CAST & CREDITS

cast:
Luis Tosar, Javier Gutiérrez, Marco Sanz, Paula del Río, Goya Toledo, Elvira Mínguez

regia:
Dani de la Torre

distribuzione:
Satine Noir

durata:
102'

produzione:
Atresmedia Cine, La Ferme! Productions, Televisión de Galicia (TVG) S.A.

sceneggiatura:
Alberto Marini

fotografia:
Josu Inchaustegui

scenografie:
Juan Pedro De Gaspar

montaggio:
Jorge Coira

musiche:
Manuel Riveiro

Desconocido - Resa dei conti | Recensione | Ondacinema

Desconocido - Resa dei conti

di Dani de la Torre

drammatico, thriller, Spagna (2015)

di Claudio Fabretti

Voto: 7.0

Pochi paesi come la Spagna hanno saputo ridare vita negli ultimi anni al film di genere. Registi come Amenábar, Plaza, De la Iglesia e Balagueró, solo per citarne alcuni, sono riusciti a coniugare buona qualità con il box office, e non solo entro i confini nazionali. Ora si cimenta nell'impresa anche Dani de la Torre, promessa del cinema iberico al suo primo lungometraggio. Con l'aiuto di un "cervello in fuga" italiano, Alberto Marini, già sceneggiatore di "Bed Time" del succitato Balagueró.
Presentato in apertura alle Giornate degli autori di Venezia72, "Desconocido" ripercorre una strada già ampiamente battuta, quella del road movie che si trasforma in rollercoaster, della corsa contro il tempo di chi si trova intrappolato nella propria auto. Un filone saccheggiato con successo, a partire dal leggendario "Duel" di Spielberg, per proseguire con i vari "Speed" di de Bont e "Taxi" di Besson, ma anche il cult "Cani arrabbiati" di Bava e il recente "Locke" di Knight.
De la Torre, però, innesta quel meccanismo a orologeria nel tempo della crisi globale e della speculazione finanziaria, ispirandosi apertamente al caso delle "participaciones preferentes", il prodotto finanziario ad alto rischio venduto da alcune banche spagnole ai propri clienti, senza dar loro alcuna informazione. Ne scaturisce una guerra psicologica che parte da una storia di vendetta e sfocia in un percorso di consapevolezza e rivendicazione di umanità.

Il "cattivo banchiere" è Carlos (un superlativo Luis Tosar), che ha frodato i suoi clienti con investimenti fallimentari e vive con spregiudicata ambizione il proprio lavoro, trascurando gli affetti familiari. In un giorno come tanti, a causa di un imprevisto lavorativo, decide di accompagnare a scuola i figli, Sara e Marcos. Appena salito in auto, però, riceve una telefonata da un misterioso "sconosciuto" (il "desconocido" del titolo), che gli rivela che sotto i sedili c'è una bomba pronta a esplodere al suo comando e che, se i tre vorranno salvarsi, Carlos dovrà versare immediatamente un'ingente quantità di denaro su un conto bancario. Quella che doveva essere una tranquilla giornata di routine si trasforma così nel peggiore degli incubi. Un angosciante countdown che mozza il respiro per 102 minuti di adrenalinica claustrofobia, in cui lo spettatore resta inchiodato alla poltrona così come Carlos deve rimanere attaccato al suo sedile per non saltare in aria.

De la Torre inscena un action thriller sfrenato, virando in tonalità plumbee il cliché della Spagna solare (La Coruña e la Galizia, nella fattispecie) e scandendo il ritmo anche grazie alla musica potente di Manuel Riveiro. Un film in cui gli unici innocenti, alla fine, sono i più piccoli e indifesi: i due figli che inchioderanno Carlos alle sue responsabilità innescando il suo disperato tentativo di redenzione.
Dopo l'ottima prova di "Cella 211", Tosar si conferma forse il miglior interprete spagnolo della sua generazione, insieme a Javier Bardem (per questo ruolo è stato candidato alla settima nomination ai Premi Goya come migliore attore), ma brillano anche Javier Gutiérrez (Premio Goya come Miglior attore protagonista in "La isla minima"), nei panni del vendicativo antagonista, ed Elvira Mínguez, che dona un energico piglio femminista all'artificiera Belén.

Candidato a 8 nomination e vincitore dei Premi Goya come Miglior Montaggio e Miglior Sonoro, "Desconocido" ci costringe a salire in quella macchina nera e a fare i conti con le nostre colpe quotidiane. Se la sceneggiatura resta un po' troppo in superficie, evitando di scavare nelle dinamiche familiari e interpersonali, il meccanismo d'azione funziona a pieni giri, lasciando presagire anche un possibile remake in quel di Hollywood, magari con qualche star di turno e un po' di effetti speciali faraonici. Ma c'è quasi da sperare che non accada.