CAST & CREDITS

cast:
Nicolas Cage, Amber Heard, David Morse, Billy Burke, William Fichtner, Charlotte Ross, Tom Atkins

regia:
Patrick Lussier

distribuzione:
Warner Bros.

durata:
104'

produzione:
Nu Image Films, Millennium Films

sceneggiatura:
Todd Farmer, Patrick Lussier

fotografia:
Brian Pearson

scenografie:
Nathan Amondson

montaggio:
Devin C. Lussier, Patrick Lussier

costumi:
Mary E. McLeod

musiche:
Michael Wandmacher

Drive Angry 3D | Recensione | Ondacinema

Drive Angry 3D

di Patrick Lussier

thriller, Usa (2011)

di Carlo Cerofolini

Voto: 5.0

In un film del genere un attore come Nic Cage calza a pennello: non solo per l’immagine weirdo che ormai ne sovrasta la capacità artistica ed a cui si addice l’ennesima improbabile zazzera color giallo paglierino imposta dal ruolo, ma anche per la fisiognomica di un volto inesorabilmente declinato all’ingiù, per via di un età che, nel caso dell’attore americano, deve fare i conti con le conseguenze dei ritocchi chirurgici a cui lo stesso si è più volte sottoposto. Insomma le “doti naturali” dell’uomo coincidono perfettamente con quelle “inventate” per suo altergo, John Milton, un tipo a cui è negata la possibilità di essere normale. Un po’ come Nic Cage, nei film, ed anche nella vita.
Per una volta quindi anche i suoi più accaniti detrattori possono deporre gli strali e constatare che il nipote di Coppola appartiene di diritto allo scenario di un film concepito per deliziare le platee che in precedenza avevano amato il ritorno del B-movie, ed in particolare di quello "Grindhouse" targato Rodriguez e Tarantino. Nomi illustri e fin troppo altisonanti per un quasi sconosciuto come Patrick Lussier, già autore di un film targato 3D- l’horror movie “My bloody valentine”- e qui chiamato ad ampliare il gradimento di quel pubblico che ama i piaceri forti.

Ed è proprio la volontà di esagerare unita ad una sana passione cinefila che caratterizza la storia di John Milton, nome che da solo serve ad evocare Angeli caduti e paradisi perduti, fuggito dall’inferno per impedire ad una setta di assassini di sacrificare la nascitura che sua figlia aveva dato alla luce prima di essere uccisa dagli stessi. Ad accompagnarlo nella cavalcata motorizzata una wild girl decisa a riscattare i propri fallimenti ed un misterioso inseguitore dal nome, “Il contabile”, tanto improbabile quanto evocativo trattandosi di un essere “infernale”.
Lussiter non ci pensa due volte e fin dal primo fotogramma spedisce i suoi protagonisti nel mezzo di un paesaggio popolato da freak erotomani e violenti, dotati di un ego smisurato e capaci di uccidere per un nonnulla. Un mondo caotico ed egocentrico a cui importa soprattutto non passare inosservato. E così tra mani mozzate e automobili go kart , si susseguono scene stracult come quella davvero imperdibile di Milton che uccide i masnadieri continuando a copulare, oppure quella non meno trascurabile, per il contrasto tra la spensieratezza dell’esecuzione e la gravità del suo effetto in cui, Il contabile, perso nei ritmi di una musica da discoteca, si lancia da un posto di blocco con un camion pieno di liquido infiammabile.

La cinepresa segue le vicende enfatizzandole con rallentì esasperati, oppure lasciando spazio allavelocità di un montaggio che taglia i tempi morti a favore di un cocktail di decibel e morte. Cinema exploitation se c’è ne uno dove la necessità di approfondire è un esercizio di retorica - ed a farne le spese sono soprattutto personaggi di contorno appena abbozzati, e privi di quella caratterizzazione che, in film del genere, costituiscono il valore aggiunto della storia - ed in cui le citazioni, da "Terminator" a "Ghost Rider", sono la ciliegina sulla torta di un cinema che ricicla se stesso e fa di necessità virtù.

Punito al botteghino con un record al negativo (è il secondo peggior incasso nella storia dei film in 3D) Drive Angry avrebbe invece le qualità per appassionare gli amanti del genere, non fosse altro per l’ennesima prova di coraggio di Nicolas Cage, intenzionato a sfidare la propria credibilità con un personaggio ai limiti del trash. Il sorriso ebete che chiude il film dopo due ore di espressioni catatoniche può essere la sintesi di un attore diventato la caricatura di se stesso.