CAST & CREDITS

regia:
James Watkins

distribuzione:
Pathè international

durata:
91'

produzione:
Rollercoaster Films

sceneggiatura:
James Watkins

fotografia:
Christopher Ross

scenografie:
Lisa Chugg

montaggio:
John Harris

musiche:
David Julyan

Eden Lake | Recensione | Ondacinema

Eden Lake

di James Watkins

thriller, Uk (2008)

di Anna Maria Pelella

Voto: 6.0
Il survival ha ormai fatto il suo tempo, e questo "Eden Lake", seppure girato bene, non aggiunge nulla al genere. Semmai contribuisce alla sensazione che tutto sia già stato detto. E che nulla più possa venire da un genere che ha avuto i suoi momenti migliori quasi trent'anni fa.

Jenny e Steve hanno l'idea poco felice di accamparsi in riva ad un lago, dove vedono girare una banda di ragazzini con un enorme cane aggressivo, e modi non esattamente educati. Tutto questo nell'Inghilterra di oggi, in cui le bande di adolescenti sono spesso sulle pagine dei giornali per fatti di sangue. Anni luce dopo la fine delle illusioni dell'epoca hippy, questo genere di comportamenti ha la stessa valenza nostalgica e pericolosa dell'autostop, pratica in cui per la verità ormai indulgono in pochi. Forse sarebbe il caso di dare un taglio anche ai campeggi in luoghi isolati. Chissà.
Comunque, nonostante le avvisaglie siano delle meno incoraggianti, i due non solo restano, ma si mettono ad affrontare i ragazzi che gli hanno rubato l'auto. La faccenda sfugge di mano e i due si trovano ad essere inseguiti nel bosco da un manipolo di delinquenti con intenti omicidi. Sarà solo questione di tempo e Jenny e Steve finiranno tra le mani dei ragazzi che cercheranno, con un certo grado di successo, di farli a pezzi. Jenny riesce a sfuggire, ma solo per finire a casa dei genitori del capo del gruppo. E se la teoria secondo la quale l'ambiente familiare plasma il comportamento è giusta, sappiamo già cosa aspettarci dai genitori di uno psicopatico.

Premio speciale della giuria a Sitges, questo "Eden Lake" è sicuramente ben girato, e gli attori hanno un convincente grado di credibilità, tale da far dimenticare la palese assurdità di base di una trama che avrebbe potuto avere un senso solo trent'anni fa. Nell'Inghilterra attuale le bande sono certamente un serio problema, ma in verità fanno già abbastanza danni nel quotidiano, senza che la gente offra il fianco rifugiandosi in luoghi isolati sotto il loro sguardo arrabbiato, con macchine di lusso e occhiali di marca. Ma in realtà la cosa che maggiormente irrita lo spettatore è l'atteggiamento da paladino dei due sprovveduti che, invece di scappare a gambe levate alla prima aggressione, addirittura pensano di doverne parlare coi genitori. Come se fosse mai possibile che simili psicopatici vengano allevati in un ambiente accogliente da gente disposta al dialogo.
E così siamo costretti a guardare una deriva, molto cattiva in verità, ma del tutto poco credibile, dal momento che nessuno sano di mente si caccerebbe in una situazione del genere. Non dopo "L'Ultima casa a sinistra", di certo. E neanche dopo "Un tranquillo weekend di paura". Ma certamente mai dopo "Come si può uccidere un bambino?".

Certo la qualità della pellicola è tale da indurrre a sperare che, con questa, si sia messa la parola fine ad un genere morto e sepolto da anni. Dal momento che, seppure girati in maniera impeccabile, e con un notevole grado di abilità estetica, certi plot hanno ormai il sapore stantio di qualcosa che va oltre ogni possibilità di recupero. Qualcosa che è pronto per la nostalgia dei tempi che furono. Tempi in cui ancora qualcuno porteva uscire vivo da un campeggio in riva ad un lago isolato. E senza finire sui giornali per aver sfoggiato un paio di occhiali firmati, in una situazione sociale talmente esplosiva da sembrare al limite della guerriglia urbana.

E se c'è una sola cosa che lo spettatore può portare a casa dalla visione di questo film, è l'ennesima conferma che solo i peggiori sopravvivono e, in condizioni estreme, sono in grado persino di riscrivere i fatti. Col solo risultato di affossare sempre più l'idea ormai obsoleta, che il dialogo possa risolvere o almeno impedire la degenerazione, in casi di vero e proprio odio sociale.