CAST & CREDITS

cast:
Sean Rogerson, Juan Riedinger, Ashleigh Gryzko, Mackenzie Gray, Merwin Mondesir

regia:
The Vicious Brothers

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
92'

produzione:
Twin Engine Films, Digital Interference Productions

sceneggiatura:
The Vicious Brothers

fotografia:
Tony Mirza

scenografie:
Paul McCulloch

montaggio:
The Vicious Brothers

costumi:
Natalie Simon

musiche:
Quynne Craddock

ESP - Fenomeni paranormali | Recensione | Ondacinema

ESP - Fenomeni paranormali

di The Vicious Brothers

horror, Canada (2010)

di Giuseppe Vuolo

Voto: 4.5

"ESP - Fenomeni paranormali" è un piccolo prodotto horror canadese realizzato con meno di mezzo milione di dollari, per la firma di tali Vicious Brothers (regia, montaggio e sceneggiatura). Un film che si può da subito definire misero, e non certo per la somma investita quanto, piuttosto, per il fatto che basa il proprio punto di forza sul fenomeno "The Blair Witch Project", che lo precede di dieci anni, cercando di sfruttare la scia del successo commerciale dei più recenti "Rec" e "Paranormal Activity": del primo non è in grado di eguagliare un certo grado di "originalità" e il ritmo serrato (è soprattutto il finale a rimandare in maniera chiara alla pellicola spagnola), mentre dal secondo - già di per sé un successo assai fortunoso - prende la tematica relativa ai fenomeni paranormali (così come vuole l'astuto titolo italiano), aggiungendo un po' di soldi (molti, in realtà, rispetto a "Paranormal Activity") e l'ormai abusato - ma sempre in voga - concetto di Real Tv/Reality Show.

Per ciò che concerne lo script in sé, viene saccheggiato, in maniera abbastanza spudorata, quello di un altro film di circa dieci anni prima (1999), ossia "Il mistero della casa sulla collina" (a sua volta remake - tra l'altro brillantemente riuscito - di un classico del genere datato 1959 con Vincent Price, qual è "La casa dei fantasmi"). Basta pensare al vendicativo, feroce e fatiscente macello psichiatrico, nel quale opera il folle chirurgo Vannacutt, comparandolo con la vicenda narrata in "ESP": la figura del dottor Friedkin (che conduce al finale simil-"Rec"); i cellulari che non funzionano; le immagini dei "pazienti" che deformano i loro volti, evidenziando enormi bocche nere pronte ad assorbire nel buio i malcapitati protagonisti; i letti sanitari e le sedie a rotelle; la vasca piena di sangue (ne "Il mistero della casa sulla collina" vi viene uccisa un'infermiera, mentre in "ESP" vi si suicida una paziente - ma nel film del 1999 vi è anche un serbatoio pieno di sangue, in cui vi è nascosta una mostruosa presenza che cerca di far sprofondare la protagonista all'interno dello stesso serbatoio); la malvagia nebbia che avvolge le vittime facendole sparire; la cabina di regia che permette la supervisione degli ambienti.

"ESP" si rivela ben presto, nella sostanza, un'accozzaglia di pezzi assemblati alla bell'e meglio, per ottenere una macchina sgangherata, il cui motore gira a vuoto. Una macchina costretta a procedere a rilento su una pista priva di vie d'uscita; intrappolata, insomma, così come lo sono i protagonisti del film - una trappola per topi (quelli che vengono scoperti nelle sequenze iniziali nei sotterranei).

Cosa si può salvare di questo prodotto, dunque? Difficile dirlo. Certo non la trama, che si pone superficialmente sul piano di mostrare - smascherandola - la finzione di un Reality Show, fino a diventare un tutt'uno con tale "finta" realtà (avrebbe giovato, invece, lavorare meglio su un paio di caratteri protagonisti per rendere il dramma almeno accattivante). L'unica, allora, è l'atmosfera surreale e dilatata (si cerca d'insistere sull'aspetto dello scorrere del tempo, ma senza convincere) da incubo: vale la pena citare la scena in cui enormi braccia nere fuoriescono e pendono dalle pareti alla ricerca dei corpi degli intrusi, la quale può far pensare sia a "Repulsion" di Polanski sia a "Il giorno degli zombi" di Romero. Quest'atmosfera si viene a creare (o comunque si accentua) dopo che il gruppo cerca la fuga, forzando la porta dell'atrio che era stata chiusa con una catena dall'esterno (per rendere la puntata del programma televisivo più avvincente), ritrovandosi dinnanzi a un altro lugubre labirintico corridoio.

Purtroppo il campionario di soluzioni messe in scena (il riflettore che si abbatte al suolo, la porta che sbatte all'improvviso, la sedia in mezzo al corridoio che prima non c'era) segue un noioso schema didattico che non asseconda il terrore che le stanze infestate dovrebbero suscitare. E persino la sensazione di opprimente angoscia claustrofobica non si palesa mai, perché è così evidente che si vuole giungere allo stadio finale di follia/lobotomia che lo spettatore più smaliziato attende l'epilogo solo per senso del dovere.

Lasciate perdere. Vedere la strega di Blair e "Rec" è più che sufficiente, per quanto riguarda il genere (persino un "Paranormal Entity" risulta più soddisfacente in termini di inquietanti presenze domestiche). E se proprio v'interessano i manicomi, andate a ripescare, invece, "Session 9" (benché non si tratti di mockumentary).