CAST & CREDITS

cast:
Robert De Niro, Sean Penn, Catherine Keener, Bruce Willis, John Turturro, Robin Wright Penn, Kristen Stewart

regia:
Barry Levinson

distribuzione:
Medusa

durata:
104'

sceneggiatura:
Art Linson

fotografia:
Stèphane Fontaine

scenografie:
Stefania Cella

montaggio:
Hank Corwin

costumi:
Ann Roth

musiche:
Marcelo Zarvos

Disastro a Hollywood | Recensione | Ondacinema

Disastro a Hollywood

di Barry Levinson

commedia, Usa (2008)

di Alex Poltronieri

Voto: 5.5
Ben (Robert De Niro) è un noto produttore di film alle prese con una settimana infernale. Il regista sregolato e intellettuale del kolossal con Sean Penn che deve essere presentato a Cannes in un futuro molto prossimo, non vuole rimontare la pellicola secondo le indicazioni dello studio (troppa violenza, è proprio necessario che il cane debba morire nel finale?!), il capriccioso Bruce Willis non ne vuole sapere di tagliarsi la barba "da talebano" che si è scrupolosamente fatto crescere per esigenze di copione, e in più c'è la sua bellissima e problematica ex moglie (Robin Wright Penn), che segretamente frequenta un caloroso amante...

Hollywood che prende in giro sé stessa non è una novità. Da "Viale del tramonto" a "I Protagonisti" di Altman e il recente "Tropic Thunder" (gli esempi più espliciti) la cinematografia Usa è piena di film che, cinicamente, sbirciano "dietro le quinte" della mecca del cinema, e ne mettono in luce vizi (tanti) e virtù (poche). Barry Levinson e De Niro (che nel progetto ci ha messo pure i soldi) arrivano buoni ultimi, e aiutati da un cast a briglia sciolta (tra cui pure un John Turturro con problemi gastrointestinali) sembrano divertirsi parecchio. Ma ignorano un fatto determinante. E il pubblico in sala? Quanto può essere interessato a un giochino così chiuso nella sua autoreferenzialità da puzzare un tantino di snobismo? Le risate sono riservate agli addetti ai lavori, e "Disastro a Hollywood" rischia di rimanere un'opera a senso unico, senza un vero scopo o target di riferimento (e il flop in patria pare provare questa tesi).

Levinson adotta la prospettiva corretta nel raccontare l'odissea (piuttosto modesta) del suo produttore incasinato, che si barcamena tra divi viziati e dirigenti di studios avidi (Catherine Keener), e fa scattare un curioso parallelo con gli spaventosi intrighi di potere del suo sottovalutato "Sesso & Potere" (là il produttore Dustin Hoffman era manipolato dal governo, qui il produttore De Niro è giostrato dal volere dei boss delle major e dei pubblicitari), ricordandoci che a Hollywood la parola "arte" ha un significato molto vago.

Peccato che dopo una partenza incisiva, quella della proiezione "prova" (in cui ci viene ribadito chi è ad avere l'ultima parola nei riguardi di una produzione cinematografica e ne è il vero "autore", ossia il pubblico pagante) il regista fatichi a spingere l'acceleratore sul ritmo, e non riesca ad essere veramente "cattivo". Certo, trovate come quella di Bruce Willis ingrassato e con la barba lunghissima spingono al sorriso, ma non è vera satira, e tutta la parte riguardante la crisi coniugale è piuttosto accessoria e noiosetta (con sprazzi irritanti come quello con De Niro e Wright Penn in terapia, e la macchina da presa che non stacca mai dai loro volti). Come quasi tutta l'ultima produzione del regista di "Rain Man" e "Good Morning Vietnam", questo "Disastro ad Hollywood" resta un oggetto curioso e dalle premesse interessanti, tuttavia troppo poco coraggioso e feroce per restare nella memoria.