CAST & CREDITS

cast:
Javier Cámara, Lola Dueñas, Cecilia Roth

regia:
Pedro Almodóvar

distribuzione:
Warner Bros

durata:
90'

produzione:
Deseo

sceneggiatura:
Pedro Almodovar

fotografia:
Josè Luis Alcaine

scenografie:
Maria Clara Notari

montaggio:
Josè Salcedo

musiche:
Alberto Iglesias

Gli amanti passeggeri | Recensione | Ondacinema

Gli amanti passeggeri

di Pedro Almodóvar

commedia, Spagna (2013)

di Alberto Mazzoni

Voto: 6.0

Un aereo deve compiere un atterraggio di emergenza ma non trova nessun aeroporto disposto ad accoglierlo. Nell'attesa gli steward decidono di distrarre i passeggeri con molto sesso, molta droga e un minimo di rock 'n roll. Il ritorno alla commedia di Almodovar non è all'altezza degli esordi.

Pedro gioca a carte scoperte. Sesso, alcool e droga sono l'argomento principale, quasi esclusivo, delle brillanti conversazioni tra i personaggi che, con poche eccezioni, finiscono per divertirsi con tutti e tre questi ingredienti. Ogni intento provocatorio è abbandonato: prendere mescal, essere bisessuali o fare sesso con partner non coscienti non sono fatti sconvolgenti per i personaggi (e gli spettatori) almodovariani. Tutto è solo spunto di risata, il che va bene e le risate infatti ci sono. Il rischio è che se i temi almodovariani stessi non vengono presi sul serio il racconto manchi di sostanza. L'unico piccolo elemento esterno al gioco (una ironica critica politica alla speculazione finanziaria/edilizia in Spagna) è dichiarato a chiare lettere fin dall'inizio del film e ribadito ad ogni passaggio. Insieme alla provocazione si abbandona (forse troppo) la sottigliezza nella messa in scena. Si vuole ambientare un film in un aereo ma ci si vuole focalizzare solo su una decina di personaggi? Tutti gli altri passeggeri dormono tutto il tempo. Si vogliono ascoltare i due estremi di una conversazione telefonica? Un guasto all'apparecchio lo rende possibile sia agli spettatori che ai personaggi. Più grave, ogni personaggio può essere descritto in una riga, come nelle commedie basate sulle maschere. L'intento dichiaratamente ludico di Almodovar, comprensibile dopo tanti anni di melodrammi, si accompagna in definitiva a una certa leggerezza, ma come sappiamo dai tempi di Kundera (che erano anche quelli in cui Almodovar esordiva proprio con commedie gay come questa), la leggerezza ha sia attributi positivi che negativi. Tra quelli positivi comunque annoveriamo lo spirito degli attori (quasi tutti già visti in altre pellicole di Almodovar) e alcune idee effettivamente simpatiche come il classico balletto gay in playback. Tra quelli negativi, il fatto che sembri uno di quei film alla "Ocean's" di Sodebergh in cui gli attori e il regista sono amiconi e si divertono più degli spettatori.

Consumare alcool e droghe in un aereo costretto a un atterraggio di fortuna. Per una delle strane sincronie del cinema (i film con limousine dell'anno scorso1,) abbiamo visto il lato americano della stessa storia poche settimane fa in "Flight" di Zemeckis. Ciò che qui è spensieratezza totale, lì innescava un cammino di colpa e redenzione: le due prospettive sono antitetiche e ognuna rispecchia il proprio stereotipo nazionale. Eppure le simmetrie sono interessanti. Le sequenze migliori del serissimo film americano sono quelle sopra le righe dell'incidente e di Whip che si rimette in sesto la mattina dell'udienza. Allo stesso modo, nel ridanciano film spagnolo i momenti che alla fine ricordiamo sono l'unica storia drammatica (quella con Blanca Suarez) e il desolato aeroporto de La Mancha, simbolo muto di un disastro reale da cui questo film non ci ha distratto in conclusione più di tanto.

 

1"Cosmopolis", "Holy Motors"