Exiled
di Johnnie To
westernoir, Hong Kong (2006)
Ma come sempre, in questi casi, è meglio parlare di cinema.
Siamo a Macao nel 1998. In un momento storico di grande incertezza (a breve Macao tornerà territorio cinese), cinque amici si ritrovano in maniera assai rocambolesca: Wo è un "rinnegato" che con la famiglia si ristabilisce in città; Blaze e Fat devono ucciderlo per conto del boss Fay, che fu tradito da Wo anni prima; al contempo, però, Tai e Cat vogliono proteggerlo. I cinque si conoscono sin dall'infanzia...
Della possibile metafora politica a Johnnie To interessa ben poco, Macao diventa set ideale di "Exiled" per l'assenza provvisoria di autorità. E' come il più classico dei villaggi del Far West: fuori dal mondo e anche fuori dal tempo. L'incipit in tal senso è di chiarezza cristallina: i due killer, che devono uccidere il vecchio amico Wo, bussano alla porta di casa e la moglie dice loro che l'uomo non c'è. Subito dopo, si presentano Tai e Cat, ma la risposta non cambia. Fuori le strade sono deserte e i quattro si scrutano in un tripudio di movimenti di macchina nel crescendo delle musiche di Dave Klotz e Guy Zerafa. Siamo dalle parti di Sergio Leone, insomma. E, per chi non se ne fosse ancora accorto, diviene evidente poco dopo, quando Cat fa muovere una lattina a suon di pallottole, come succedeva al cappello in "Per qualche dollaro in più".
Con "Exiled" il regista di Hong Kong chiude un cerchio: dedica una lirica elegia al gruppo di "The mission" (le facce sono le stesse, con in testa un Anthony Wong in gran spolvero) e si focalizza sui liquidi giochi cromatici e su sparatorie prolungate, costruite come coreografie, nelle quali anche gli spruzzi di sangue posseggono un loro ritmo. Un ritorno al passato che niente ha a vedere col simmetrico e astratto noir del '99, dal momento che "Exiled" è il film degli scarti narrativi improvvisi: in una sorta di western metropolitano, chi si aspetterebbe, ad esempio, una fuga nel deserto, dove poi il gruppo si impossesserà - quasi senza volerlo - della "diligenza" che trasporta lingotti d'oro?
E se abbiamo citato l'italiano Leone (e l'Italia è omaggiata anche da un'altra simpatica gag), non si può tacere dell'altro importante referente cinematografico di questo film, ovvero Sam Peckinpah e il suo "mucchio selvaggio", delle cui gesta gli uomini di To sembrano replicare la fatale parabola.
L'elegia di "Exiled" è anche una rinnovata elegia all'amicizia virile, valore inscritto nei passaggi con una pallina di carta in "The mission", qui descritto nella verticale discesa di una lattina lanciata in aria, la cui fine della traiettoria segna il termine dei giochi.
La levità e l'imprevedibilità sono i segni distintivi di "Exiled". Se "The Mission" era il film che ricostruiva le fondamenta dell'action-noir di Hong Kong, con l'ennesima fatica Johnnie To decostruisce il genere e lo frantuma in una miriade di derivazioni che vanno a delineare quello che è a tutti gli effetti un compendio dell'arte del regista.

cast: Anthony Wong Chau-Sang, Francis Ng, Nick Cheung, Roy Cheung, Lam Suet, Simon Yam, Josie Ho
regia: Johnnie To
distribuzione: Ripley's Film
durata: 110'
produzione: Johnnie To
sceneggiatura: Szeto Kam-Yuen; Yau Nai-Hoi; Yip Tin-Shing
fotografia: Cheng Siu Keung
scenografie: Tony Yu
montaggio: David M. Richardson
costumi: Stanley Cheung
musiche: Dave Klotz; Guy Zerafa
