Fabian oder der Gang vor die Hunde | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Domenico Ippolito
6.5/10

Negli ultimi anni le produzioni tedesche hanno realizzato diverse opere per raccontare l’epopea della cosiddetta Repubblica di Weimar (vedasi, per tutte, la serie "Babylon Berlin"), il periodo tra le due guerre mondiali di un Paese in balia di crisi politica, fervore creativo e instabilità sociale; anni complessi e affascinanti, terminati con l'ascesa al potere del nazismo. L'anno scorso alla Berlinale è andato di scena l’adattamento di un romanzo simbolo di quegli anni, il capolavoro modernista "Berlin Alexanderplatz" di Alfred Döblin; nell'ultima edizione della rassegna, è apparsa la versione anche di "Fabian" di Erich Kästner, libro forse meno citato, ma più popolare per la sua immediatezza distaccata, sopraffino nella narrazione di uno sguardo disincantato e divertito.

Un uomo, testimone oculare e partecipe, a volte lui stesso protagonista, di vicende al limite del surreale nella "Sodoma e Gomorra" tedesca di inizio anni Trenta, la capitale Berlino. È Jakob Fabian (Tom Schilling, "Oh Boy"), di professione pubblicitario e con ambizioni di scrittore, che vivacchia dividendosi tra il sonnolento ufficio, una stanzetta in affitto e i roboanti locali notturni della città, spesso in compagnia dell’amico Labude, ricco dottorando dalle forti idee sociali e l’animo inquieto. Catturato dall'attempata seduttrice Irene Moll (Meret Becker), il nostro scappa via quando il marito di lei gli propone un contratto di natura sessuale con la consorte; quando, però, incontra Cornelia (Saskia Rosendahl, "Opera senza autore"), giovane giurista e aspirante attrice, Fabian decide di restare, perché sembra vero amore. Almeno fino a quando lui non viene licenziato su due piedi, e lei non deve scegliere se compromettersi per inseguire il grande sogno in celluloide.

Dominik Graf, classe 1952, attivo soprattutto in ambito televisivo (ma aveva firmato in patria un caposaldo del genere crime di fine anni Ottanta, "Un angelo caduto dall’inferno"), sceglie una rappresentazione sorprendente, mescolando come un frullatore impazzito avanguardia e digitale, voyerismo e vaudeville, split screen e formato d’epoca, dentro un racconto disordinato ma pulsante, che rende instabile le poltroncine agli spettatori. Superate le scomodità iniziali, lo scorrere delle immagini si riassesta dentro binari meno dirompenti ma sempre immersivi, complice il ruolo dato alla storia d'amore tra i due protagonisti. Il racconto non si fa mai melenso, ma resta sospeso e sghembo, autentico per la vivacità dei corpi nudi che si cercano, dei pasti consumati nel cuore della notte, del sudore colloso di mani che afferrano e lasciano cadere banconote, bicchieri e sigarette, altre mani.

La veemenza di situazioni, sentimenti, volti, dentro la durata fiume di oltre tre ore, è vorticosa ed errabonda, e permette di mistificare l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi. Difatti, se i filmati dell'epoca che mostrano le luci e il bianco e nero della Berlino del tempo sono intermezzi di una mimesi poco originale, Fabian e gli altri protagonisti si addentrano negli scorci di una città che sembra quella attuale; similmente, alcuni interni, nonché gli accessori, i vestiti, il trucco, camuffano di continuo la messinscena. Anche l’ottimo cast, giocando in maniera sprezzante coi tempi della commedia e del melodramma, sottrae ogni riferimento. È una resa poco ortodossa, imperfetta, di pancia, ma di certo non debole, dal fascino irrituale.

La scelta di Graf è quella di rendere giustizia al romanzo di Kästner travisandolo di continuo: formalmente, perché allo stile caustico e preciso dell'autore sassone si contrappone una modalità visionaria, irrisolta e autoriale, fortificata dal compromesso; politicamente, perché delle impetuose lacerazioni che infestavano il Paese restano quelle confinate nel privato dei protagonisti. Ma la modernità - non il modernismo - dei personaggi di Kästner è rispettata, proprio in virtù di queste scelte, speculari ma tutto sommato conformi. Fabian, Cornelia, Labude e gli altri non sono personaggi ma persone, abitanti di una città che continua nelle nostre strade, animati da vite e scelte che assomigliano alle nostre.


29/08/2021

Cast e credits

cast:
Tom Schilling, Saskia Rosendahl, Albrecht Schuch, Meret Becker


regia:
Dominik Graf


durata:
186'


produzione:
Felix von Boehm


sceneggiatura:
Dominik Graf, Constantin Lieb


fotografia:
Hanno Lentz


montaggio:
Claudia Wolscht


costumi:
Barbara Grupp


musiche:
Florian van Volxem, Sven Rossenbach


Trama
Berlino, inizio anni Trenta: il giovane pubblicitario Jakob Fabian, aspirante scrittore, viene coinvolto in una serie di burrascose avventure nei locali infuocati della capitale tedesca, popolato da donne disinibite e strani personaggi.