettatori.