CAST & CREDITS

cast:
Chen Shiang-Chyi, Lee Kang-Sheng, Lu Yi-Ching, Yang Kuei-Mei, Sumomo Yozakura, Hsiao Huan-Wen

regia:
Tsai Ming-liang

distribuzione:
Bim

durata:
109'

produzione:
Arena Films, Homegreen Films

sceneggiatura:
Tsai Ming-Liang

fotografia:
Liao Pen-Jung

scenografie:
Lee Tian-Jue, Timmy Yip

montaggio:
Chen Sheng-Chang

costumi:
Sun Huey-Mei

Il gusto dell'anguria | Recensione | Ondacinema

Il gusto dell'anguria

di Tsai Ming-liang

grottesco, Taiwan (2004)

di Alessandro Montisci

Voto: 8.0
Taiwan, una caldissima estate contemporanea. Afa insopportabile, invano scacciata con centrifugati d'anguria, suggeriti dalla tv per risparmiare acqua. Pelle, sudore, corpi, orgasmi. Bottiglie di plastica ovunque: chi ruba acqua ai bagni pubblici, chi, addirittura, vi si immerge furtivamente, di notte, nei raccoglitori sparsi sui tetti.

Due anime vaganti tra vicoli e motorini, scorci orientali e futuristici cavalcavia, asfalto e asettici interni: lunghi corridoi annegati nell'indifferenza. Alienazione, desolazione, silenzio.

Sul set di un film porno, Hsiao Kang e una giovane collega sperimentano guscio e polpa del grosso frutto protagonista creando una delle più geniali sequenze grottesche degli ultimi anni. Poi c'è la complicata Shyang Chyi, vecchia amica dell'ex orologiaio neo-stallone, perennemente appesa a caraffe di succo d'anguria. Cerca di aprire, disperatamente, una valigia e spera di riuscire a farsi l'ultima doccia prima del suicidio dei rubinetti. Sempre per terra, schiena al pavimento, come gli stessi granchi vivi che cerca di afferrare per un'improbabile ricetta.

Scrutiamo i due giovani tra le fessure di questo assurdo quotidiano: si frequentano senza chiedersi nulla (neppure noi). Sigarette e bicchieri, una specie di amaca fissata sulla tromba delle scale (fotogramma meraviglioso), magie continue di una regia impazzita in un turbine eccentrico di fantasia e intelligenza mentre le scene 'cult' si moltiplicano inarrestabili. Ipnotico via vai di zoccoletti e ciabatte, rumore di cellophane e videocassette, lingue, baci, desiderio. Traiettorie ripetute all'infinito, sempre uguali, indefesse, cieche.

Intanto, il nodo della siccità si fa sempre più stretto e la macchina da presa, obliqua e asfissiante, continua a strisciare simpaticamente al suolo. Citazioni colte che mixano Tarantino e Lynch, Mizoguchi e Wakamatsu, Polanski e Oshima in un crescendo delirante fino all'inenarrabile apoteosi erotica finale. Prenotate una doppia visione senza pietà: capolavoro di metà decennio.