CAST & CREDITS

cast:
Benoît Poelvoorde, Pili Groyne, Catherine Deneuve, Yolande Moreau, François Damiens

regia:
Jaco Van Dormael

distribuzione:
I Wonder Pictures

durata:
113'

produzione:
Climax Films

sceneggiatura:
Thomas Gunzig, Jaco Van Dormael

fotografia:
Christophe Beaucarne

scenografie:
Pascalle Willame

montaggio:
Hervé de Luze

costumi:
Caroline Koener

musiche:
An Pierlé

Dio esiste e vive a Bruxelles | Recensione | Ondacinema

Dio esiste e vive a Bruxelles

di Jaco Van Dormael

commedia, Belgio/Francia/Lussemburgo (2015)

di Valerio Carta

Voto: 5.5

Dimentichiamo quanto appreso a catechismo: Dio esiste e vive a Bruxelles. È questa la premessa su cui si basa l'ultimo film di Jaco Van Dormael, una delle personalità più interessanti del cinema europeo, che alla settima arte, con i suoi quattro lungometraggi spalmati in poco più di vent'anni, di cui il terzo, "Mr. Nobody", mai giunto in Italia, ha dedicato la parte più cospicua della sua attività artistica.

Dio (un ispirato Benoît Poelvoorde) spende le giornate nel suo ufficio sotto una cortina di fumo sprigionato dalle sigarette che alimentano il suo tabagismo, in un oscuro appartamento senza uscita, battendo furiosamente le dita sulla tastiera del computer con cui controlla il mondo. Più che l'uomo medio(cre) sostituito a Dio, nelle dissacranti intenzioni di Van Dormael, Dio si sostituisce a Murphy e alle famose leggi stilate da Arthur Bloch. "Se qualcosa va male", decide, col sorriso sulle labbra, "andrà peggio". È così cattivo che, affamato, ruba un panino con la marmellata ad una bambina. Quando non lavora si getta a peso morto sul divano, ettolitri di birra in circolo nel sangue, con lo sguardo ancorato alla televisione, che trasmette eventi sportivi in looping. Gli apostoli sono dodici, scopriamo, perché corrispondono al numero di giocatori necessario a formare una squadra dello sport preferito da Dio, l'hockey su ghiaccio.

Nella prima parte, parodia della Genesi, lo sguardo di Van Dormael guida quello dello spettatore in una spettrale Bruxelles presentata con un campo lunghissimo che ne evidenzia la minacciosità, una Gotham City dominata dal suo padrone incontrastato. Le immagini surreali, tocco inconfondibile del regista belga, scorrono sullo schermo. Una giraffa in strada. Un pollo al cinema. Il primo incontro tra Adamo, le vergogne coperte da un quadrato nero, ed Eva, una cassiera.

Tutti conoscono il figlio di Dio; Van Dormael è il primo a presentare sua figlia, una bambina con una personalità opposta allo spietato padre di nome Ea, tipico infante vandormaeliano che confessa le atrocità subite direttamente alla camera. Su consiglio di suo fratello Gesù Cristo, una statuina che si anima a comando sopra uno scaffale, Ea si introduce furtivamente nell'ufficio del padre e, smanettando sul computer, rilascia le date e gli orari della morte di tutti gli uomini, che ne vengono informati tramite un sms anonimo. Nella realtà disegnata da Van Dormael, Dio è una versione potenziata del Grande Fratello orwelliano.

Di qui in poi, il film diventa primariamente uno studio sociologico sulle reazioni della popolazione in una realtà alternativa in cui l'ora della propria morte è di dominio pubblico, cercando di non perdere l'intento satirico, promessa, oltre che premessa, del film. La figura di Dio, relegata a macchietta comica, assume una posizione secondaria all'interno di una pellicola che cerca una storia da raccontare.
O più di una.

Dopo l'Esodo di Ea, attraverso la lavatrice di casa, la seconda parte prevede la stesura di un nuovissimo testamento. In questo, gli apostoli saranno 18, come il numero di giocatori di una squadra di baseball, lo sport preferito dalla madre Dea (Jolande Moreau), succube del marito. Aiutata da un senzatetto, appassionato dei film di Jean-Claude Van Damme e Bruce Lee, Ea cerca altri cinque apostoli che si aggiungano idealmente ai precedenti nella tavola dell'ultima cena di Da Vinci. La sceneggiatura non chiarisce come Ea li trovi, essi si limitano ad arrivare, e il determinismo su cui si regge l'impianto narrativo del film non giustifica incontri del tutto casuali.

I protagonisti dei film di Van Dormael hanno lo scopo ricorrente di riempire i vuoti della loro vita, attraverso narrazioni surreali che contrastano la linearità dell'esistenza. In "Toto le héros", Thomas cova il desiderio di uccidere un suo omonimo, convinto che lo abbia privato dei successi che era previsto spettassero a lui. In "Mr. Nobody", la summa del cinema di Van Dormael, Nemo vive due vite a seconda di una scelta compiuta in infanzia. I sei apostoli di "Dio esiste e vive a Bruxelles", magnifici perdenti, faticano ad inserirsi nella stessa poetica, posti di fronte a scelte obbligate da uno schema atipicamente lineare che Van Dormael ha disegnato e da cui non intende uscire. Il simpatico e originale dispositivo collaudato nella prima parte viene dunque snaturato dalla monotonia del secondo, che si pone dei limiti narrativi precisi, nonché visibili. La dicotomia tra le due parti che caratterizza il film è inoltre sorprendentemente evidenziata dai diversi soggetti considerati nel titolo italiano, "Dio esiste ecc", e nel titolo originale, "Le tout nouveau testament", una difficoltà a stabilire chi o cosa, esattamente, sia il protagonista del film.

In questa ultima fatica di Van Dormael non è necessario seguire una storia, ma tante piccole situazioni, o addirittura sketch, come un confronto tra il senzatetto, primo apostolo di Ea, e Dio, a colpi di kung-fu. C'è la donna bellissima, amata da tutti, che soffre di complessi d'inferiorità a causa di un incidente che l'ha privata di un braccio. C'è un uomo sessualmente frustrato che, dopo tanti anni, incontra il primo amore della sua vita nello studio di doppiaggio di un film pornografico. C'è un assassino ossessionato dalla morte, che approfitta del caos per comprare un fucile e sparare ai pedoni. C'è una moglie (Catherine Deneuve) che tradisce un marito opprimente con un gorilla. C'è un bambino che, avendo una sola settimana da vivere, decide di cambiare sesso. Tutti riescono a trovare, di fronte alla morte, ciò che non avevano cercato nel corso delle loro vite. Lo schema si ripete per sei volte.

Van Dormael, che richiama la cultura di massa attraverso le solite scelte musicali azzeccate, ha raccolto abbastanza materiale per girare almeno tre film. Il problema principale di "Dio esiste e vive a Bruxelles" è che restituisce un senso di inadeguatezza di fronte alla premessa proposta, come se Van Dormael abbia cercato di spingerla oltre il proprio limite, non riuscendo, infine, come i suoi tipici personaggi, a colmare un vuoto formatosi in un impianto narrativo fondamentalmente ripetitivo.