CAST & CREDITS

cast:
Asa Butterfield, Harrison Ford, Abigail Breslin, Viola Davis, Ben Kingsley

regia:
Gavin Hood

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
114'

produzione:
Summit Entertainment

sceneggiatura:
Gavin Hood

fotografia:
Donald McAlpine

scenografie:
Greg Berry, A. Todd Holland, Clint Wallace

montaggio:
Lee Smith, Zach Staenberg

costumi:
Christine Bieselin Clark

musiche:
Steve Jablonsky

Ender's Game | Recensione | Ondacinema

Ender's Game

di Gavin Hood

fantascienza, Usa (2013)

di Paolo D'Alessandro

Voto: 7.0

Portare sul grande schermo la saga di Ender sembrava un'impresa impossibile. Manovre e schieramenti tattici, dialettica politico-sociale, drammi e dilemmi etici: nei quindici libri del ciclo fantascientifico dello scrittore Orson Scott Card all'epos si accenna appena, mondi e scenari futuribili vengono lasciati quasi del tutto alla fantasia del lettore. Quando è entrato nel progetto, il regista Gavin Hood aveva ancora nel curriculum un film mediocre come "X-Men le origini: Wolverine". Contro le probabilità, "Ender's Game", si rivela un adattamento fedele ed equilibrato del romanzo che ha inaugurato il cosìdetto Enderverse, anche se le necessità di sintesi hanno mietuto qualche vittima.

In un futuro lontano, la Terra ha subito l'invasione dei Formic, una misteriosa razza aliena sconfitta con il sacrificio dall'ammiraglio Mazer Rackham. Cinquant'anni dopo, la Flotta Internazionale, il corpo militare che difende il pianeta, sta ancora cercando il suo successore attraverso il Programma: lo scopo è raccogliere e addestrare bambini al pensiero tattico e alla disciplina militare, per individuare colui che potrà guidare la Flotta e portare guerra ai Formic. Il Colonnello Graff (Harrison Ford) ha già un'idea precisa: Ender Wiggin (Asa Butterfield), il terzo figlio di una famiglia della quale erano già stati scartati il violento primogenito Peter e la tenera Valentine. 

Ender viene quindi separato dalla sorella e costretto ad affrontare la sua fragilità nella rigida Scuola di Battaglia. Accanto alle lezioni e alle battaglie simulate, il ragazzo viene sottoposto alle continue prove di carattere del generale Graff. La sua genialità e i tranelli del colonnello ne fanno dapprima un paria, ma grazie alla sua attitudine al comando e alla tendenza all'indipendenza riuscirà presto a farsi amici - e nemici giurati. È così che Ender impara la sua contraddizione più intima: conoscere il nemico così a fondo da amarlo, e in quel momento annichilirlo senza appello. Questo gli è richiesto dal suo addestramento militare, dal crudele e realissimo gioco che metterà in dubbio la sua stessa umanità, e il suo ruolo nella Storia con conseguenze che non può prevedere.

Al netto delle semplificazioni e delle necessarie riduzioni a un romanzo complesso e non "classicamente" strutturato e, anzi, sostanzialmente introduttivo, l'"Ender's Game" di Gavin Hood riesce a rimodellarne la sostanza in modo fedele, nonostante le scorciatoie di script e l'appiattimento dei personaggi renda difficile cogliere appieno l'impianto tematico e le implicazioni di una riflessione ampia sulla natura umana e il conflitto tra ragione e istinto. Hood sembra quasi più concentrato a sottolineare la crudeltà di un'infanzia mutilata, dell'etica orribile ma necessaria del "fine che giustifica i mezzi" - in questo caso, l'uso di bambini - e l'identità fra gioco e realtà. Sfuma quindi ai margini il conflitto interiore di Ender, l'estremo senso di colpa che alimenta il personaggio, e ancor più un tema importante nell'intero corpus di romanzi, quello di cultura e retaggio. Il focus è l'incondizionata assoluzione che gli "adulti" garantiscono a Ender per qualsiasi sua azione, come a tutelarlo da se stesso, in cui viene meno l'ipocrisia e l'opportunismo che invece caratterizzavano il materiale originale. A Hollywood rimangono un po' di complessi di fanciullezza.

Attorno al cast di livello, Hood modella un ambiente visivo pragmatico, quasi comodo e claustrofobico, poco interessato a creare mondi visionari, quanto piuttosto a ribaltarne il punto di vista: i riferimenti a "2001", "Battlestar Galactica" e "Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni" sono evidenti. Lo script psicologico e molto parlato è dato in pasto con successo a un giovane Asa Butterfield ("Il bambino con il pigiama a righe", "Hugo Cabret") che ne compensa le sviste di scrittura, e dà il meglio (di nuovo) accanto a un economico ma incisivo Ben Kingsley. Performance militari e misurate invece dal duo di "burattinai" interpretati Harrison Ford e Viola Davis.

Come si accennava, la saga di Ender potrebbe figliare anche al cinema: tra sequel diretti, spin-off e prequel Scott ha creato un universo potenzialmente infinito. Ma Hood non ha (solo) messo la pietra angolare di un possibile franchise, si è limitato a reso digeribile per una vasta audience qualcosa di discretamente sfidante per gli standard narrativi dell'industria attuale. Se il box office gli darà ragione, i prossimi passi potrebbero alzare ancora la soglia.