Greenland | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Antonio Pettierre
4.0/10

I film catastrofici sono un sottogenere della fantascienza che ha avuto un indiscusso successo commerciale e alcuni esempi anche interessanti fin dagli anni 50.

Pensiamo, ad esempio, a “Quando i mondi si scontrano” del ’51 di Rudolph Maté, un classico in cui una stella nana rossa entra nel Sistema Solare e porta alla distruzione della Terra e del salvataggio organizzato per emigrare in un altro pianeta. Sempre su questo tema possiamo citare il più recente capolavoro umanista di Lars von Trier, “Melancholia”, del 2011: qui il pianeta del titolo si scontra con la Terra con l’inevitabile annientamento. Altri esempi citabili sono “Meteor” di Ronald Neame del ’79, con Sean Connery, in cui una meteora è in rotta di collisione con il nostro pianeta e un lancio di missili balistici riesce a deviarne la traiettoria. Tema aggiornato negli anni 90 in “Armageddon - Giudizio finale” con la regia rutilante e spettacolare di Michael Bay. Oppure i film catastrofici per vari eventi naturali di Roland Emmerich come “The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo” e “2012”.

“Greenland” di Ric Roman Waugh segue le vicende di John Garrity (Gerard Butler) e della sua famiglia alle prese con l’impatto con una stella cometa di nome Clarke. L’avvicinamento, sottovalutato all’inizio dalle autorità, del corpo celeste è invece una collisione con la Terra che porta a un’estinzione di massa sul pianeta. John, ingegnere edile, è inserito in una lista di persone che il governo americano avvisa in tempo per trasportarle all’interno di rifugi sotterranei per salvare l’umanità e la speranza di una possibile ricostruzione post-collisione.

Un confronto sullo stesso tema lo abbiamo avuto con “Deep Impact” di Mimi Leder. Ma le differenze sono sostanziali, così come la riuscita del film. Innanzi tutto, “Greenland” è una pellicola in cui l’aspetto catastrofico è ridotto all’indispensabile concentrandosi sulle dinamiche e i rapporti del gruppo familiare. Così scopriamo che John e la moglie Allison (Morena Baccarin) sono in crisi per un tradimento dell’uomo; il figlio Nathan è affetto da diabete e sarà la causa scatenante dell’odissea familiare quando saranno respinti dalle autorità militari al primo punto di trasporto. La famiglia si divide per varie vicissitudini per poi riunirsi, non senza difficoltà e pericoli.

Ma se “Deep Impact” era un film corale, con una narrazione articolata su più livelli – governativo, giornalistico, familiare, avventuroso, catastrofico – “Greenland” si concentra esclusivamente sulla famiglia Garrity in una visione intimista della vicenda. Il primo elemento che fa acqua da tutte le parti è proprio la sceneggiatura di Chris Sparling. Autore di script come “Buried- Sepolto”, “ATM- Trappola mortale” e “La foresta dei sogni”, Sparling è uno sceneggiatore che tutto sommato si trova a suo agio con pochi personaggi e in situazioni che si sviluppano in un’unica unità di tempo e di luogo. In “Greenland”, al contrario, la necessità di allargare il respiro narrativo nel tempo e nello spazio, senza introdurre altri personaggi di spessore, lo costringe a dilatare gli episodi dei personaggi fino a diluirne e annullare qualsiasi drammaticità che non sia didascalica, con dialoghi melensi e stucchevoli tutti basati sul senso di colpa (il tradimento del marito, il figlio malato in pericolo) e sulla famiglia come unico nucleo dove l’amore alla fine trionfa.

Anche la regia dello stuntman Ric Roman Waugh, regista di action commerciali come “Snitch – L’infiltrato”, “La fratellanza” o “Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen” (con lo stesso Gerard Butler), non va al di là di una piatta e prevedibile registrazione di eventi in cui si vede l’incapacità di riuscire a gestire le sequenze (poche) della catastrofe, che si avvicinano più a una pellicola prodotta da The Asylum che a una delle tante pellicole citate all’inizio.

La pochezza dei mezzi non supportata da una sceneggiatura solida nella scrittura e nella psicologia dei personaggi, fa di “Greenland” un film inconsistente e di maniera. Oltretutto la recitazione di Butler, più a suo agio con interpretazioni muscolari, non è credibile; quella della Baccarin (che ha avuto una certa fama nel ruolo della fidanzata in “Deadpool”) è stereotipata, e su tutti il giovanissimo Roger Dale Floyd, nel ruolo del figlio malato, rasenta persino l’antipatia.

Lasciando perdere i soliti messaggi della sopravvivenza nonostante tutto (nella ormai noiosissima capacità americanocentrica della sopravvivenza dell’individuo alle avversità di qualsiasi tipo, persino di fronte all’annunciata “estinzione di massa”), tutti gli elementi che compongono “Greenland” ne fanno un disastro totale.


11/10/2020

Cast e credits

cast:
Gerard Butler, Morena Baccarin, Roger Dale Floyd, Scott Glenn


regia:
Ric Roman Waugh


titolo originale:
Greenland


distribuzione:
Lucky Red, Universal Pictures


durata:
119'


produzione:
Anton, G-BASE, Riverstone Pictures, Thunder Road Pictures


sceneggiatura:
Chris Sparling


fotografia:
Dana Gonzales


scenografie:
Clay A. Griffith


montaggio:
Gabriel Fleming


costumi:
Kelli Jones


musiche:
David Buckley


Trama
La cometa Clarke entra nel Sistema Solare. In un primo tempo gli scienziati sottovalutano l’evento per poi scoprire che impatterà la Terra causando un’estinzione di massa. John Garrity e famiglia sono scelti da governo per rifugiarsi in un bunker in Groenlandia con la speranza di sopravvivere. Inizia così un’odissea per raggiungere la salvezza.
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