CAST & CREDITS

cast:
Matt Damon, Brendan Gleeson, Greg Kinnear, Yigal Naor, Khalid Abdalla

regia:
Paul Greengrass

distribuzione:
Medusa Film

durata:
116'

sceneggiatura:
Brian Helgeland

fotografia:
Barry Ackroyd

scenografie:
Dominic Watkins

montaggio:
Christopher Rouse

costumi:
Sammy Sheldon

musiche:
John Powell

Green Zone

di Paul Greengrass

guerra, azione, Usa/Gran Bretagna (2010)

di Giuseppe Gangi

Voto: 6.0
Smessi i panni di Jason Bourne, Matt Damon è stato richiamato dal regista Paul Greengrass per "Green Zone", film ambientato nell'Iraq appena occupato dall'esercito Usa nel 2003 e che segue la vicenda di Roy Miller, capo della squadra di ricerca di siti che nascondono le armi di distruzione di massa, motivo scatenante della guerra. Le informazioni dell'intelligence sembrano però girare a vuoto, visto che tutti i posti visitati non nascondono niente e i risultati latitano. Informato da un civile di una riunione di pezzi grossi del regime appena decaduto, Miller decide di intervenire e scopre di essere stato a un passo dalla cattura del generale Al Rawi, il Jack di fiori del mazzo dei ricercati, uno dei pochi a poter rivelare i luoghi che contengono le armi vietate. Si trova inoltre in mezzo alla frattura tra intelligence e CIA, che sembrano muoversi in direzioni opposte.

Alla ricognizione da simil-inchiesta sulle cause scatenanti della guerra si intreccia il thriller d'azione sui loschi segreti che hanno portato gli americani in Iraq. La sceneggiatura di Brian Helgeland, basata sul romanzo di Rajiv Chandrasekaran, ruota intorno a un mistero che mistero non è più da tanti anni: le armi di distruzione di massa erano solo un pretesto per potere invadere l'Iraq. Con questo debole presupposto diventa difficile mantenere la tensione alta per la durata della visione, soprattutto se questo è il perno della narrazione.

La pellicola si può facilmente inserire nel nuovo filone di film sull'Iraq, e si interessa principalmente a spiegare la menzogna che ha portato l'esercito a stelle e strisce in guerra.
E' interessante il modo in cui Greengrass descrive i burattinai del Sistema, del cinismo con cui manipolano fatti e persone; l'incursione in tali meccanismi può dirsi riuscita, sebbene il finale, nel quale la verità scottante viene a galla, è mostrato come sin troppo trionfalistico.

Non c'è l'unità di tempo e di luogo che teneva col fiato sospeso lo spettatore del bellissimo "United 93", che riusciva a essere contemporaneamente teso e claustrofobico film di genere e impietosa incursione in un fatto realmente accaduto, e pertanto il miracolo non si ripete.
"Green Zone", che nelle intenzioni vuole essere il sunto delle due anime di Paul Greengrass, quella più autoriale e quella dell'action formato blockbuster, è piuttosto un lavoro sulla guerra di buona fattura ma senza mordente.

Il regista britannico si dedica maggiormente alla struttura del thriller, con colpi di scena e matassa che si dipana lentamente, aspetto che funzionava bene in un lavoro di finzione come i due Bourne, ma molto poco in un film che riprende fatti ormai di dominio pubblico.
Rispetto a "The Bourne Ultimatum" è anche esteticamente normalizzato: ancora fedele alla macchina a spalla, il montaggio è meno nervoso di come lo ricordavamo, e se il film parte con una sequenza frenetica (la prima operazione della squadra di Miller) che ci fa entrare, sballottati, nell'insidioso territorio iracheno, alla lunga si tranquillizza su andature più canoniche.
Il ritmo è alto e il complesso godibile (bella la fotografia, con grana esposta, di Barry Ackroyd), ma si può affermare che il risultato sia sotto le aspettative. E la lunga sequenza notturna finale, memori delle scorribande urbane di Bourne, proietta solo l'ombra dei fasti del regista che ha rinnovato l'action hollywoodiano, con un approccio personale e originale alla materia.