Goldstone - Dove i mondi si scontrano | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Diego Testa
7.0/10

I lavori di Ivan Sen, filmmaker indipendente australiano, sono rimasti inediti in Italia finché Movies Inspired non ha deciso di distribuire questo "Goldstone". Il film è, di fatto, un seguito del precedente "Mystery Road", riproponendo per la seconda volta il lavoro del detective Jay Swan nelle sconfinate lande australiane.
Cominciando a girare per i festival con il dramma documentario dell'esordio ("Beneath the Clouds", 2002), il cinema del regista si sposterà poi verso il thriller e il noir pur proponendo sempre i temi legati alla sua terra d'origine e alle problematiche degli autoctoni australiani.

Sen suggerisce fin dai titoli di apertura del film, una serie di vecchie foto di popolani della regione australiana, l'urgenza di connotare l'opera di un sapore realista, non tanto di denuncia quanto d'indagine e fondamentalmente appartenenza, essendo egli figlio di genitore aborigeno. La separazione coatta dei figli degli aborigeni alle loro famiglie da parte dei coloni insediatisi nella regione si protrasse per i primi settanta anni del secolo XX. Lo scopo era assimilare l'etnia locale al governo australiano, preservando i locali e garantendone la partecipazione nella società nascente[1]. 

Cittadina di Goldstone, nomen omen. Un piccolo villaggio immerso nell'arido entroterra australiano che vive soprattutto delle sue vene aurifere, presidio degli imprenditori bianchi. Agli indigeni (black fellas black, come vengono indicati volutamente) non rimane che adattarsi, attendere il vaneggiato posto di lavoro mentre il paesaggio muore. Il detective Jay Swan viene inviato dal governo a indagare sulla scomparsa di una ragazza cinese legata a un giro di prostituzione forzosa. Incontra il poliziotto locale Josh, vigilante con un occhio aperto sulla sua zona di competenza e l'altro chiuso per non vedere mazzette e illegalità cui decide di non prendere parte.

Il thriller di Sen erige solide basi di genere attraversando i dettami del neo-western (le sceneggiature di Taylor Sheridan). Contemporaneamente emerge il carattere politico, sociale, umano dell'opera che Sen inquadra in un lirismo decadente e naturalista, gonfiato dai colori di una fotografia vivida, in completa opposizione ai canoni del noir classico.
"Goldstone" si muove tra le impostazioni del genere, concedendosi una rocambolesca deriva nel cliché: tra poliziotti alcolizzati, sindaci corrotti, omicidi strategici, Sen infila una nota personalissima che caratterizza spudorata la sua scrittura. I personaggi, infatti, incarnano radicalismi leggibili, marchiati da una dote o una caratteristica personale. Questo non esclude una loro evoluzione che avviene lenta, così come i tempi di regia e dialoghi richiedono.

Immutabile invece l'Outback selvaggio sotto la luce del sole, perennemente vacuo, su cui aleggiano leggende e si operano deturpazioni paesaggistiche e faunistiche. La regia di Sen si trattiene spesso sui campi lunghissimi, a prefigurare la volontà di contenere una deriva umana ineluttabile che comprende etnie autoctone, insedianti e deportate.
Altre volte invece l'angolazione a piombo mette un freno alle debordanti zone desertiche, designando limiti e confini. Gli stessi con cui Josh e Jay si troveranno a confrontarsi per la risoluzione del caso.

Sen si muove bene in fase di regia e sceglie un approccio chiaro che non lasci dubbi allo spettatore. Nel finale la regia segue le fasi d'azione con un montaggio calcolato, preferendo pochi stacchi e restituendo pulizia e leggibilità di scuola Michael Mann.
I momenti lisergici sono sempre finalizzati al messaggio politico e al concetto di appartenenza, sostenendo il tema principale e marchiando Goldstone come un microcosmo conflittuale e sospeso nel presente, lontano dalla realtà che lo circonda.

In "Goldstone" l'intreccio thriller da cinema classico si accompagna a un'atmosfera decadente, malinconica, come suggeriscono le note composte dallo stesso Sen. Il genere potenzia e indaga il messaggio politico, circostanziandolo ed elevandolo a qualcosa che non è soltanto intrattenimento.


[1] "Sweet Country" (2017) di Warwick Thornton per vedere un film sui fatti


09/08/2019

Cast e credits

cast:
Alex Russell, Aaron Pedersen, Jacki Weaver, David Wenham, David Gulpilil, Kate Beahan


regia:
Ivan Sen


titolo originale:
Goldstone


distribuzione:
Movies Inspired


durata:
110'


produzione:
Bunya Productions


sceneggiatura:
Ivan Sen


fotografia:
Ivan Sen


montaggio:
Ivan Sen


musiche:
Ivan Sen


Trama
Il detective Jay Swan arriva al villaggio di Goldstone per seguire un caso di persona scomparsa legata alla prostituzione illegale. Sul villaggio e sulla miniera di Fournace Creek vigila Josh, il poliziotto locale, a conoscenza delle illegalità dei proprietari della miniera ma profondamente contrario a farne parte.
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