CAST & CREDITS

cast:
Jean Dujardin, Gilles Lellouche, Céline Sallette, Mélanie Doutey, Benoit Magimel, Guillaume Gouix, Féodor Atkine, Bruno Todeschini, Moussa Maaskri

regia:
Cédric Jimenez

distribuzione:
Medusa

durata:
135'

produzione:
Gaumont, Canal+

sceneggiatura:
Cédric Jimenez, Audrey Diwan

fotografia:
Laurent Tangy

scenografie:
Patrick Schmitt

montaggio:
Sophie Reine

musiche:
Guillaume Roussel

French Connection | Recensione | Ondacinema

French Connection

di Cédric Jimenez

thriller, drammatico, Francia/Belgio (2014)

di Paolo D'Alessandro

Voto: 7.5

Marsiglia, 1975: dritto dal Tribunale dei Minori, il magistrato Pierre Michel (Jean Dujardin) viene assegnato all'indagine più calda del momento: la French Connection - sì, la stessa de "Il braccio violento della legge" - del traffico di eroina tra Marsiglia e gli Stati Uniti, e uno dei suoi massimi esponenti, Tany Zampa, andavano rovesciati. In bilico tra una vita personale sempre meno stabile e successi professionali sempre più cari da pagare, Michel deve fare i conti con Zampa, catturato tra due fuochi mentre sembrano andare in fumo anche i suoi affari dall'altra parte dell'Oceano. Sullo sfondo, l'ascesa elettorale di Mitterrand e il tramonto degli anni 70.

"La French", questo è il titolo originale: secco e spietato come il nomignolo quasi vezzeggiativo che stampa e forze dell'ordine dell'epoca davano all'organizzazione; secco e spietato come un film che non si vergogna di "fare l'hollywoodiano" (in Costa Azzurra...) e regalare due ore di spettacolo intenso e magnetico. "French Connection" risponde ai crismi del thriller hard-boiled, impastato com'è di sangue, capigliature impomatate e afa del sole a picco sul Midi francese. A catturare sono soprattutto i due protagonisti: un Jean Dujardin inarrestabile e probo, libero da maschere ammiccanti, contro il suo "gemello cattivo" Gilles Lellouche, villain tanto gelido quanto smanioso ed energico. In mezzo c'è uno script che pesca a piene mani dalla cronaca di quegli anni e la piega a un racconto dall'incedere sempre più epico.

Degli Scorsese, dei De Palma, dei Coppola, degli Hendricks stessi, il regista Cédric Jimenez prende il minimo indispensabile e scansa le agiografie di ciascun lato della barricata: il racconto si regala una confezione irrequieta e analogica, esita su una colonna sonora dai connotati fin troppo "greatest hits", ma si rafforza su una fotografia vintage che è tutto fuorché imposta. Anzi, quest'occhio un po' fumoso è il coltello che taglia dentro ogni inquadratura, dalle verdognole torture in magazzini sconosciuti, agli inseguimenti senza fiato nei campi, agli assassinii alle fermate dei semafori, in pieno sole, in pieno sfregio.

Certo, quello di Jimenez non è un tentativo di segnare un territorio nuovo o una cima inconquistabile, ma sottolinea lo stato di salute di una cinematografia, come quella francese, vitale perché sempre più varia e credibile. E con tutte le carte in regola per riportare in Europa la gloria del cinema di genere.