CAST & CREDITS

cast:
Jude Law, Richard E. Grant, Emilia Clarke, Demiàn Bichir, Madalina Ghenea, Kerry Condon, Nathan Stewart-Jarrett

regia:
Richard Shepard

distribuzione:
20th Century Fox Italia

durata:
93'

produzione:
BBC Films

sceneggiatura:
Richard Shepard

fotografia:
Giles Nuttgens

scenografie:
Laurence Dorman

montaggio:
Dana Congdon

costumi:
Julian Day

musiche:
Rolfe Kent

Dom Hemingway | Recensione | Ondacinema

Dom Hemingway

di Richard Shepard

commedia nera, Regno Unito (2013)

di Mirko Salvini

Voto: 5.5

Per quanto sia considerato un sottogenere tradizionalmente americano, il gangster movie nelle sue molteplici varianti ha messo le radici un po' dappertutto e l'Inghilterra in questo non fa eccezione. dopo la monumentale propria di Tom Hardy in "Bronson" le storie di galeotti dentro e fuori le sbarre di una prigione se possibile fanno ancora più gola ai talenti d'oltremanica che le considerano un'occasione d'oro per mostrare ciò di cui sono capaci. Dopo che recentemente James McAvoy si è misurato col Lercio partorito dalla fantasia di Irvine Welsh, ora è Jude Law, tra uno Sherlock e l'altro, a tornare in un ruolo da protagonista con "Dom Hemingway", veicolo perfetto per l'attore e film che si inserisce pienamente nel filone di cui si diceva. Già dalla prima scena, un lungo monologo sul machismo recitato in primo piano, si capisce che il regista, il newyorkese Richard Shepard (attivo soprattutto in tv ma che qualche anno fa con "The Matador" aveva offerto una ghiotta occasione cinematografica all'ex Bond Pierce Brosnan), conosce il film di Refn, come quelli di Guy Ritchie, Martin McDonagh e Danny Boyle, ma l'antieroe eponimo, pur essendo un personaggio adeguatamente bigger than life, stavolta è al centro di una storia piuttosto sgangherata che più che proseguire la gloriosa tradizione tende a ironizzarci sopra; il risultato è un film piuttosto innocuo anche se divertente.


Dopo avere trascorso 12 anni nelle galere di Sua Maestà, l'esperto scassinatore Dom torna in libertà con l'obiettivo di recuperare il tempo perduto, se così si può dire, e naturalmente avere un "regalo" dal vecchio "datore di lavoro" del quale non ha mai fatto il nome in gattabuia, a sprezzo di uno sconto sulla pena. In fin dei conti, mentre era al fresco, la moglie (ma sarebbe meglio dire ex) se ne è andata per un male incurabile e la figlia è diventata donna senza avere praticamente conosciuto il padre. E' difficile immaginare una testa calda come Dom starsene buono buono. Infatti dopo avere malmenato il secondo marito della sua consorte, accompagnato dal fido Dickie (l'attore di culto Richard E. Grant) si reca nel sud della Francia a incontrare il suo boss, Monsier Fontaine (che in realtà è Fontanov ma tanto lo interpreta il messicano Demian Bichir quindi si capisce bene che la verosimiglianza è un'opinione), per intascare il suo cospicuo risarcimento; nonostante la situazione rischi di precipitare Dom ottiene quanto richiesto ma durante una notte brava perde tutto per colpa della starlette rumena Madalina Ghenea. Seguendo i consigli della saggia ma un po' sciroccata Melody (la brava attrice irlandese Kerry Condon, già vista nell'avventura americana di Sorrentino "This Must Be the Place") riuscirà però a rimettersi in piedi, a farsi una ragione che nel mondo del crimine per lui non c'è più posto nonostante le sue notevoli doti (riesce ad aprire qualsiasi cassaforte in meno di dieci minuti) e persino a ricucire il rapporto con la figlia Evelyn (la Danerys di "Game of Thrones" Emilia Clarke); non è stato un vero padre ma magari potrà essere un nonno, anche se sui generis per Jawara, il bambino che la figlia ha avuto dal compagno senegalese Hugh (Nathan Stewart-Jarrett in realtà nato a Londra).


Col fisico diventato negli anni più muscoloso senza perdere il fascino del periodo "efebico" e un look appropriatamente demodè, Law è molto credibile nel rappresentare la rabbia sempre pronta ad esplodere e dall'energia che infonde nelle più svariate situazioni, quando cammina nudo nella campagna francese, quando si lascia andare alle sue sparate, caratterizzate da un linguaggio forbito e sanguigno al tempo stesso, o quando tiene testa forsennatamente a svariati energumeni, si capisce che aspettava da tempo un ruolo così. Tra l'altro, grazie alla sua grinta genuina e ai suoi lineamenti al tempo stesso gentili e poco rassicuranti, risulta più adatto di tanti giovani colleghi dalla presenza meno minacciosa.


Peccato davvero che questo film cucitogli addosso sia meno incisivo dei modelli cui chiaramente si rifà e non bastano qualche situazione divertente, una compilation musicale a dir poco variegata (si va dai The Alarm a Puccini, passando per Gilbert & Sullivan) e un montaggio a tratti sincopato a scacciare l'impressione di uno spettacolo banalmente derivativo, in cui non gioca troppo a favore neanche il contributo del valente Giles Nuttgens alla fotografia, così patinata da ricordare più l'iperrealismo di di Alan Parker o Tony Scott che non la ruvidezza di cui questo genere di storia avrebbe avuto bisogno. Però se siete ammiratori di Jude Law il film vale sicuramente una visione!