CAST & CREDITS

cast:
Jude Law, Rooney Mara, Catherine Zeta-Jones, Channing Tatum, Vinessa Shaw

regia:
Steven Soderbergh

durata:
106'

produzione:
Endgame Entertainment

sceneggiatura:
Scott Z. Burns

fotografia:
Peter Andrews

montaggio:
Mary Ann Bernard

musiche:
Thomas Newman

Effetti collaterali | Recensione | Ondacinema

Effetti collaterali

di Steven Soderbergh

crimine, Usa (2013)

di Giancarlo Usai

Voto: 7.0

Le azioni passate anticipano quelle future. È il mantra che ossessivamente i protagonisti psichiatri del film si ripetono, come una sorta di "chiave di tutto": solo se si riesce nell'obiettivo di prevedere che cosa i pazienti affetti da depressione faranno, solo in questo caso, un medico della mente umana è bravo. Sembra quasi un motto che smentisce la carriera dell'autore di "Effetti collaterali": Steven Soderbergh, infatti, è tutto fuorché un cineasta prevedibile osservando i suoi movimenti precedenti. Anzi, è proprio dell'impossibilità di tracciare lungo la sua filmografia una traiettoria lineare che il regista statunitense ha fatto un segno distintivo.

Dopo quasi un quarto di secolo di attività, e alla media di un film all'anno, Soderbergh fa del gioco con la macchina da presa, e con lo strumento-cinema stesso, il senso profondo del suo lavoro. Dissimulare, mascherare, svelare per poi rinnegare ciò che è stato appena mostrato: nella sua arte il divertimento nello sperimentare le infinite possibilità della Settima arte ha la stessa importanza della sceneggiatura più densa e pregnante che ci possa essere.

In questo suo ultimo lavoro, stranamente presentato in concorso a Berlino, aiutato dallo script di Scott Z. Burns, già sceneggiatore di "The Informant!" e "Contagion", l'autore di Atlanta opta per un registro stilistico glaciale e compassato, con l'unico obiettivo di creare una sorta di distacco definitivo nel rapporto emotivo che solitamente si crea tra i personaggi di una pellicola e lo spettatore. E una volta raffreddato il coinvolgimento emozionale, può partire la sarabanda di film nei film, come una specie di gioco di scatole cinesi che si aprono all'improvviso per dare l'avvio a un nuovo spettacolo. "Effetti collaterali" si presenta come un dramma tout court sulla piaga della depressione, un male di vivere che colpisce la protagonista Rooney Mara (impressionante la sua performance). Ma la malattia è solo parte della tragedia: al ritmo frenetico del mondo contemporaneo, una 28enne in affari può far fronte alle sue debolezze solo con uno scontato quanto dannoso ricorso agli psicofarmaci. I personaggi del film vanno alle feste, al lavoro, si incontrano per strada e si consigliano pasticche come se si trattasse di vestiti o souvenir. La panacea di tutti i mali starebbe dunque in una scatoletta di piccoli confetti colorati.

Ma quando la dipendenza dai medicinali porta Emily a compiere un gesto inconsulto, ecco che il film prende le forme di un medical thriller. Se un soggetto compie un delitto sotto l'effetto di psicofarmaci, chi è il responsabile? L'autore materiale della violenza? O il medico che, appunto, non ha saputo prevedere le azioni future sulla base di quelle passate?

Aiutato dalla colonna sonora glaciale ma in continuo crescendo di Thomas Newman, Soderbergh dismette i panni dell'osservatore sociale che immortala le nefaste conseguenze della depressione e si lancia improvvisamente in un nuovo film: sale in cattedra il personaggio di Jude Law, lo psichiatra, appunto, che, con una costante e pericolosa escalation di coinvolgimento personale nella vicenda di Emily pone su di sé i dubbi di una condotta professionale ed etica che forse ha oltrepassato il limite.

Per completare l'elenco delle matrioske contenute in "Effetti collaterali" dovremmo proseguire con la virata verso un giallo, che già a Berlino era stato definito come hitchcockiano per la sua abilità di ribaltare le apparenze in un continuo meccanismo di ribaltamento dei fatti. Ma forse sarà bene che sia lo spettatore a godersi il capovolgimento finale. Sottolineiamo soltanto che, ancora una volta, resta l'amaro in bocca per un eccesso di ambizione che porta Soderbergh a perdere puntualmente il controllo della complessa materia che tratta. Intento com'è a concentrarsi sull'esperimento teorico, anche stavolta non riesce a manipolare la narrazione fino al termine. E seguire coerentemente i suoi inaspettati cambi di direzione diventa sempre più ostico con il passare dei minuti. Ma è vera un'altra cosa: quando un cineasta riesce a mimetizzare la sua impronta a ogni scorribanda dietro la cinepresa, quando è in grado con scioltezza di passare dal puro divertissement al cinema di impegno civile solido e sincero, si è portati a perdonargli qualsiasi difetto.