CAST & CREDITS

cast:
Kevin Kline, Mamie Gummer, Rick Springfield, Meryl Streep

regia:
Jonathan Demme

distribuzione:
Warner Bros. Pictures

durata:
101'

produzione:
TriStar Pictures, LStar Capital, Marc Platt/Badwill Entertainment

sceneggiatura:
Diablo Cody

fotografia:
Declan Quinn

scenografie:
George DeTitta Jr.

montaggio:
Wyatt Smith

costumi:
Ann Roth

Dove eravamo rimasti | Recensione | Ondacinema

Dove eravamo rimasti

di Jonathan Demme

commedia, musicale, Usa (2015)

di Antonio Pettierre

Voto: 7.5

Nell'ultimo film di Jonathan Demme ci sono due temi che si intrecciano al centro delle riflessioni del cinema del regista americano: da un parte la musica, dall'altra le dinamiche familiari.
In "Dove eravamo rimasti" abbiamo un ritratto di una donna ribelle (Meryl Streep) che ha rinunciato alla famiglia, all'amore dei figli, pur di rincorrere il sogno di diventare una rockstar. A Demme interessa mettere in scena la realizzazione di un individuo all'interno di dimensioni conformiste. Come già nel precedente "Rachel sta per sposarsi", dove la protagonista è in conflitto con la sorella, qui abbiamo una donna che di giorno lavora come commessa in un grade negozio di alimentari per ricchi e di notte si scatena con il suo gruppo di vecchi rocker sul palco di un locale periferico in California. Chiamata dall'ex marito (Kevin Kline) perché la figlia è stata lasciata dal giovane sposo, compie un viaggio verso una Indianapolis all'interno di un quartiere lussuoso in un casa dove il benessere si tocca con mano, ma anche dove c'è una sottile velo di rancore nei confronti di una madre assente e che ha scelto la musica invece della famiglia (tradizionale).

In un corto circuito diegetico e metacinematografico la figlia di Ricki, Julie, è Mamie Gummer la figlia di Meryl Streep. Se ci mettiamo anche che la sceneggiatrice Diablo Cody - autrice di "Juno" e di "Young Adult" - si è liberamente ispirata alla suocera e alla sua vita di musicista, allora questo travaso di realtà all'interno del tessuto filmico è uno degli aspetti che ha intrigato Demme.

"Dove eravamo rimasti" è soprattutto un omaggio di un autore che ama la musica e ne sono la prova i molti documentari da lui girati, tra cui il più famoso "Stop Making Sense" è un film concerto sui Talkings Heads. Demme compie un ulteriore innesto di realtà nella finzione e costruisce la band "The Flash": ad affiancare Meryl Streep nelle sue esibizioni canore dal vivo abbiamo la rock star anni 80 Rick Springfield e Rick Rosas, che è stato bassista di Neil Young e Berni Worrell. Demme si spinge a compiere un'elegia a un mondo musicale del passato e della sua generazione e lo fa utilizzando, come veicolo emotivo per lo spettatore, una donna che dichiara, nella sequenza finale del matrimonio del figlio, di poter regalare solo la musica perché lei è una musicista e non possiede niente altro.

"Dove eravamo rimasti" resta fino in fondo una commedia - dolce e amara - ma che tutto sommato ha un lieto fine con una sorta di riappacificazione e riconoscimento della madre come individuo da parte dei figli. Certo, il film può apparire alla ricerca di un lieto fine a tutti i costi, ma quello che rimane impresso è vedere gli anziani che ballano dimenandosi sulle note di brani rock e in contrapposizione con giovani complessati, isterici, conformisti e stereotipati, in un contrasto generazionale dove ne escono a testa alta i primi.

In questo caso sono le madri ribelli che con il loro esempio devono insegnare ancora una volta che la vita è una lotta quotidiana per se stessi e per gli altri. Ricki non cerca redenzione alla fine di una maturità e di una vita vissuta, ma solo essere amata e riconosciuta per quella che è (ed è stata) e non per quella che gli altri vorrebbero che fosse. E il rock diventa la rappresentazione della vitalità di una persona non più giovane e le performance musicali di Ricki e i "The Flash" fanno da contrappunto, in una sorta di montaggio alternato con le sequenze recitate. Una colonna sonora piena di brani di artisti come Tom Petty, Bruce Springsteen, i Rolling Stones e dove la musica diegetica nelle sequenze delle esibizioni del gruppo sono come degli inserti emozionali, dei momenti di pausa, in un confronto e l'altro tra Ricki e la sua famiglia.

Questa differenza è confermata anche dal diverso stile di messa in quadro utilizzato da Demme. Se da un lato, le sequenze recitate sono composte da primi piani, in un corretto e lineare campo-contro campo, e da totali, in una scelta molto classica, e da un utilizzo della soggettiva di Ricki quando entra nella casa dell'ex marito, quasi a voler definire che è lo sguardo della donna il punto di vista del regista; dall'altro lato, le sequenze musicali utilizzano campi medi, dolly, movimenti circolari, primi piani frontali, in un montaggio veloce e sincopato allineato con il ritmo della musica.
Un film in definitiva che è un atto d'amore di un regista verso la musica e una generazione che parla di se stessa, leggero e con il fine ultimo di regalare emozioni allo spettatore.