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End of the Line

di Maurice Devereaux

horror, Canada (2006)

CAST & CREDITS

cast:
Tim Rozon, Nina Fillis, Joan McBride, Robin Wilcock, Nicolas Wright, Ilona Elkin

regia:
Maurice Devereaux

durata:
95'

sceneggiatura:
Maurice Devereaux

fotografia:
Denis-Noel Mostert

scenografie:
Jean-Phillippe Hebert

montaggio:
Maurice Devereaux

costumi:
Julie Perrault

musiche:
Martin Gauthier

End of the Line | Recensione | Ondacinema

End of the Line

di Maurice Devereaux

horror, Canada (2006)

di Anna Maria Pelella

Voto: 6.0
La metropolitana è una buona ambientazione per un horror, infatti di questi tempi ogni tanto qualche regista si lascia affascinare dall'idea e gira una storia sui binari. Senza contare ancora la "Macelleria Mobile di Mezzanotte" di Clive Barker trasposto dal versatile Kitamura Ryuhei, e appena poco prima del pleonastico, ma pur sempre guardabile "Putevoj Obkhodchik" del russo Igor Shavlak, abbiamo questo "End of the line" di quel Maurice Deveraux che si è fatto notare per i precedenti "Slashers" e "Blood Symbol".

Si tratta di una suggestiva pellicola sui pericoli, di questi tempi anche piuttosto reali, della deriva religioso/apocalittica. Una sera come tante, improvvisamente annunciata dal suono di un cercapersone, scatta l'ora dell'armageddon, le armate della fede si mettono al lavoro e noi assistiamo all'ora del giudizio in metropolitana. Karen, la protagonista scampata poco prima all'assalto sui binari di un fedele leggermente erotomane, si sa la militanza religiosa impone la castità e questa, a volte, provoca una sorta di sociopatia monomaniacale incentrata sul sesso, si trova in un vagone pieno di morti e di gente dallo sguardo allucinato che brandisce un coltello a forma di croce e blatera di salvezza dalle forze del male, tipo un elettore medio repubblicano di questi tempi in America. Ma siccome siamo in Canada nessuno su quel treno, tranne gli esportatori della salvezza che hanno la lama della fede, possiede un'arma, motivo per cui per gran parte del film assisteremo al tentativo di sfuggire alla salvezza propinata attraverso l'uso dell'arma bianca, da parte di quei pochi atei che non hanno abboccato all'amo autodistruttivo del reverendo condottiero di crociate per il bene dell'umanità, vi ricorda qualcuno? Le reti televisive e quelle telefoniche sono in mano ai fedeli, e questo ci riporta sinistramente alla situazione dei media al momento in America, e i pochi scampati si trovano a correre su e giù per i cunicoli armati di spranghe e colpendo un po' a caso i fedeli nella speranza di farli rinsavire o per lo meno di renderli inoffensivi. Tutto questo finché non suona di nuovo il cercapersone, e allora...

L'effetto amplificato dalla regia sobria, è quello dell'angoscia del cittadino medio di fronte all'ineluttabilità della follia, la fede cieca è qua il segnale del capolinea del titolo, un fine corsa che ci si può aspettare da un momento all'altro, se si vuole vedere nelle ultime crociate il segnale divino dell'accadere di un qualcosa che in realtà non esiste. I protagonisti spazzati via da crociati bambini sono l'ultimo baluardo di normalità in un mondo dove la promessa della salvezza passa attraverso l'uso delle armi, e il castigo per chi non viene salvato sembra essere quello di una follia ancora maggiore: i demoni dell'apocalisse dietro l'angolo.

Devereaux ci porta allegramente incontro al mostro dentro il nostro tranquillo vicino di casa e ci lascia senza neanche un briciolo di speranza per il futuro dei pochi che ancora ragionano di questi tempi. È per questo che il film risulta davvero ben riucito, non c'è neanche un'ombra del compiacimento per la fine, solo il segnale del capolinea, un finale che appare ineluttabile e quanto mai possibile in un mondo dove i dogmi hanno da tempo sostituito il pensiero libero.