CAST & CREDITS

cast:
Julia Roberts, Philip Seymour Hoffman, Tom Hanks, Amy Adams

regia:
Mike Nichols

distribuzione:
Universal

durata:
97'

produzione:
Mary Bailey, Celia D. Costas

sceneggiatura:
Aaron Sorkin

fotografia:
Stephen Goldblatt

La guerra di Charlie Wilson | Recensione | Ondacinema

La guerra di Charlie Wilson

di Mike Nichols

commedia, USA (2007)

di Giuseppe Vuolo

Voto: 6.5

Il volto affranto del deputato Charlie Wilson, che si dissolve nel buio, rappresenta il triste offuscarsi (se non addirittura la scomparsa) di quell'idealismo di libertà tanto esaltato dall'America. Charlie, perso nell'abuso di bevande alcoliche e privo di una moglie, è sempre più isolato da una realtà che credeva di conoscere e poter gestire nel migliore dei modi. In sintesi, è questa l'immagine emblematica del nuovo film di Mike Nichols e cominciamo da qui (dalla fine), perché il finale costituisce al tempo stesso il messaggio della pellicola e anche la sua componente più debole (retorica e affrettata). Più efficaci (probabilmente) le parole dello stesso Wilson (personaggio reale, tra l'altro) che appaiono in sovrimpressione sullo schermo prima dei titoli di coda: "Alla fine abbiamo incasinato la partita".

L'interesse del prodotto risiede altrove, ovvero nel dispiegarsi della trama e nell'interazione tra i due protagonisti della storia, i quali sono più simili di quanto possa apparire. Tom Hanks e Philip Seymour Hoffman sono straordinari nel dar vita al connubio irresistibile (la scena del colloquio in cui i due s'incontrano per la prima volta) tra il gaudente deputato Charlie Wilson e il pragmatico e capace (quanto poco ortodosso) agente della Cia Gust Avrakotos. In mezzo a loro un'ugualmente brava Julia Roberts nelle vesti della facoltosa Joanne Herring, sostenitrice (nonché amante sporadica) di Charlie.

Sullo sfondo lo scenario della guerra in Afghanistan durante l'invasione sovietica del territorio negli anni 80. Una guerra "discussa" e pilotata in sfarzose sale di feste di beneficenza, ai tavoli di ristoranti, dinnanzi allo spettacolo di una danza del ventre, in scuri e (semivuoti) uffici segreti. Una guerra "scoperta" da Wilson quando è praticamente costretto a far visita al presidente Zia e gli viene mostrato l'orrore e lo sgomento di un vasto campo d'accoglienza afgano. Una guerra la cui immagine è resa efficacemente attraverso filmati televisivi e le soggettive dei piloti degli elicotteri d'assalto russi (come si trattasse di un videogioco azionato da una mano/mente invisibile).

La regia di Nichols è connotata soprattutto da primi piani (inevitabilmente, considerata l'importanza delle scene di dialogo e la fondamentale funzione dei personaggi), supportata dai collaboratori del precedente "Closer": la cristallina fotografia di Stephen Goldblatt e il preciso montaggio della coppia John Bloom-Atonia Van Drimmelen.