Godzilla II - King of the Monsters | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Diego Testa
5.0/10

Il MonsterVerse, parto produttivo di Legendary e Warner Bros. sotto l’egida della Toho, sta diventando l’alternativa alla serialità cinematografica supereroistica. Lo dimostra non soltanto l’impegno economico crescente investito film dopo film[1] ma anche la complessità e la diversità d’idee dei reboot di Godzilla e King Kong, seppur con tutti i limiti riscontrabili.
Capire dove si colloca "Godzilla II - King of the Monsters" rispetto ai due estremi precedenti è fondamentale per decidere quanto il film sia allineato al tentativo di innovare, sperimentare e rilanciare il monster movie nella fantascienza formato blockbuster.

"Godzilla" (2014) e "Kong: Skull Island" si posizionavano in maniera antipodica l’uno all’altro: il Gojira di Gareth Edwars si muoveva tra il dramma e l’epica in un disinnesco vicendevole; mentre lo scimmione di Jordan Vodgt-Roberts giganteggiava sulle miniature umane, didascalia b-movie a tutto tondo.
L’intento di questo film mediano, in attesa dello scontro tra i due titani, sembrerebbe seguire il tono di Edwards, almeno nei primissimi minuti. Progressivamente si assiste a un ammorbidimento del dramma, dovuto da una parte agli inserti comici e dall’altra all’esondazione della presenza dei mostri in scena. "Godzilla II" disattende le visioni dei prequel, cancellando la riflessività drammatica da una parte e allegerendo la frustata dell’eccesso da fumetto dall’altra.

Non che il film manchi di eccessi, Dougherty si trova tra le mani il materiale di "Ghidora! Il mostro a tre teste" (1964) da gestire, in cui fa la prima comparsa lo storico nemico Ghidorah, insieme ad altri due kaiju. "Godzilla II" diventa un film dell’accumulo, sia in termini numerici che per la presenza di CGI. Interessante notare la confermata volontà di lasciare a registi quasi esordienti il timone della regia. La mano di Dougherty però non è pervenuta, così come una quadrata direzione artistica che smuova il potenziale di un mostro, Ghidorah, che incarna la catastrofe naturale della tempesta. Si passa pedissequamente dalla fotografia cupa di Godzilla e Ghidorah, al blu di Mothra, al rosso magma di Rodan, in uno spasmodico reiterarsi di scontri banali, a cui manca la verticalità e la costruzione precedente l'evento.
Non sono però elementi che fiaccano davvero un film di mostri di matrice hollywoodiana, poiché il lavoro richiesto, seppur stanco, lo porta a casa. Piazzando anche un paio di momenti lodevoli nella mezz’ora finale. Si nota l’abnegazione verso gli originali in quella ricerca di ringiovanimento dei plasticosi costumi degli anni Sessanta, trasmutati nell’effetto speciale digitale. Un rispetto che non si limita alla riproduzione, ma anche al ribaltamento: la scena della mortale bomba oxygen destroyer del capostipite del 1954 è mimata qui nell'atto di donare la vita (senza la potenza politica e sociale del film di Ishiro Honda).

Ciò che sgonfia "Godzilla II" è la sua manualistica progressione da blockbuster americano. Scimmiottando topoi e dinamiche del genere, accalcate in una prima ora abbondante lenta nonostante l’azione, il film non rincorre alcuna idea o visione d’insieme, si ferma al compitino mentre lascia il lavoro grosso all’accumulo. Quando manca però la gestione cinefila e innamorata di tanto materiale, propria di opere come "King Kong" o "Pacific Rim", la direzione concettuale dell’opera perde ogni valenza. La facciata da b-movie è dunque soltanto apparenza, non esportando mai quella tensione parodica o profondamente erotica verso il ribaltamento dei codici di genere.  La feralità stessa di Godzilla, anti-eroe unico tra le fiere cinematografiche, è pericolosamente a rischio a causa di una scrittura ambigua nel tratteggiarlo.
"Godzilla II" rimane un prodotto mediocre e scolastico, oltre che di raccordo, didascalia già invecchiata del blockbuster attuale.  Gli manca soprattutto un’idea, che spesso giova più di un’anima.

[1] 200 milioni di dollari, soltanto per la produzione, investiti in “Godzilla II”


27/05/2019

Cast e credits

cast:
Sally Hawkins, O Shea Jackson Jr., Bradley Whitford, Millie Bobby Brown, Vera Farmiga, Kyle Chandler, Ken Watanabe, Zhang Ziyi


regia:
Michael Dougherty


titolo originale:
Godzilla: King of the Monsters


distribuzione:
Warner Bros.


durata:
132'


produzione:
Legendary Entertainment, Wanda Qingdao Studios, Warner Bros.


sceneggiatura:
Max Borenstein, Michael Dougherty, Zach Shields


fotografia:
Lawrence Sher


scenografie:
Scott Chambliss


montaggio:
Roger Barton


costumi:
Louise Mingenbach


musiche:
Bear McCreary


Trama
Mentre l’agenzia M.O.N.A.R.C.H. è messa sotto accusa dall’opinione pubblica e dal governo statunitense per aver risvegliato esseri potenzialmente dannosi per l’umanità, un gruppo terrorista si appropria di un dispositivo in grado di svegliare i molti titani sopiti sotto la crosta terrestre con l’intento di ripulire la Terra dalla presenza umana, considerata ormai nociva.
Link

Sito ufficiale

Sito italiano