CAST & CREDITS

cast:
Richard Harmon, Dylan Playfair, Stephanie Bennett, Howie Lai, Leanne Lapp, Alex Barima, Victor Zinck Jr., Peter Chao

regia:
John Poliquin

distribuzione:
M2 Pictures

durata:
95'

produzione:
Shawn Angelski, Martin Fisher

sceneggiatura:
The Vicious Brothers

scenografie:
Jacqueline Miller

musiche:
Quynne Alana Paxa

ESP 2 - Fenomeni paranormali | Recensione | Ondacinema

ESP 2 - Fenomeni paranormali

di John Poliquin

horror, Canada/Usa (2012)

di Vincenzo Lacolla

Voto: 3.5
Ennesima riproposizione di un cinema sempre orgogliosamente de-centrato tanto nella composizione delle inquadrature quanto nell'interdipendenza delle singole micro e macro-sequenze narrative, "Esp 2 - Fenomeni parnormali" è sequel di quell'omonimo film che già alla sua uscita, un paio d'anni fa, appariva perfettamente in linea con il modaiolo filone blairwitcheriano di cui rappresentava una poco convincente e più "esplicita" rivisitazione, al contrario di pochi altri prodotti ben più validi (tanto per citarne uno, il primo "Rec" del duo Balaguerò-Plaza).

Si torna sui luoghi del mistero, nel buio e insidioso ospedale psichiatrico abbandonato al confine tra Canada e Stati Uniti in cui abitano le minacciose anime di pazienti e medici, carnefici della troupe televisiva nel primo episodio. Anche qui, i protagonisti intrattengono un rapporto diretto con il mondo del cinema, delle immagini e degli "inganni visivi": non più pseudo-documentaristi per il tubo catodico, ma giovani studenti di cinema, nonché amici decerebrati e ingordi consumatori di film horror. Il più nerd del quartetto, aspirante Carpenter/Craven del futuro, proprio mentre sta girando il suo lavoro d'esordio (un mediocre polpettone di teen-movie, slasher e torture porn che, per inciso, pare più interessante e genuino del film in questione), viene contattato da un misterioso blogger (dal sibillino nickname Death Awaits 666) che, in risposta alla videorecensione in cui stroncava il primo "Esp", gli invia una breve clip, non presente nel film in analisi, in cui il reporter della tragica spedizione si aggira solo in una tetra stanzetta della struttura. Nella mente del giovane filmmaker si insinua un dubbio tremendo: "Grave Encounters" è davvero soltanto un film? Per scoprirlo trascina saggiamente i tre sodali in un'allegra scorribanda canadese con l'obiettivo di ispezionare il presunto luogo del disastro. Il massacro è assicurato.

La prima parte, forse in virtù di propositi metacinematografici potenzialmente intriganti, si lascia seguire senza troppe difficoltà, nonostante una scrittura abbastanza squallida che, assegnando identità e ruoli ai singoli personaggi secondo dinamiche trite e ritrite, non si astiene da picchi di rara imbecillità. A partire dall'ingresso nel fatiscente castello degli orrori, scompaiono i già modesti residui salvabili e il film diventa una replica del precedente, inutile e sempre uguale a se stessa.
Dietro le livide gradazioni verdastre delle telecamere in modalità notte che riprendono lo sgomento dei ragazzini e le apparizioni dei furiosi e spettrali inquilini, più che l'oscuro fascino del paranormale, dell'insolito, dell'unheimlich cinematografico, si cela un fast food di spaventi usa e getta, consumati frettolosamente dai fruitori come un untuoso hamburger. Si esce dalla sala non terrorizzati, ma estenuati da un'overdose di effettacci che, sebbene in grado di scatenare qualche effetto nell'immediata ricezione, in quello stesso istante, rivela le proprie scarse qualità e gli inesistenti stimoli artistici ed espressivi.
Al timone di questa operazione finalizzata (apertamente?) a far cassetta, l'esordiente John Poliquin si limita a una ripresa letteraria del lavoro originario, non cambiando di una virgola l'impostazione dei Vicious Brothers, stavolta solo sceneggiatori e impegnati in un rapido cameo.
Cinema furbetto ed esibizionista che urla con sguaiatezza, "Grave Encounters 2" sicuramente non annoia. Indispone e basta.