CAST & CREDITS

cast:
Nicholas Hoult, Kristen Stewart, Guy Pearce, Jacki Weaver

regia:
Drake Doremus

distribuzione:
Lucky Red

durata:
101'

produzione:
Freedom Media, Infinite Frameworks Studios, Route One Films, Scott Free Productions

sceneggiatura:
Nathan Parker

fotografia:
John Guleserian

scenografie:
Katie Byron, Tino Schaedler

montaggio:
Jonathan Alberts

costumi:
Alana Morshead, Abby O'Sullivan

musiche:
Dustin O'Halloran, Sascha Ring

Equals | Recensione | Ondacinema

Equals

di Drake Doremus

melò, fantascienza, Usa (2015)

di Matteo Zucchi

Voto: 5.5

"Ne è uscito un imperfetto".

Scritto da Nathan Parker, già sceneggiatore di "Moon", basandosi su un'idea dello stesso regista, l'ultimo film dell'ex-enfant prodige (ma davvero ?) Drake Doremus è sostanzialmente un tentativo di rielaborare il cinema solito del cineasta statunitense inserendolo in un setting fantascientifico, il quale risulta, chiaramente e fin dal principio, un pretesto per ribadire il proprio percorso e una patina di ricercata ed immediata fascinazione visiva. Ma è proprio la sfarzosità dell'apparato estetico, che dovrebbe essere la prima raison d'être dell'intera operazione, a mostrare fin da subito i limiti del film di Doremus. Difatti, nonostante la storia narri un recupero dell'umanità mediante la passione e le emozioni, questo non si concretizza mai a livello percettivo, se non tramite prevedibili giochi di luce oppure improvvisi passaggi alla macchina a mano o ancora le esplosioni elettroniche della colonna sonora (per altro piacevole, pur nella sua monotonia), che tra l'altro si contrappone alla musica classica che imperversa nella prima parte.

Questa contraddizione si concretizza nel mantenimento di uno stile registico minimale e ipercontrollato e di una palette cromatica scarna e asettica per tutta la durata della pellicola. Al riguardo si citino le sequenze in cui il protagonista interpretato da Nicholas Hoult (era lecito aspettarsi di peggio dal belloccio, così come dalla sua compare) comincia ad essere travolto dalle incipienti emozioni e tracce di matericità fanno rapidamente capolino, per poi sparire per il resto dell'opera. Infatti gli amplessi fra i due giovani personaggi principali vengono resi tramite dettagli microscopici (e stereotipati) e continue ellissi, rendendo quelli che dovrebbero essere gli apici emotivi di "Equals" degli ennesimi esercizi di astrazione visiva, in cui lens flare, nettissimi contrasti cromatici e similia la fanno da padroni, riducendo la materia stessa alla sua (esteticamente curatissima) superficie. Ed è in virtù di tale natura eminentemente superficiale della propria opera che Doremus si permette di trattare in maniera a dir poco sbrigativa l'approfondimento dei vari personaggi secondari (fanno parziale eccezione quelli interpretati da Guy Pearce e Jacki Weaver), così come la cornice sci-fi, la quale dovrebbe essere invece il nucleo (o perlomeno uno tra questi) per le accennate ma tutt'altro che approfondite riflessioni di carattere sociologico insite nello script.

Per quanto regista e sceneggiatore possano essere molto facilmente accusati di aver creato un'opera derivativa per il modo in cui "Equals" va ad inserirsi nella scia di film come "The Host" (ed in effetti riprende moltissimo del cinema precedente di Andrew Niccol), "Warm Bodies" e "The Giver" sia per il target che per molte scelte estetiche, in realtà l'opera del giovane regista va considerata in primo luogo all'interno del suo cinema sentimentale post-adolescenziale, ricco di esplosioni melodrammatiche e fondato su continue contrapposizioni (i due protagonisti, spesso gli unici personaggi realmente approfonditi, la fotografia contrastata, dualismi elementari quanto prolifici, come quello emozione/razionalità, etc...). Con questo non si intende assolvere gli indiscutibili (ed enormi) difetti dell'opera ma legittimare l'operazione del cineasta americano che si avvicina piuttosto al filone fantascientifico più intrinsecamente antropocentrico, quello che, come il monumentale "Solaris" di Tarkovskij esemplifica bene, vive della negazione dei propri elementi di genere (e dell'ideologia, perlomeno inizialmente, sottostante), per riaffermare la centralità dell'umano nelle sue riflessioni, anche ricorrendo a passaggi didascalici. Come l'opera di Doremus in almeno un paio di dialoghi (d'altronde lo fece anche il grande cineasta russo). Spiace pertanto che "Equals" sia castrato fin dal concepimento (per restare in tema col film) dall'incapacità di analisi che spesso la sceneggiatura evidenzia e dalle scelte estetiche banalmente indie che rendono palese la mancanza di una reale riflessione (e perciò mediazione) sulla rappresentazione di un simile universo filmico e degli occulti sentimenti che si agitano in esso. Ma d'altronde è l'imperfezione a renderci umani. Drake Doremus non ce ne voglia.