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Diamond 13

di Gilles Béat

polar, Francia (2009)

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CAST & CREDITS

cast:
Gérard Depardieu, Olivier Marchal, Asia Argento, Anne Coesens, Aïssa Mäiga, Catherine Marchal, Erick Deshors, Frederic Frenay, Jean-François Wolff, Aurelien Recoing

regia:
Gilles Béat

distribuzione:
Moviemax

durata:
98'

produzione:
MK2 Productions, Artémis, Samsa Film

sceneggiatura:
Gilles Béat, Hugues Pagan, Olivier Marchal

fotografia:
Bernard Malaisy

scenografie:
Frédéric Astich-Barre

montaggio:
Thierry Faber

costumi:
Nathalie Leborgne, Dominique Combelles

musiche:
Frédéric Vercheval

Diamond 13 | Recensione | Ondacinema

Diamond 13

di Gilles Béat

polar, Francia (2009)

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Voto: 7.5

Un vrai polar

Uscito nelle sale francesi nel gennaio 2009 e tratto dal romanzo "L'Etage des morts" di Hugues Pagan (pubblicato in Italia da Meridiano zero col titolo "Dead end Blues"), "Diamond 13" è un polar incondizionatamente leale alle regole del genere: flic pesti e malconci, atmosfere notturne intrise di fumo, marciume dilagante, femmine dure, astute e vulnerabili, temperature sotto zero, spari a bruciapelo, brutali corpo a corpo e, immancabile, quel malinconico sentore di tragedia interiorizzata che distingue il genere francese dal più rutilante poliziesco americano. Il polar magnifica il senso della sconfitta e le passioni rinnegate, glorifica l'amarezza: una visione del mondo di un grigiore purgatoriale. Sbaraccamento morale. È l'immanenza della fine a sferzare le pagine del magnifico romanzo di Pagan (il maggiore scrittore francese vivente): "Non c'è via d'uscita dalla Notte, se non per ritrovarsi in una notte forse non peggiore, in ogni caso altrettanto priva di mistero, e in cui si entra in posizione orizzontale, con i piedi in avanti".

Non nuovo al genere e particolarmente operoso in ambito televisivo, Gilles Béat ha accarezzato a lungo l'idea di adattare "L'Etage des morts" (anagramma fonetico di état-major e denominazione corrente usata dai poliziotti parigini per il quartier generale della polizia giudiziaria): la genesi del progetto risale addirittura agli anni 90 ma, a causa di una sceneggiatura eccessivamente lunga e cupa, il regista nato a Lille ha incontrato difficoltà insormontabili nel trovare produttori che lo assecondassero e attori disposti a interpretare un personaggio così tetro come quello di Mat (solo Delon si era mostrato interessato). L'intervento di Olivier Marchal ha provvidenzialmente sbloccato la situazione: lo script è stato rimaneggiato e Gérard Depardieu ha accettato di calarsi nei panni del protagonista, un flicard sfiancato dalla professione, nauseato dalla corruzione e insanabilmente ferito negli affetti dalla rampante Calhoune (Asia Argento).

Girato nel Benelux tra Lussemburgo, Charleroi, Bruxelles, Bruges e Anversa, "Diamant 13" non ricalca l'impronta realistica del polar marchaliano (quella di "36", "Quai des Orfèvres" tanto per intenderci), ma reinventa lo spazio urbano con frammenti di luoghi deterritorializzati e immerge la narrazione in ambienti fortemente stilizzati, declinando il genere con liturgica ortodossia. Tra incontri con donne sull'orlo del baratro (l‘aspirante suicida Farida), colloqui con truands sibilanti come serpenti (l'infido Ladje, finemente sbalzato da Aurelien Recoing) e pudiche complicità con fotoreporter dagli occhi d'oro (Catherine Marchal), il viaggio al termine della notte di Mat inanella una ghirlanda di cadaveri che pagano con la vita il rifiuto di sottostare ai maneggi e ai compromessi delle alte sfere. In "Diamond 13" legge non è sinonimo di giustizia e amicizia fa rima con pericolo di morte, come insegna il diavolo tentatore Franck (Olivier Marchal).

Lontano dai toni epicizzanti e dalla frenesia di stampo televisivo, Béat gira con stile fluido e avvolgente, carrellando lentamente negli interni e ancorando saldamente la steadycam agli spostamenti di Mat negli esterni. E quando c'è da spingere sull'acceleratore, anziché trasfigurare l'azione con coreografie estetizzanti, sta con i piedi ben piantati per terra, lasciando al serrato fraseggio delle inquadrature il compito di diversificare i punti di vista. Eppure il valore aggiunto di "Diamant 13" non risiede né nel reiterato tema musicale che dà il titolo al film né nelle robuste prove attoriali (Depardieu non è mai stato così simile a Lino Ventura), ma sgorga dai dialoghi apodittici che riecheggiano la solennità della scrittura melvilliana: (traduco dalla versione originale) "Per cadere non c'è bisogno di nessuno", "Ferita di soldi non è mortale", "Ricordo un tempo in cui i poliziotti somigliavano ai poliziotti e le canaglie alle canaglie", "Una buona attesa vale sempre di più di un cattivo processo", "Tieni la grana... e i cattivi ricordi".
Distribuito col contagocce dalla Moviemax, il film del sessantunenne cineasta francese sprigiona amore per il genere dal primo fotogramma all'ultimo freeze frame. Un vrai polar.

(In collaborazione con "Gli Spietati")