CAST & CREDITS

cast:
Colin Firth, Ben Barnes, Rebecca Hall

regia:
Oliver Parker

distribuzione:
Eagle Picture

durata:
112'

produzione:
Ealing Studios, Fragile Films

sceneggiatura:
Toby Finlay

fotografia:
Roger Pratt

montaggio:
Guy Bensley

musiche:
Charlie Mole

Dorian Gray | Recensione | Ondacinema

Dorian Gray

di Oliver Parker

drammatico, Regno Unito (2009)

di Matteo De Simei

Voto: 5.0

Sembra che il regista Oliver Parker abbia preso gusto a trasfigurare in cinema le opere di Oscar Wilde. Dopo le commedie di "Un marito ideale" (1999) e "L'importanza di chiamarsi Ernest" (2002), la scelta del cineasta londinese di ripiombare nuovamente sulle opere di Wilde è quantomeno salvifica, considerato l'enorme flop scaturito da "St. Trinian's " (2007), ultima sua firma prima di questo attesissimo "Dorian Gray".
Trattasi dell'ennesimo remake de "Il ritratto di Dorian Gray" (ricordiamo la degna pellicola di Albert Lewin del 1945), capolavoro del decadentismo inglese di fine ottocento e unico romanzo tra le tante opere teatrali partorito dal grande scrittore e drammaturgo inglese.

Parker estrapola così dal celeberrimo contenuto letterario il culto dell'avvenenza e del fascino, l'innocenza che incontra il "cattivo maestro", il Bello che può tutto. E lo fa in un modo alquanto inusuale agli occhi del dedito lettore wildiano; vale a dire ricorrendo all'avance meschina dell'horror (la stessa trappola di cui è vittima Dorian Gray, ammaliato dal Bello ma depredato dal Diavolo faustiano), scelta che protrae indiscutibilmente il film in auge per effetti speciali e persuasione visiva ma che frana dinnanzi al valore dell'opera originale. La spettacolarizzazione infatti non permette alcuna minima analisi interiore, non vi è un'introversione che sia capace di affrontare al meglio la caducità della bellezza e l'effimerità della vita in rapporto all'esistenza di Dorian. Lo spettatore assiste interdetto ai soli diletti edonistici del protagonista, ai suoi piaceri della carne, alle sue orge auto nichiliste all'interno dei bordelli. E a Parker va bene così. Perché dopotutto spettacolarizzare è più facile che ispezionare dall'interno.

Buonissima l'interpretazione di Colin Firth, cinico e sprezzante mentore del ragazzo; alquanto acerba invece risulta la bellezza di Ben Barnes, più fisiognomico nelle vesti del principe Caspian.
I buonissimi effetti speciali sono ad opera di Hugh Goodbody e Mark Holt.