CAST & CREDITS

cast:
Danny Huston, Bojana Novakovic

regia:
Martin Campbell

distribuzione:
01 Distribution

durata:
117'

produzione:
Warner Bros - Icon

sceneggiatura:
William Monahan - Andrew Bovell

fotografia:
Phil Meheux

scenografie:
Thomas E. Sanders - Jay Hart

montaggio:
Stuart Baird

costumi:
Lindy Hemming

musiche:
Howard Shore

Fuori controllo | Recensione | Ondacinema

Fuori controllo

di Martin Campbell

action, thriller, Usa/Gran Bretagna (2009)

di Piero Calò

Voto: 6.5
“Come ci si sente?”
Nella pletore degli action-movie, thriller, fantapolitica, complottismi, debunker, in quel filone narrativo che a volte prende il posto delle storie o anche della Storia, si resta spiazzati dall’inatteso che non è più la gamba tranciata, la macchina ch esplode, il corpo che vola, la ferita che si apre ma l’ultimo baluardo, il dolore privato.
“Come ci si sente?” Ad aver avuto una figlia che adesso non hai più, uccisa sulla soglia di casa.
Ci si sente come sempre, una maschera da indossare, molti caricatori di automatica in tasca, il distintivo nel cassetto e lo sguardo fisso sull’obiettivo che è, a discrezione del regista o più spesso dello sceneggiatore, la ricerca della verità o la pura vendetta sadica.

Ritorno davanti la macchina da presa di Mel Gibson, che dà un valore aggiunto ad un film come se ne vedono tanti.
Thomas Craven è un quasi anziano poliziotto di Boston senza infamia e senza lode, infatti non ha un nemico che avesse avuto voglia di ammazzarlo.
La figlia ventiquattrenne Emma (Bojana Novakovic) è una stagista della Northwood, uno dei tanti moloch americani a capitale privato anche se trattano materiali strategici e pericolosi (robe atomiche insomma). Lei muore, lui sopravvive e nonostante l’età, il leggero sovrappeso, il fiato corto e un dolore che si disegna perfettamente sul suo volto rugoso e negli occhi annegati (sembra sia sempre sul punto di scoppiare a piangere), ricompone la sciarada e forse siamo ancora in tempo per un mondo migliore.

Il film è Mel Gibson, presente in tutte le inquadrature tranne in un paio di raccordo, girate per non far venire il fiatone anche a noi.
Il film è anche Howard Shore, che pennella con le sue note metalmeccaniche passate al setaccio fine e che costruiscono la sinfonia di una metropoli, Boston, oscura, piovosa e “dove tutto è proibito”.
Molto bravi i due corni della cattiveria, il cattivo-cattivo Bennet (Danny Huston, quello della domanda su come ci si sente) e il cattivo-buono Darius (Ray Winstone), quello che di mestiere impedisce di collegare A a B e che in un momento di quiete si scola una buona bottiglia di vino sulla panchina di fronte il porto e sembra di stare nella Manhattan di Woody Allen. Craven, invece, beve solo gingerino. Alla salute, prosit.