CAST & CREDITS

cast:
Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Oscar Isaac, Daisy Bevan, David Warshofsky, Yigit Özsener

regia:
Hossein Amini

distribuzione:
Videa - CDE

durata:
96'

sceneggiatura:
Hossein Amini

fotografia:
Marcel Zyskind

scenografie:
Michael Carlin

montaggio:
Nicolas Chaudeurge, Jon Harris

costumi:
Steven Noble

musiche:
Alberto Iglesias

I due volti di gennaio | Recensione | Ondacinema

I due volti di gennaio

di Hossein Amini

thriller, drammatico, Regno Unito/Francia/Usa (2014)

di Alex Poltronieri

Voto: 6.0
"I due volti di gennaio", sin dalle prime sequenze trasporta lo spettatore nell'universo della scrittrice Patricia Highsmith, atmosfere classicamente thriller, omicidi, conflitti di classe, rapporti edipici irrisolti, orientamenti sessuali incerti, confini tra bene e male molto labili. Chi ha già letto qualche romanzo della grande scrittrice statunitense, o ha anche solo visto qualcuno degli adattamenti cinematografici di sue opere (su tutti "L'amico americano" di Wenders e "Il talento di Mr. Ripley" di Minghella) sa di cosa stiamo parlando.

Secondo adattamento del romanzo del 1964 dopo una versione tedesca (inedita da noi), "I due volti di gennaio" rappresenta l'esordio dietro la macchina da presa dell'acclamato sceneggiatore Hossein Amini (che ha pennellato gli script di film come "Jude", "Le ali dell'amore", "Biancaneve e il cacciatore" e soprattutto l'instant cult "Drive"), che mostra mano capace nella direzione dell'ottimo terzetto di protagonisti, e utilizza con cognizione la suggestiva ambientazione partenopea, ma, paradossalmente, è abbastanza inerte proprio in fase di scrittura, mostrando di non avere la forza necessaria per staccarsi con fermezza dalla pagina scritta. Siamo a metà degli anni '60, Chester McFarland (Viggo Mortensen) è un truffatore di mezza età che assieme alla giovane moglie Colette (Kirsten Dunst) si trova in vacanza (o, più probabilmente, in fuga) ad Atene. Quando, accidentalmente, uccide un investigatore privato sulle sue tracce, Chester si trova costretto, suo malgrado, a chiedere aiuto ad un ladruncolo del luogo, Rydal, affascinato dall'uomo, in cui rivede una figura paterna con cui non ha mai risolto i propri conflitti, e innamorato della moglie Colette. Doppi giochi, gelosie, inganni, violenza, sino ad una fuga finale per le strade di Istanbul, la tensione latente dell'inedito terzetto finirà per esplodere. Hossein Amini opera qualche sostanziale variazione rispetto al romanzo della Highsmith: ingigantisce il personaggio di Colette, solamente accessoria nelle pagine, rende meno spregevole e machiavellico Chester (nel romanzo assoldava un killer professionista per uccidere il complice-rivale Rydal), sposta l'ambientazione dell'ultimo atto dalla Francia alla Turchia, mantenendo però intatto il finale di redenzione.

Nonostante ciò l'insieme, per quanto impaginato in maniera elegante e professionale, risulta eccessivamente piatto e scolastico, e nemmeno il mestiere del cast riesce a dare vita a personaggi che oggigiorno suonano stereotipati e risaputi. Il duello psicologico, la rivalità, tra i due uomini non assurge mai al rango di tragedia contemporanea, la tensione sopita tra Chester e Rydal così ben descritta dalla Highsmith, resta un canovaccio immobile e piuttosto immotivato nella sceneggiatura di Amini, così come la reciproca gelosia nei confronti della bella Colette, che nonostante il maggiore spazio nella pellicola, rimane un personaggio marginale. Il ritmo dilatato, i lunghi confronti verbali contrapposti alla generale mancanza di "azione" e momenti sanguigni, fanno de "I due volti di gennaio" un thriller più anacronistico che davvero "classico", un prodotto sin troppo "perfetto" e freddo, che gli spettatori faticheranno ad amare.