CAST & CREDITS

cast:
Colin Farell, Noomi Rapace, Terrence Howard, Dominic Cooper, Isabelle Huppert, F. Murray Abraham, Armand Assante

regia:
Niels Arden Oplev

distribuzione:
Lucky Red

durata:
110'

produzione:
Neal H. Moritz

sceneggiatura:
J. H. Wyman

fotografia:
Paul Cameron

scenografie:
Niels Sejer

montaggio:
Timothy A. Good, Frédéric Thoraval

costumi:
Renee Ehrlich Kalfus

musiche:
Jacob Groth

Dead Man Down - Il sapore della vendetta | Recensione | Ondacinema

Dead Man Down - Il sapore della vendetta

di Niels Arden Oplev

thriller, Usa (2013)

di Mirko Salvini

Voto: 7.0

Il danese Niels Arden Oplev, tra i tanti registi scandinavi che si stanno affacciando sulla scena internazionale, non è probabilmente quello di punta ma visto che "Uomini che odiano le donne", il primo capitolo della trilogia del "Millennium", dai best seller di Stieg Larsson, è stato un successone ovunque, era normale che anche lui ricevesse delle proposte dall'America. e quindi eccolo oltreoceano a dirigere un thriller, prodotto dal Neal Moritz al quale dobbiamo i molti "The Fast & The Furious", con sequenze d'azione degne di "Taken" e incentrato sull'eterno tema della vendetta. In questa sua avventura ritrova Noomi Rapace, l'attrice che ha contribuito a lanciare grazie al ruolo di Liz Salander e che ora è una delle interpreti europee più richieste anche a Hollywood.

Se ai tempi di Liz eravamo abituati a vedere l'attrice ricoperta di piercing e tatuaggi, adesso invece la ritroviamo con il viso parzialmente offeso da alcune cicatrici. Infatti il suo personaggio, Beatrice, estetista europea che vive a New York, è rimasta coinvolta in un incidente stradale. Piuttosto depressa (e vessata da un gruppo di insopportabili ragazzini che meriterebbero pure loro una bella risciacquata), la donna vorrebbe solo rendere la pariglia all'uomo che le ha rovinato la vita guidando in stato di ubriachezza e che se le è cavata con poco.

Là, dove la giustizia ha fallito, Noomi/Beatrice pensa che riuscirà Colin Farrell nei panni di Victor, il taciturno giovanotto ungherese che vive nel palazzo di fronte. Come mai proprio lui? Beh, perché è un killer della malavita e si dà il caso che la ragazza sia a conoscenza di una certa cosa sul suo conto che è meglio non si sappia...oltre tutto Victor ha delle questioni in sospeso che vorrebbe risolvere quanto prima. Ma il sapore della vendetta, si sa, può essere anche amaro. Comunque è meglio non dilungarsi più di tanto sulla trama, firmata da J.H. Wyman (famoso per "The Mexican" con Brad Pitt e Julia Roberts e la serie tv "Fringe") per non guastare troppo la visione. Basti sapere che a rendere complicato il plot contribuiscono la banda di cui Victor fa parte, che sta dietro al racket degli appartamenti, capitanata da Terrence Howard, i cui uomini cominciano ad essere fatti fuori uno dopo l'altro, e un gruppo di sicari albanesi, preoccupati dopo che il fratello del loro boss (James Bibiri) è misteriosamente scomparso.

Grazie alle musiche di Jacob Groth (anche lui reduce da "Millennium"), "Dead Man Down" mantiene un humus piacevolmente europeo, mentre il direttore della fotografia Paul Cameron (che in passato ha lavorato anche con Michael Mann) porta le luci delle produzioni Bruckhaimer; il risultato quindi è un film a metà strada fra la tradizione del vecchio e quella del nuovo continente. Anche se la critica ha decretato pollice verso, bisogna riconoscere che il "Dead Man Down" è piuttosto avvincente ed è girato meglio rispetto alle precedenti opere del regista, il quale ancora non può rivaleggiare con David Fincher (che di "Uomini" ha realizzato uno stiloso remake americano interpretato da Rooney Mara e Daniel Craig) ma almeno stavolta non verrà accusato di estetica paratelevisiva. Può inoltre vantare un nutrito cast, del quale fanno parte anche Dominic Cooper e veterani come Armand Assante, F. Murray Abraham e Isabelle Huppert (sfortunatamente sotto utilizzata nel ruolo abbastanza della mamma di Beatrice, che non le rende giustizia). I motivi delle accoglienze negative (che però, va detto, non stanno scoraggiando il pubblico) vanno cercati forse fra le troppe incongruenze della sceneggiatura che anche se ambisce a imitare classici neonoir come "I soliti sospetti", finisce per dare per scontate troppe cose, confidando eccessivamente sulla sospensione dell'incredulità da parte di chi guarda. Indubbiamente da questo punto di vista "Dead Man Down" poteva essere più curato ma è comunque ingiusto dare peso ai difetti, ignorandone sbrigativamente i pregi. Inoltre, come è stato notato, nell'epoca dei prequel e dei flashback, un film che non sente il bisogno di spiegarci e farci vedere tutto merita se non altro un po' di simpatia.

Comunque Farrell e la Rapace sono due protagonisti credibili e insieme formano una bella accoppiata. Si apprezzano soprattutto quando comunicano il dolore che i loro personaggi si portano dietro, dolore dal quale a poco a poco riescono a liberarsi, proprio quando, forse, cominciano ad accettarlo.