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End of Justice - Nessuno è innocente

di Dan Gilroy

drammatico, thriller, Usa (2016)

CAST & CREDITS

cast:
Denzel Washington, Colin Farrell, Carmen Ejogo, Tony Plana

regia:
Dan Gilroy

distribuzione:
Warner Bros.

durata:
122'

produzione:
Macro Media, Topic Studios, Escape Artist

sceneggiatura:
Dan Gilroy

fotografia:
Robert Elswit

scenografie:
Kevin Kavanaugh

montaggio:
John Gilroy

costumi:
Francine Jamison-Tanchuck

musiche:
James Newton Howard

End of Justice - Nessuno è innocente | Recensione | Ondacinema

End of Justice - Nessuno è innocente

di Dan Gilroy

drammatico, thriller, Usa (2016)

di Diego Testa

Voto: 7.0

Un titolo parafrasante l'uscita dall'innocenza di Roman J. Israel, il quale si definisce "esimio" (esquire nel titolo originale), una categoria in disuso che attribuisce a Roman dei modi da gentiluomo del diritto. Pronto ad aiutare la persona, prima che il cliente, dovrà tuttavia piegarsi al marcio che scorre tra i grattacieli di Los Angeles, negli studi avvocatizi e nelle aule dei tribunali. Primo movente di questo dissesto morale del film scritto e diretto da Dan Gilroy sembrerebbe la carriera, l'avanzamento sociale in linea al guadagno monetario a causa dei quali i casi civili e penali diventano pratiche da schedare nei sistemi informatici, o vittorie da impugnare per pubblicizzare il proprio operato di persone di legge. Un contesto questo che rema contro al modello tutto etica e lavoro di Roman, in passato attivista e che dal passato attinge per vestire la sua persona: capelli afro, abiti larghi fuori moda e Eddie Kendricks che squilla dal suo telefono pre-smartphone. Roman, intelligentissimo e preparato, non sembra però accettare il cambiamento, ancorato all'impeto rivoluzionario di conquista dei diritti per gli afroamericani, si trascina il peso di una grossa ventiquattrore contenente il lavoro di una vita. Di fronte al decadente disincanto urbano, l'amorevole modo di Roman cederà pericolosamente al desiderio di rivalsa personale e alla feroce fame di successo.

Il Dan Gilroy regista si mostra  versatile, e pur presentandoci apparentemente un altro "Sciacallo", è in grado di adattare il suo stile ad un tipo di film opposto a quello dell'esordio. Il vampiro interpretato da Jake Gyllenhaal si muoveva di notte, in cerca di delitti, fino a trasformarsi in un piccolo demiurgo degli eventi da riprendere. Attorno ad esso Gilroy aveva intessuto una spettrale atmosfera che sfociava nel thriller d'azione.
Con Roman J. Israel, Gilroy trova una dimensione alternativa, ancorandosi e quasi sottomettendosi alla performance di Denzel Washington, difatti unico personaggio veramente compiuto e sul quale la scrittura e la camera ruotano costantemente. L'avvocato è ancora una volta un personaggio ai limiti, isolato per sua volontà dalle cuffie, eccessivo nei tic, nel comportamento e nelle capacità mentali e dialettiche. Nonostante "End of Justice" possa apparentemente sovrapporsi allo "Sciacallo" per la struttura del racconto, Gilroy preferisce stavolta un'altalena di generi che non prendono il sopravvento l'uno sull'altro ma delineano maldestramente eppure con coraggio questo vecchio dinosauro del diritto: commedia, thriller legale, dramma. "End of Justice" soffoca qualsiasi certezza di collocamento, imitando in questo lo smarrimento di Roman nel momento in cui si abbandona alla tentazione dell'illegalità. I protagonisti di Gilroy parlano costantemente, fanno affidamento sulle loro abilità quasi borderline e, d'improvviso, da semplici pedine delle decisioni altrui, si inventano attori del proprio destino pur di emergere come vincenti.
Los Angeles si frammenta in una serie di panorami luminosi, o interni laccati, mostrandosi non soltanto composta di edifici e strade, ma espandendosi verso il deserto ed il mare. Roman si muove a piedi in questi luoghi dapprima sordi al suo appello di giustizia, in seguito ammiccanti e suadenti fintanto che il denaro può pagarli (le ciambelle in riva al mare, l'appartamento nuovo).

Il finale amaro trova consolazione in un passaggio di testimone meccanico e imprudente, questa volta sì troppo volto a incoraggiare il pubblico. Ma si perdona a Gilroy questa svolta, come si può soprassedere alle imperfezioni e alle leggerezze di alcune scelte narrative che fanno di "End of Justice" un film facilmente condannabile, da cui traspare però un amore per il personaggio che non tende al perfezionamento dell'eroe e invece lo ribalta costantemente in una lenta tracimazione interiore. Un film che ascrive a sé il concetto di "normalità", e nel quale tra autore e star rifulge maggiormente la seconda ma in un temerario tentativo di insinuare il dubbio nello spettatore.