CAST & CREDITS

cast:
Doru Boguta, Monica Barladeanu

regia:
Bobby Paunescu

distribuzione:
Fandango

durata:
94'

produzione:
Mandragora Movies

sceneggiatura:
Bobby Paunescu

fotografia:
Andrei Butica

scenografie:
Mihai Dorobantu

montaggio:
Ion Ioachim Stroe

Francesca | Recensione | Ondacinema

Francesca

di Bobby Paunescu

drammatico, Romania (2009)

di Claudio Zito

Voto: 6.0
Santa Francesca Cabrini costruiva ospedali e scuole per i migranti. E' morta nel 1917, il 22 dicembre, giorno che in Romania sarà quello della rivoluzione dell''89. Ora, per chi crede, Santa Francesca i migranti li protegge. La Francesca del film, romena nella Romania di oggi - interpretata dalla splendida Monica Barladeanu, la quale vive a Los Angeles e si fa chiamare Monica Dean - decide di lasciare il suo Paese e di migrare in Italia. Insegna in un asilo e vorrebbe intraprendere la medesima attività anche all'estero, a beneficio dei suoi connazionali. Da tutto ciò, il nome che è stato della santa protettrice: scelto dal regista, il produttore Paunescu, che debutta dietro la macchina da presa. Che ha inoltre vissuto molti anni in Italia e che parla benissimo la nostra lingua. Che, per il suo esordio, prende spunto dall'omicidio Reggiani, delitto che ha scatenato una vergognosa caccia al romeno, nonché tensioni diplomatiche tra Roma e Bucarest. I genitori di Francesca, non a caso, alla notizia della scelta della figlia, tentano di dissuaderla, condendo le loro motivazioni con gli ormai celebri epiteti rivolti alla Mussolini e al sindaco di Verona (Tosi, nda).

Ora che il film è uscito nelle sale (poche, a dire il vero), la critica, da più parti, ribalta il (pre)giudizio attribuito alle intenzioni dell'autore e evidenzia la scelta masochista di dipingere gran parte dei personaggi del film come dei mezzi delinquenti o dei criminali tout-court. In effetti l'attività che va per la maggiore nel microcosmo di Paunescu è quella dell'usuraio, ovviamente violento in caso di inadempienza. E il fidanzato di Francesca tende a non adempiere. Ma inquadrare il film esclusivamente nella cornice della diatriba italo-romena è fuorviante. Questo aspetto indubbiamente sussiste, ma in modo originale: curioso e inedito è ascoltare i pregiudizi della controparte, quelli nei nostri confronti. Negativi e surreali per la maggior parte, ma per chi ha scelto di partire, per lo più positivi ("lì c'è più civiltà", sostiene Francesca).

Tuttavia, il film indaga soprattutto le ragioni che spingono a far le valigie. E lo fa raccontando un ambiente: pericoloso, precario, desolante. La regia sa cogliere alla perfezione la tristezza, quasi esistenziale, della vita dei protagonisti, le loro stanze trasandate piene di santini alle pareti, alternati a poster di calciatori assortiti, più un Rocky e un Che Guevara. Senza musiche, senza spettacolo, senza stacchi di montaggio a dare ritmo alle sequenze. Con molti campi lunghi e fuori campo, a tenere lontane le emozioni dallo spettatore. Persino i dialoghi, indubbiamente non eccezionali (per quanto il cast sia ottimo: merito di chi lo ha diretto), sembrano dare un valore aggiunto alla descrizione di una realtà deprimente. Se è vero che a tratti un sottile crescendo di tensione sembra insinuarsi, è altrettanto evidente che il regista cerca sempre di tirare il freno, anche di fronte all'esplosione finale del dramma. Un controllo eccessivo, che preclude qualsiasi guizzo da grande artista, ma che non impedisce tuttavia di considerare il cineasta esordiente una brillante promessa. Specie poiché può servirsi degli gli stimoli di una cinematografia emergente - i cui protagonisti collaborano gli uni con gli altri scambiandosi i ruoli: regista-sceneggiatore e produttore in questo e in altri casi - altrettanto da tener d'occhio.

Peccato che questo "Francesca", cui vanno anche addebitati almeno un paio di personaggi poco azzeccati (lo stereotipato critico di moda omosessuale, il grottesco vecchio padrino depravato), non esca dai confini del classico film da festival, che ben pochi correranno a vedere. Da cui, tra l'altro, la consueta inutilità delle polemiche imbastite.