CAST & CREDITS

cast:
Keira Knightley, Edgar Ramirez, Mickey Rourke, Christopher Walken, Delroy Lindo, Macy Gray, Jaqueline Bisset

regia:
Tony Scott

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
127'

produzione:
New Line Cinema, Metropolitan Films

sceneggiatura:
Richard Kelly

fotografia:
Daniel Mindel

scenografie:
Chris Seagers

montaggio:
Tony Ciccone, William Goldenberg, Christian Wagner

costumi:
Michael F. Blake, Angie Wells

musiche:
Harry Gregson-Williams, Jan Pomerans

Domino | Recensione | Ondacinema

Domino

di Tony Scott

drammatico, azione, Usa/Francia (2005)

di Massimo Versolatto

Voto: 5.0

"Domino" dell'instancabile regista action Tony Scott, è la storia (non del tutto vera) di Domino Harvey (7 agosto 1969 - 27 giugno 2005), cacciatrice di taglie realmente esistita, drogata, malata di vivere e figlia in fuga dell'alta borghesia (sua madre è una ex modella e il padre un attore famoso). Per come la vede Scott si tratta di una vita travagliata e per quanto ne sa - e ne sa qualcosa perché ha intervistato a lungo la vera Domino, morta poco prima dell'uscita del film - pure talmente intensa da risultare soffocante.

Per esprimere tale senso di disagio, di inquietudine, di "incompletezza" Scott ricorre ancora una volta all'alterazione totale del mezzo cinema. Lo fa con il montaggio serratissimo e variopinto, come nel precedente "Man on Fire", dai ritmi allucinati e spinto addirittura più in là rispetto alla pellicola con Denzel Washington. L'uso della musica è abusato in conformità con la resa visiva delle immagini ed effetti sonori tra i più disparati "lastricano" l'intero film.

Sfortunatamente Scott perde di vista il senso etico del mestiere di cacciatore di taglie, la morale ultima di una scelta di vita così estranea ai "principi" di famiglia - la ricca Domino molla tutto e tutti e si mette a fare la vita di strada -, finendo per ingarbugliarsi nella macchinosa sceneggiatura. È tutto troppo esasperato e "veloce". Scott stavolta sembra aver rotto i freni mentre si trovava in autostrada con la quinta inserita. Inevitabilmente finisce per stordire.

Se in "Man on Fire" era riuscito a conciliare la sperimentazione visiva con un risultato cinematografico coinvolgente, in "Domino" l'ago della bilancia pende quasi del tutto verso la sperimentazione. Un peccato davvero, perché la concitazione di tutta la pellicola - proprio dall'inizio alla fine senza mai una pausa - probabilmente offusca la volontà del regista di fare un omaggio sentito a un'amica. Occasione persa, insomma. Purtroppo un flop è sempre una nuova possibilità, per i detrattori del regista, di affondare la lama del loro disappunto nei confronti del suo cinema.