Due amici | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Diego Testa
7.0/10

"Les Deux Amis" evidenzia i temi e i percorsi filmici a cui Louis Garrel allude anche nel successivo "L’uomo fedele": triangolo amoroso, vita personale, cinema ed extra-cinema, interni ed esterni parigini. Vi si scorgono echi del padre, Philippe Garrel, a cominciare dalle relazioni amorose instabili, ma ancora più forte emerge la nota truffautina dolce quanto amara nel rapporto triplice.
"Due amici" è un gioco cinefilo personale di Louis Garrel che parla di sé con distaccata ironia, ancor più dell'opera seconda.

Abel e Clément irrompono nella vita di Mona, trascinata fuori dal treno che avrebbe dovuto portarla in prigione. Riservando a ognuno una diversa accezione della condizione romantica, la ragazza incrina la coppia amicale ridefinendone il legame.
Il racconto di Garrel, aiutato dal sodale amico Christophe Honoré in fase di scrittura, riserva nella prima parte un balletto separato alle due coppie: Mona vorrebbe allontanare Clément, Abel si intromette e la ragazza si interessa di quest'ultimo. La seconda parte invece diviene concertata, le relazioni si fanno ludico soffrire, ponendo Mona come accidente che scatena litigi e conflitti nei due uomini.

Garrel segue i suoi personaggi, gli rimane attaccato mentre passeggiano per Parigi, assegnando loro un destino preciso fin dalla prima carrellata mentre entrano lentamente nel quadro due asciugamani appesi nel reparto doccia di Mona, uno blu e uno rosso come il colore degli indumenti di Abel e Clément.
Il trittico composto dal regista francese si muove tra il dramma e la commedia, favorendo sempre il gioco autoironico sui personaggi e su di sé. Abel è, infatti, l'Io filmico di Louis, lo stesso nome portato dal protagonista di "L'uomo fedele", suggerendo un continuum di significati. Garrel autore sembra condividere con Abel la situazione difficile e a volte un po' ridicola dell'artista improvvisato, e non esita a smascherare con ironia – attraverso le parole di Mona, "pensi di essere più misterioso così?"- lo sguardo cupo e misterioso dei personaggi interpretati in carriera.
La visione del regista non può che dirsi volutamente inconsistente, leggera, quand'anche melancolica, come vuole la rappresentazione dentro un set cinematografico del Sessantotto francese. Evento ormai passato, irripetibile, citazione dei ruoli di Garrel stesso e omaggio agli autori che lo hanno accolto[1].

Abel e Clément condividono la lunga notte parigina con Mona, in fuga dal carcere fino all'alba, unico limite che sembra porsi fra le loro vite. Fino a quel momento i tre sono liberi di muoversi tra bar e strade, bagni pubblici, appartamentini e alberghetti da poco. Lo spostamento sincopato di luogo in luogo ridefinisce le intenzioni di Mona verso i due, imbastendo un gioco di rapporti che esula dalla rappresentazione realistica. La vita di Abel è una ricostruzione, un secondo sguardo sulla realtà che non potrà mai essere restituita, come il set cinematografico su cui lavora Clément. Dunque, al bando psicologie o sensatezze, Garrel imbastisce dialoghi che scorrono impetuosi dai registri inconciliabili, farseschi.

"Due amici" poggia le basi che costituiranno il seguente film (inafferrabilità e indefinitezza), beffardo dialogo sulla coppia coniugale prima che amicale e improntato sulla volubilità e malleabilità delle relazioni. Pur con qualche questione minore irrisolta in termini di intreccio, il film difende bene il fine ludico di Louis Garrel.


[1] Garrel interpreta personaggi immersi nel il Sessantotto francese in "The Dreamers" (Bernardo Bertolucci, 2003), "Les Amants Réguliers" (Philippe Garrel, 2005) e "Il mio Godard" (Michel Hazanavicious, 2015)


01/07/2019

Cast e credits

cast:
Louis Garrel, Golshifteh Farahani, Vincent Macaigne, Laurent Laffargue, Rachid Hami


regia:
Louis Garrel


titolo originale:
Les Deux Amis


distribuzione:
Movies Inspired


durata:
100'


produzione:
Les Films des Tournelles, ARTE France Cinéma


sceneggiatura:
Louis Garrel, Christophe Honoré


fotografia:
Claire Mathon


scenografie:
Jean Rabasse


montaggio:
Joëlle Hache


costumi:
Justine Pearce


musiche:
Philippe Sarde


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Sito ufficiale