CAST & CREDITS

cast:
Uma Thurman, Evan Rachel Wood, Eva Amurri, Brett Cullen, Oscar Isaacs

regia:
Vadim Perelman

distribuzione:
Mediafilm

durata:
90'

produzione:
2929 Productions

sceneggiatura:
Emil Stern

fotografia:
Pawel Edelman

scenografie:
Maia Javan

montaggio:
David Baxter

costumi:
Hala Bahmet

musiche:
James Horner

Davanti agli occhi | Recensione | Ondacinema

Davanti agli occhi

di Vadim Perelman

drammatico, Usa (2008)

di Luca Pacilio

Voto: 7.0
Ne "La casa di sabbia e nebbia" Perelman proponeva una struttura binaria molto interessante: sviluppando parallelamente la vicenda interpretata da Kingsley e quella interpretata dalla Connelly, al dunque poneva lo spettatore in una posizione incerta, poiché il meccanismo dell'immedesimazione (con l'uno, con l'altra) funzionava fino a quando le due vicende non venivano a collidere scopertamente: a quel punto, per il pubblico, la Scelta (anche il distacco totale lo è) diventava necessaria e sofferta, tanto da poter ritenere la tragedia finale (il suicidio del primo, il senso di colpa della seconda) un buon compromesso di equanime sofferenza. La Scelta, lo sottolineo. In "Davanti agli occhi" si ripropone una struttura bipartita che alterna le vicende della giovane protagonista a quelle della stessa in età adulta, salvo scoprire che le conclusioni che lo spettatore trae su tale scorrere parallelo (e dunque sulla devastazione causata dal senso di colpa, sul diventare il genitore che si è avuto, sul rinnegare se stessi e il proprio modo di affrontare l'esistenza) erano facili e ovvie perché frutto della mente - acerba, irruente, ingenua - e di un'omogenea riflessione sulla vita della giovane Diana, affermando come pura apparenza il dualismo generazionale (Uma Thurman - la cui prima immagine, significativamente, emerge da uno specchio disappannato - non è Diana oramai adulta, ma è Diana come si vede da adulta).

Spiazzare lo spettatore, non farlo spaparanzare sulla comoda poltrona della commozione unilaterale (problematizzando quest'ultima, relativizzandola, riconsiderandola) sembra essere il pallino del regista; in questo senso la Scelta (ancora) di fronte alla quale l'omicida mette la protagonista (che è anche Scelta tra due modi di concepire la vita), costituisce dilemma etico centrale di questo film che coinvolge, su piani diversi, protagonista e pubblico: dilemma che, per buona parte della pellicola lo spettatore crede risolto in una certa direzione, salvo vederla smentita nel finale; a quel punto chi guarda si trova obbligato a rivedere le sue convinzioni, a riposizionare la sua commozione o, ancora meglio, a rinunciarvi del tutto, vinto dal meccanismo razionale che ha ucciso l'istinto alla lacrima facile, alla meccanica immedesimazione.
La cosa rimarchevole del disegno ricombinatorio di Perelman è che questo venga perseguito con l'onestà propria del genere praticato e delle sue regole: perché "Davanti agli occhi" non è un melodramma che si traveste da qualcos'altro, ma un melodramma che rifiuta la monodimensionalità di una banale lettura automatica per proporsi come narrazione lacrimevole a chiave. Perelman da questo punto di vista conferma la cura con la quale struttura le sue opere: pochi elementi, pochi personaggi, ma molto approfonditi, lunghe scene, particolare attenzione al dettaglio, una visione dello spazio sempre meditata e congrua al rappresentato, tempi dilatati, ribadimenti ed echi interni. Il cuore del presente lavoro è e rimane nella sua fattura e in quello che racconta: il colpo di scena finale, che cambia le carte in tavola, aggiunge ulteriori chiaroscuri, fa saltare i paletti, ma non muta il nocciolo di un film che mantiene il suo rigore anche se il passato si scopre presente, il futuro una pura ipotesi espiativa (la ragazza senza paure sarebbe diventata paranoica? La libertà di spirito sarebbe stata soffocata? Il mito della tranquillità avrebbe annichilito l'istinto all'avventura?) e in cui il senso di colpa per una morte assume coloriture diverse (l'aborto - questa bambina che gioca a nascondino, che scompare di continuo... - è il vero punctum dolens, non la perdita - mai verificatasi - dell'amica).

Non sorprende che il film, di ideazione raffinata e tutt'altro che peregrina, non sia piaciuto, operando temerariamente, come fa, all'interno di strutture note senza contraddirle, ma semplicemente esasperandone le caratteristiche (enfasi, didascalia, sentimentalismo) e, allargato lo spettro di possibili reazioni, scompaginando le rassicuranti certezze di chi guarda.
Doppiaggio ai minimi storici.

(In collaborazione con Gli Spietati)