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7.0/10
John Singleton è un tipo arrabbiato. In senso cinematografico, almeno. "Four Brothers", con la sua irosa violenza, ne è una dimostrazione. Nei precedenti lavori il regista statunitense ci aveva già abituati alla follia dell'America contemporanea. Una follia fatta di ghetto, di bordo della giungla cittadina. Non cambiano le regole, né la messinscena, in questo film. E non c'è neppure molto di nuovo, rispetto a ciò che è venuto prima. Ma in tutto questo c'è una "maniera" calcolata, intarsiata a meraviglia nel raccontare. Singleton fa un film "moderno", nei contenuti e nelle intenzioni (anche se si tratta di un remake di un film del 1965). Ma paradossalmente è nella forma in cui gira e  "condisce" la storia - con ambientazione e musiche - che risulta "classico".

I protagonisti di "Four Brothers" sono il multietnico risultato dell'amore di una donna per il suo mondo e il suo tempo. Adottati e cresciuti assieme, due bianchi e due neri - tutti molto diversi tra loro - ritornano alla natale Detroit - innevata tanto che non pare nemmeno una metropoli -, per il funerale della vecchia, uccisa sadicamente a colpi di fucile durante una rapina a un negozio. I quattro non credono alla versione della "persona sbagliata al momento sbagliato nel posto sbagliato" e decidono di indagare a modo loro, per far luce sulla vicenda. E la luce che vedranno, dietro la nebbia che attornia il caso, non gli piacerà.


Azzeccati i protagonisti - anche se Wahlberg potrebbe tirare un po' meno i muscoli -, azzeccatissime le musiche e diversa, finalmente, l'ambientazione metropolitana grazie alla fotografia sgranata dell'innevata cittadina americana. John Singleton, si diceva in apertura, è arrabbiato. E con rabbia e rinnovato vigore ha raccontato, a modo suo, il disagio del bordo dell'America contemporanea. Non ricercando chissà quali reconditi significati filosofici, né con l'intenzione di approfondire lo studio della società americana. Ma con la necessità di mostrare una storia di violenza come tante altre. Come molte, in America. Come tante già viste ma sempre troppo attuali. E il risultato di questa sua esigenza è un film che, nel panorama vastissimo di produzioni simili, alza la testa e dice la sua, senza paura di avere qualcosa in meno da dire rispetto agli altri.



Cast e credits

cast:
Mark Whalberg, Andre Benjamin, Garrett Hedlund, Tyrese Gibson


regia:
John Singleton


distribuzione:
Paramount Pictures


durata:
109'


produzione:
Lorenzo di Bonaventura


sceneggiatura:
David Elliot, Paul Lovett


fotografia:
Peter Menzies Jr.


montaggio:
Bruce Cannon


costumi:
Ruth Carter


musiche:
David Arnold


Trama
Quattro fratelli, due bianchi e due neri, tornano nella natale Detroit per indagare sulla morte della madre. Scopriranno cose che non gli piaceranno
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