CAST & CREDITS

cast:
Liam James, Sam Rockwell, Toni Colette, Steve Carell, Allison Janney, Maya Rudolph, AnnaSophia Robb, Amanda Peet, Nat Faxon, Jim Rash

regia:
Jim Rash, Nat Faxon

distribuzione:
20th Century Fox

durata:
103'

produzione:
Sycamore Pictures, The Walsh Company, OddLot Entertainment

sceneggiatura:
Nat Faxon, Jim Rash

fotografia:
John Bailey

montaggio:
Tatiana S. Riegel

musiche:
Rob Simonsen

C'era una volta un'estate | Recensione | Ondacinema

C'era una volta un'estate

di Jim Rash, Nat Faxon

commedia, Usa (2013)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 6.5

Archiviato l'Oscar per la sceneggiatura di "Paradiso amaro", la rodata coppia di autori/attori Nat Faxon e Jim Rush debutta alla regia con "C'era una volta un'estate", una nuova incursione tra i territori insidiosi delle famiglie disfunzionali dell'America contemporanea.

Duncan, adolescente introverso e impacciato, è trascinato controvoglia in una località balneare del New England per passare le vacanze con la madre Pam e il suo ultimo fidanzato Trent. L'occasione sembra ideale per consolidare i rapporti all'interno del nuovo nucleo famigliare, ma la realtà si rivela presto ben diversa: vessato e schernito dall'arrogante Trent, trascurato dalla madre alle prese con le sue relazioni sociali, escluso e  osteggiato dalla sorellastra e dai ragazzi del posto, il timido Duncan passa le sue giornate chiuso in un rabbioso mutismo, girovagando per il quartiere con una vecchia bicicletta. Un giorno, quasi per caso, entra nel parco acquatico Water Wizz e conosce il suo gestore Owen, eterno Peter Pan dalla parlantina svelta e dall'animo nobile, che gli offre un lavoretto estivo e, soprattutto, la sua complice amicizia. In poco tempo il Water Wizz diventa per Duncan un rifugio sicuro dove rintanarsi per sfuggire alla mediocrità del suo quotidiano, una seconda famiglia in cui crescere e maturare esperienze per affermare la propria identità.

Per la complessità e il potenziale narrativo delle dinamiche che può innescare, l'adolescenza è diventato un tema assiduamente frequentato dal cinema indipendente americano, spesso targato Sundance. "C'era una volta un'estate" si inserisce con pochi clamori in questo filone, senza portare nessun elemento innovatore di rilievo ma riuscendo comunque a distinguersi per l'acuta ironia e un piacevole senso di nostalgico sentimentalismo.

La pellicola è ambientata infatti in un non-luogo (un parco divertimenti rimasto immutato, per esplicita volontà del suo creatore, fin dai tempi dell'inaugurazione) e in un non-tempo (una lunga estate calda con biciclette vintage e pochi cellulari, che ammicca molto agli anni 80) che diventano facilmente metafora della condizione di indeterminatezza e confusione dei protagonisti. Non solo del giovane Duncan (Liam James, adattissimo), che riuscirà a vincere le proprie chiusure attraverso un percorso di formazione dalle cadenze narrative piuttosto convenzionali, bensì anche degli adulti che lo circondano. Al ritratto di questi uomini (e donne) immaturi, prigionieri delle proprie ipocrisie quotidiane e incapaci di reggere il peso delle responsabilità, sono riservate le pagine più ciniche e sferzanti del film: gli autori Faxon e Rush cesellano con precisione e implacabile sarcasmo una manciata di personaggi irresistibili nelle loro debolezze e meschinità, splendidamente interpretati da un cast sorprendentemente frizzante.

Se Toni Collette, donna e madre fragile e spaesata, e Steve Carell, il patrigno subdolo e arrogante, autenticamente sgradevole, risultano al solito impeccabili, sorprende per eccentrica sguaiatezza Allison Janney, l'esplosiva vicina di casa propensa al pettegolezzo e sempre sull'orlo dell'ubriachezza. Menzione speciale per Sam Rockwell che, nei panni dell'amico e mentore Owen, dosa bene spensieratezza e profondità, esuberanza e amarezza, speranze e rimpianti: il suo malinconico colloquio finale con Duncan, accarezzato dalla luce dell'alba "del giorno dopo", riesce a emozionare.

Prendendo a riferimento titoli come "Little Miss Sunshine" e "Adventureland", arricchiti con un tocco di autobiografismo, Faxon e Rush hanno costruito una pellicola dalla struttura solida e piuttosto convenzionale, illuminata però da una scrittura di briosa scioltezza e da interpretazioni brillanti. Un delicato e agrodolce coming of age capace, in definitiva, di divertire genuinamente e commuovere sinceramente.