CAST & CREDITS

cast:
Asia Argento, Thomas Kretschmann, Rutger Hauer, Unax Ugalde, Marta Gastini

regia:
Dario Argento

durata:
106'

produzione:
Enrique Cerezo Producciones Cinematográficas S.A., Film Export Group, Les Films de l'Astre

sceneggiatura:
Dario Argento, Enrique Cerezo, Stefano Piani, Antonio Tentori

fotografia:
Luciano Tovoli

scenografie:
Claudio Cosentino

montaggio:
Marshall Harvey, Daniele Campelli

costumi:
Monica Celeste

musiche:
Claudio Simonetti

Dracula 3D | Recensione | Ondacinema

Dracula 3D

di Dario Argento

horror, Italia/Francia/Spagna (2012)

di Giancarlo Usai

Voto: 7.0

Lo abbiamo dato per finito molte volte, lo abbiamo catalogato con tanti aggettivi, tutti presi dallo stesso registro: bollito, andato, impigrito, svanito, dimenticato. Abbiamo anche cominciato a chiederci se quella di un tempo fosse stata vera gloria, oppure se non fosse stato più il caso, il furore giovanile, il vero protagonista capace di pensare e creare opere dall'incommensurabile valore. Ma ci eravamo sbagliati: Dario Argento è vivo e lotta ancora insieme a noi. Il genio di "Suspiria" e "Profondo rosso" rispolvera alcune (purtroppo non tutte) delle sue qualità inimitabili e sorprende tutti con questa versione del Dracula di Bram Stoker in salsa kitsch. A Cannes, quando il cineasta italiano aveva avuto l'onore (in ritardo sui tempi) di essere ricevuto per la presentazione in anteprima della sua ultima fatica, il pubblico lo aveva accolto con un'ovazione da stadio e gli applausi alla fine della proiezione erano stati decisi e calorosi.

Qualcosa di inedito per l'Argento dell'ultimo ventennio, capace di inanellare una serie quasi interminabile di opere ininfluenti, sempre costantemente sul confine della comicità involontaria. Ma con Dracula, il regista si riprende la scena che gli era appartenuta un tempo, imbastendo un'opera completamente folle e per niente autoironica (come alcuni l'hanno considerata). Forse agevolato dalle fin troppe riletture della celebre saga del vampiro più famoso di sempre, Argento è chiaro fin da subito: non è e non vuole essere una rilettura filologica di un testo già plasmato da illustri predecessori. Qui siamo invece dalle parti del Dracula di Terence Fisher che, nel 1958, aiutato da uno straordinario Christopher Lee "usò" la maschera del conte succhia-sangue per mettere in scena un teatro visivo dell'orrore puro. Argento, con decenni di ritardo, tenta di fare altrettanto: la sua storia, liberata da ogni possibile sottotesto metacinematografico o anche semplicemente riflessivo, è un succedersi di momenti "cult", una catena di apici di tensione resa possibile dall'uso dello spazio che fa il Maestro.

Senza la preoccupazione di dover "spiegare" il racconto, o di dover introdurre la natura del suo protagonista, il film di Argento è come un capitolo "a margine" dell'infinita serie di pellicole dedicate al vampirismo. Una "variazione sul tema" dove il regista può tornare a giocare con la tecnica della messa in scena come ai bei tempi: le scenografie di Claudio Cosentino, coadiuvate dalle musiche dello storico sodale Claudio Simonetti, contribuiscono proprio a mettere in piedi una divertente macchina "da urlo". Dimenticare Murnau e Coppola, questo il comandamento di Argento. Ma non certo scordare se stesso, quello degli ambienti che diventavano personaggi stessi del film: il villaggio, il bosco, il castello sono i tre luoghi su cui l'occhio e il gusto ancora acceso dell'autore imprimono la loro firma. Sembra un Argento vecchia maniera anche nei difetti, i soliti, macroscopici: dalla recitazione approssimativa di alcuni interpreti all'utilizzo dozzinale degli effetti speciali, fino a un uso del nudo femminile spesso gratuito e quasi ispirato alla commedia sexy piuttosto che agli horror di serie B che l'Italia produceva negli anni 70.

E nonostante ciò, viene da accogliere con favore anche questi elementi: il Dracula argentiano che si trasforma nelle creature più diverse, originando effetti visivi tra l'assurdo e il trash, è un'ulteriore dimostrazione di un immaginario creativo che, forse, era davvero semplicemente dormiente e che necessitava di un soggetto adatto per ridestarsi. Tralasciando il senso della tecnica 3D, che non aggiunge o toglie nulla all'opera, vale la pena considerare una curiosa annotazione: nei suoi thriller metropolitani collocati nel presente, Argento si è perso drammaticamente. È quando ha deciso di rispolverare un testo classico, un'ambientazione puramente gotica, che la sua vocazione per il brivido ha di nuovo dato qualche segnale di vita.