CAST & CREDITS

cast:
Tom Cruise, Emily Blunt, Bill Paxton, Noah Taylor, Lara Pulver, Jeremy Piven, Brendan Gleeson

regia:
Doug Liman

distribuzione:
Warner Bros.

durata:
113'

produzione:
Jason Hoffs, Gregory Jacobs, Tom Lassally, Jeffrey Silver, Erwin Stoff

sceneggiatura:
Christopher McQuarrie, Jez Butterworth, John-Henry Butterworth

fotografia:
Dion Beebe

scenografie:
Oliver Scholl

montaggio:
James Herbert

costumi:
Kate Hawley

musiche:
Ramin Djawadi

Edge Of Tomorrow - Senza domani | Recensione | Ondacinema

Edge Of Tomorrow - Senza domani

di Doug Liman

azione, fantascienza, Usa/Australia (2014)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 6.5

Doug Liman, a quattro anni da "Fair Game", thriller politico-spionistico più dialogato del solito, fa ritorno nei suoi spazi più congeniali: quelli dell'action adrenalinico che, dalla declinazione puramente spy del primo "Bourne" (i cui seguiti sono poi passati nelle più sapienti mani di Paul Greengrass), fino alle confluenze comiche di "Mr e Mrs Smith" e sci-fi di "Jumper", ha sempre trovato nel regista newyorkese un valente esecutore. Questa volta Liman, deciso a puntare su una più elaborata articolazione narrativa, trova terreno fertile nelle pagine di "All You Need Is Kill", un light novel giapponese (ibrido tra romanzo e manga, che "alleggerisce" la continuità del testo intervallandolo con frequenti illustrazioni). Proprio dall'opera di Hiroshi Sakurazaka trae, oltre alle principali linee di sviluppo del racconto, l'idea di un incessante loop temporale in cui ingabbiare il protagonista, Bill Cage (non poteva chiamarsi diversamente), un ufficiale che, scaraventato sulle spiagge francesi per arginare una inarrestabile invasione aliena, puntualmente muore e, ogni volta, si trova a rivivere quella sanguinosa giornata, sempre uguale a se stessa. Approfittando dei perpetui reset, conosce una prode soldatessa, Rita Vrataski, che disponeva del suo stesso potere ma lo ha perso, e con lei tenta di escogitare un piano per liberarsi dai Mimic, le mostruose creature tentacolari che hanno raso al suolo l'intera Europa e avanzano implacabili verso l'Inghilterra.

La differenza più rilevante della trasposizione cinematografica rispetto alla sua fonte originaria sta negli antefatti. Il maggiore Cage, che nel libro era una semplice recluta, nel film è invece un ex-pubblicitario, divenuto addetto dell'ufficio stampa dell'esercito, ma privo di qualsiasi competenza militare, che di punto in bianco, per cause ignote, si ritrova sbattuto sul campo di battaglia. Una scelta, questa, che avrebbe assunto un potenziale interesse perché in grado di incrementare il fattore umano del personaggio, ma che viene frettolosamente accantonata, forse per far subito spazio ai capitoli più spettacolari del prodotto. Sta di fatto che se, da un lato, contribuisce a un brusco effetto straniante sullo spettatore, lascia insoluti numerosi interrogativi sul versante logico.

Arriviamo dunque alla costruzione, centro nevralgico della pellicola in analisi. Non è la prima volta che Liman si diverte a frammentare e sfalsare i piani temporali: già in "Jumper" il teletrasporto diventava uno stratagemma per sincopare il ritmo narrativo e assestargli notevoli colpi di acceleratore. Il meccanismo che congegna per "Edge Of Tomorrow" è decisamente più vistoso e accattivante ma resta non particolarmente originale, sia nel panorama più recente - si pensi ai salti paradossali di "Looper" o agli "eterni ritorni" del "Source Code" di Duncan Jones, ma anche ad alcuni risvolti del debole "Oblivion", sempre con Cruise - che in quello cronologicamente poco più distante - in tal caso, è d'obbligo il riferimento a "Ricomincio da capo".
Infatti, specialmente nelle battute d'avvio, Liman restituisce, in tutto e per tutto, una traduzione fanta-bellica del celebre "Groundhog Day". Però, mentre nel cult di Harold Ramis, un'invenzione così forte, pur senza rinunciare al canonico happy end, trovava contorni filosofici nei labirinti insensati e alienanti del quotidiano, qui viene piegata - di certo, con grande perizia - esclusivamente alle vertigini spettacolose del disaster movie. Non che questo costituisca una colpa, ma forse un più raffinato innesco del meccanismo avrebbe aperto varchi verso contenuti inattesi. Ad esempio, gli estenuanti risvegli di Cage ben si presterebbero a un'autoironica metafora sull'infinita reiterazione delle dinamiche di genere, se non venissero riassorbiti poco a poco in una continuity abbastanza tradizionale e, tuttavia, comprensibile in relazione alle esigenze commerciali del film.
Liman individua, inoltre, un altro importante referente visivo nell'universo dei videogame, di cui riprende non solo i continui game over, ma anche specifiche scelte di messa in quadro che alternano panorami apocalittici da "Guerra dei mondi" (l'iniziale inferno di sabbia e proiettili è una sequenza davvero potente e frastornante), a rapide serie di campi stretti, zoom, brevi soggettive, visioni al ralenti e reinquadrature.

Fatte da parte queste valutazioni, nulla si obietta a "Edge Of Tomorrow" sul fronte del puro intrattenimento. Scritto, tra gli altri, dal lanciatissimo Christopher McQuarrie, è un giocattolone di grande effetto, confezionato con mestiere che, mantenendosi sempre avvincente e tamburellante, contrappone alle viscose idre, dai profili vagamente lovecraftiani, una coppia in equilibrata sintonia: Tom Cruise si conferma nel pieno di una seconda giovinezza e, nonostante l'avanzare degli anni, continua credibilmente a dar corpo a eroi muscolari, sfoderando il consueto carisma; dal canto suo Emily Blunt funge da ottima controparte femminile che, sul finale, rivela inevitabilmente le sue fragilità.
Con questa formula, il fiume in piena di Doug Liman, pur affidandosi in toto a una consolidata partitura di cliché che le apparenze tentano invano di celare, rientra a buon diritto tra le più divertenti offerte mainstream della stagione.