Free Birds - Tacchini in fuga | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Giancarlo Usai
5.5/10

È finora una stagione poco fortunata per i film d'animazione. Poche novità dai colossi hollywoodiani e dai maestri orientali. Per questo, forse, viene da essere più indulgenti verso una pellicola come quella diretta da Jimmy Hayward, qui al suo terzo lungometraggio. "Free Birds" è un film dove nulla è imprevedibile, nulla va oltre il minimo sindacale della narrazione buona per intrattenere per un'ora e mezza il pubblico dei più piccoli.

Anzi, potremmo quasi dire che il merito principale di questo simpatico film sia proprio nel suo coraggio così vintage di sfidare il citazionismo e la brillantezza esibita di molti avversari diretti per parlare invece in modo esplicito a una platea di giovani e giovanissimi, senza timore di risultare scontato o noioso agli occhi dei più grandi. I tacchini in fuga che danno il titolo all'adattamento italiano sono Reggie e Jake, due volatili che dai nostri tempi si dirigono verso il diciassettesimo secolo a bordo di un'improbabile macchina del tempo.

L'obiettivo è risalire a prima del primo Giorno del Ringraziamento e mettere in salvo tutta la specie, ponendo fine dalla radice allo scempio della tradizione del tacchino immancabilmente servito sulle tavole degli americani. Hayward ha campo libero da parte dei produttori (sono quelli di "Shrek") nell'imbastire un racconto morale chiaro e semplificato. Lasciata da parte la corrosività dell'orco verde, ma anche la raffinatezza della grafica e della produzione di casa Pixar (eppure lo stesso Hayward ha un passato da animatore alla corte di re Lasseter), "Free Birds" è tutto qui, nel suo episodico incedere narrativo. Bandita qualsiasi forma di introspezione o riflessione sulle possibilità insite nel mezzo dell'animazione, la pellicola è fatta di fughe, piccoli colpi di scena, momenti comici dialogati e una cascata di buoni sentimenti.

I temi messi sul tappeto sono tutti encomiabili e dal vago sapore didattico: c'è il tacchino "emarginato" dal gruppo degli stolti, colorato dagli autori in modo diverso per calcarne la sua condizione di isolamento. C'è il confronto tra i due caratteri opposti, che raggiungono l'obiettivo solo quando cominciano a collaborare mettendo da parte le divergenze. E poi c'è la simbologia fin troppo esasperata dei tacchini "nativi", quelli del 1621, decorati e ornati in modo da ricordare neanche tanto lontanamente gli indiani d'America. Il racconto vive tutto sul ritmo sostenuto, sulla linearità della trama sceneggiata con umiltà e senza presuntuose ambizioni.

Sfugge alla ordinarietà del tutto, invece, il doppiaggio originale, sapientemente affidato a due nomi come Owen Wilson e Woody Harrelson, perfetti nel prestare la voce ai due protagonisti così diversi. Da una parte Reggie, pieno di tic nevrotici e permeato di malinconia dolce, e dall'altro Jake, ingenuo, ruvido ma deciso nelle sue azioni. I due divi hollywoodiani si calano benissimo nei loro due ruoli e pare di vederli davanti ai nostri occhi, in sala di doppiaggio, a mimare le gesta di questi simpatici pennuti.


01/12/2013

Cast e credits

cast:
Owen Wilson, Woody Harrelson


regia:
Jimmy Hayward


titolo originale:
Free Birds


distribuzione:
Adler Entertainment


durata:
91'


produzione:
Relativity Media, Reel FX Creative Studios


sceneggiatura:
Craig Mazin


montaggio:
John Venzon


musiche:
Dominic Lewis


Trama
Due tacchini scoprono una macchina del tempo e viaggiano nel passato fino al primo Giorno del Ringraziamento per cercare di modificare il tradizionale menù, salvando così la pelle a se stessi e ai propri compagni.