CAST & CREDITS

cast:
Michelle Morgan, Joshua Close, Shawn Roberts, Amy Ciupak Lalonde, Joe Dinicol

regia:
George A. Romero

durata:
95'

produzione:
Artfire Films, Romero-Grunwald Productions

sceneggiatura:
George A. Romero

fotografia:
Adam Swica

scenografie:
Rupert Lazarus

montaggio:
Michael Doherty

costumi:
Alex Kavanagh

musiche:
Norman Orenstein

Diary of The Dead - Le cronache dei morti viventi | Recensione | Ondacinema

Diary of The Dead - Le cronache dei morti viventi

di George A. Romero

horror, Usa (2007)

di Massimo Versolatto

Voto: 8.0

"Diary Of The Dead" ennesima pellicola del grande George A. Romero è stata distribuita per la prima volta nel 2007. In Italia esce solo ora, grazie alla Raro Video che ne ha ottenuto la proiezione a Roma (e solo lì). Diverso sotto tanti aspetti dai film precedenti del regista, è il quinto capitolo della serie "degli zombie", inaugurata con il celeberrimo "La notte dei morti viventi".

Girato interamente in digitale, "Diary Of The Dead" come tutti i film di Romero non porta con sé molta "speranza". Tutto "in prima persona", racconta lo sguardo live di alcuni ragazzi che, telecamera alla mano, filmano il momento di terrore che si ritrovano a vivere quando apprendono che la terra è infestata da morti che "vivono". La telecamera scruta i protagonisti con la pervicacia tipica del giornalista d'assalto. Jason, il video maker, non esita e martella di domande i poveri malcapitati anche quando - o soprattutto quando - i protagonisti della vicenda soffrono stati emotivi sconvolgenti.
"Per te crudele si trasforma in giustificabile". È questo il punto, la nota politica, pura, assoluta di Romero. Ancora una volta sono i morti che ritornano, gli zombie a fungere da pretesto per descrivere l'analisi lucida del regista nei confronti dell'attualità. Il dito è puntato contro il giornalismo sensazionalista. Ne è palese dimostrazione la sequenza in cui Jason decide di rimanere in una stanza dell'ospedale per caricare la batteria della sua macchina da presa. Quando registra nuovamente è da solo. Inquadra i morti, a più riprese, reitera lo sguardo della mdp e commenta ciò che osserva. Pure sulla sua amica non si trattiene, la inquadra senza indugio, ne zooma il viso squartato, il sangue rappreso. Nemmeno di fronte a una persona che conosce trova la decenza di non riprendere. Anzi, esagera con i tempi delle inquadrature. Becero, puro e semplice sensazionalismo. Quando è accusato di essere esagerato e turpe, Jason risponde al suo professore che la crudeltà è stata quella di mettergli in mano la telecamera.
Ritorna il concetto, il professore risponde: "per te crudele si trasforma in giustificabile".

"Diary Of The Dead", tutto in camera a spalla, fintamente "reale", è l'ennesimo stupefacente risultato di un vecchio genio del cinema horror americano. Mai, in nessuna inquadratura, semplicistico o scontato. Al contrario è, proprio in ogni inquadratura, un'analisi (e una critica allo stesso tempo) del giornalismo televisivo moderno d'avanspettacolo. Non eccessivo, nemmeno negli attimi truculenti, ha più d'un momento d'azzeccata tensione. Nel suo rigore drammaturgico - la storia degli zombie è sempre e comunque la stessa - "Diary Of The Dead" si presta a molte interpretazioni. Se quella preponderante, in prima battuta è legata al sensazionalismo televisivo di cui sopra, la seconda è indubbiamente l'accenno a ciò che si scatena nella mente dell'uomo quando, di fronte a un incidente, non si ferma per aiutare, ma per "guardare"...

George A. Romero è stato uno dei padri dell'horror moderno. Oggi la sua è un po' la figura di un classico nonno. Di quelli che magari, in quanto "classico" ti sembra banale stare ad ascoltare ma che, quando decide di raccontarti una delle sue storie, ha sempre e comunque qualcosa di estremamente affascinante da dirti.